economia

"Le imprese straniere umbre diventano adulte, sono oltre l’11% del totale e danno lavoro a 17.548 addetti"

domenica 18 ottobre 2026

Le imprese straniere umbre stanno diventando adulte. Non perché siano diventate tutte grandi, ma perché in dieci anni è cresciuto molto il peso delle società di capitali, la forma giuridica utilizzata anche dalle aziende più strutturate. E c’è un risultato che sorprende: nel 2024 queste società, pur avendo in media meno addetti rispetto alle analoghe imprese di Italia, Toscana e Marche, hanno prodotto più ricchezza per ciascun lavoratore. 

È la fotografia tracciata dall’Ufficio Stampa e Comunicazione della Camera di Commercio dell’Umbria attraverso le banche dati StockView e AnBi di InfoCamere, nel quadro delle rilevazioni Unioncamere. Al 30 giugno 2026, in Umbria, le imprese straniere registrate sono 9.841 e contano 17.548 addetti. Rappresentano l’11,03% delle 89.186 imprese regionali: in pratica una su nove. Dieci anni prima, a giugno 2016, erano 8.195, l’8,56% del totale. Da allora sono aumentate del 20,1%, mentre tutte le imprese umbre insieme sono diminuite del 6,8%. 

Ancora più netto il confronto con quelle non straniere: sono scese da 87.520 a 79.345, perdendo 8.175 unità (−9,3%). Le imprese straniere, invece, ne hanno guadagnate 1.646. Il vero salto, tuttavia, riguarda la struttura dell’imprenditoria. Nel 2016 le società di capitali straniere erano 909; nel 2026 sono 2.110, con un aumento del 132,1%. La loro quota sul totale delle imprese straniere passa dall’11,1% al 21,4%: quasi il doppio. E delle 1.646 imprese straniere in più nel decennio, ben 1.201 corrispondono all’aumento delle società di capitali. Non prova che le ditte individuali si siano trasformate in società, ma segnala un cambiamento della struttura imprenditoriale.

La tendenza emerge anche nell’ultimo anno, quando il quadro generale peggiora. Fra giugno 2025 e giugno 2026 le imprese straniere complessive diminuiscono da 10.008 a 9.841 (−1,7%). Nello stesso periodo, però, le società di capitali aumentano da 1.936 a 2.110 (+9%), mentre tutte le altre forme giuridiche insieme perdono 341 unità. Gli addetti passano da 12.910 nel 2016 a 17.548 nel 2026 (+35,9%), ma erano 18.040 nel 2025.

Ma diventare adulte, economicamente, non vuol dire soltanto cambiare forma giuridica. Vuol dire anche riuscire a produrre di più, dare lavoro e creare ricchezza. Per misurare questi risultati occorre guardare ai bilanci, disponibili per le società di capitali e non per tutte le imprese straniere. AnBi ne conta 407 nell’esercizio 2015 e 805 nel 2024. Il valore complessivo della produzione è passato da 186,8 a 480,4 milioni di euro, con una crescita del 157,2% in termini nominali. Il dato include l’effetto dei prezzi e l’aumento delle società osservate: non misura la crescita reale delle singole aziende.

Il valore della produzione per società, infatti, è aumentato da circa 459mila a 597mila euro correnti: il 30%, molto meno del totale aggregato. È comunque un segnale interessante nel confronto con l’Italia. Nel 2015 la produzione media delle società straniere umbre analizzate era pari al 61,6% di quella nazionale; nel 2024 ha raggiunto il 70,5%. Sono ancora mediamente più piccole sotto questo profilo, ma la distanza si è ridotta.

L’irrobustimento si vede anche negli organici. Gli addetti delle società straniere umbre nell’analisi AnBi salgono da 1.662 nel 2015 a 3.603 nel 2024. Il numero medio per società aumenta così da 4,08 a 4,48, pari al 9,6% in più. È un incremento vicino a quello italiano (+9,1%) e toscano (+8,1%), ma più contenuto rispetto alle Marche (+24,8%). E la dimensione media umbra resta inferiore: nel 2024 le società straniere analizzate hanno in media 5,55 addetti in Italia, 5,33 in Toscana e 5,27 nelle Marche.

