Cassa di Risparmio, PrometeOrvieto: "Cosa rischierebbe il territorio se il marchio sparisse?"

In questi giorni si è riaperto il dibattito sul futuro della Cassa di Risparmio di Orvieto (CRO). Riteniamo molto bassa la probabilità che la banca resti sul mercato con il proprio marchio nel medio periodo. La domanda, allora, è un'altra: quali rischi comporta questo per il nostro territorio?
La situazione attuale.
Oggi la CRO è di nuovo sul mercato, dopo che il tentativo di vendita alla Banca del Fucino è naufragato a causa un'ispezione della Banca d'Italia che ha dato esito parzialmente sfavorevole alla banca romana, bloccando di fatto l'operazione. Mediocredito Centrale (MCC), attuale proprietario di CRO, è fermo sulla decisione di uscire dal settore bancario nel più breve tempo possibile, vendendo sia la CRO sia la Banca del Mezzogiorno (ex Popolare di Bari). Per entrambe, le offerte vincolanti dovranno