Ed ecco la scoperta più inattesa. Nel 2024 quelle società umbre hanno generato 149,7 milioni di euro di valore aggiunto con 3.603 addetti: 41.541 euro per lavoratore. Per valore aggiunto si intende, in parole semplici, la ricchezza che l’attività dell’impresa crea oltre il costo dei beni e dei servizi acquistati da altri. Lo stesso indicatore è di 39.128 euro in Italia, 36.123 in Toscana e 36.026 nelle Marche. Il valore umbro è quindi superiore del 6,2% alla media nazionale e di circa il 15% a quello delle due regioni vicine.

Nel 2015, invece, l’Umbria era sotto Italia e Marche. È un sorpasso notevole, pur riguardando soltanto le società con bilancio analizzato: le differenze tra i settori e le dimensioni delle aziende possono influire sul risultato. La capacità di creare ricchezza è aumentata anche rispetto alla produzione. Nel 2015, ogni 100 euro di valore della produzione delle società straniere umbre osservate generavano circa 26 euro di valore aggiunto; nel 2024 circa 31. Migliora nel confronto di lungo periodo anche il margine operativo lordo, ossia ciò che resta della gestione caratteristica prima di interessi, imposte e ammortamenti: da 12,1 a 50,1 milioni. Rapportato al valore della produzione, sale dal 6,5% al 10,4%, contro il 10% delle Marche, l’8,2% italiano e il 7,2% toscano nel 2024.

Sarebbe però sbagliato raccontare una marcia senza ostacoli. Nei bilanci 2024 delle società straniere umbre il valore della produzione scende dell’11,4% rispetto al 2023, da 542,3 a 480,4 milioni. Il margine operativo lordo arretra del 29,2% e gli utili netti passano da 27,6 a 18,3 milioni. Gli addetti, invece, aumentano da 3.453 a 3.603: più persone al lavoro, ma meno valore aggiunto per ciascuna, sceso da 46.851 a 41.541 euro (−11,3% nominale). La produttività umbra resta superiore ai territori di confronto nel 2024, ma è inferiore a quella raggiunta l’anno prima.

Il confronto nazionale aiuta a capire il quadro. Unioncamere e InfoCamere hanno rilevato 677.188 imprese straniere in Italia a giugno 2026, con un saldo positivo di oltre 16mila nel primo semestre. In Umbria, invece, nell’ultimo confronto annuale il loro numero complessivo diminuisce, mentre le società di capitali aumentano. È qui il senso dell’espressione “diventano adulte”: non una promozione automatica per tutte le imprese straniere, ma il segno di una componente economica che pesa di più, assume forme societarie più diffuse e presenta risultati produttivi di rilievo. Con una lezione che vale per l’intera economia umbra: aprire un’impresa è importante; riuscire a farla crescere e resistere quando arrivano le difficoltà lo è ancora di più.

"In dieci anni - dichiara Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria - l’Umbria ha perso oltre 8mila imprese non straniere, mentre quelle straniere sono aumentate di oltre 1.600. È un cambiamento che non possiamo ignorare. Ancora più significativo è che le società di capitali straniere siano più che raddoppiate e che, pur avendo meno addetti per azienda, riescano a produrre più valore per lavoratore rispetto alla media italiana e alle regioni vicine. Ma gli ultimi bilanci ci dicono anche che crescere non basta: bisogna saper resistere quando il mercato rallenta. Servono quindi strumenti concreti per favorire l’accesso al credito, gli investimenti, la formazione e l’ingresso nelle filiere produttive locali. L’obiettivo non è avere soltanto più imprese, ma aziende più solide, capaci di assumere, innovare e restare sul mercato. Perché ogni impresa che si rafforza, indipendentemente dalla nazionalità di chi la guida, rende più forte l’economia dell’Umbria".

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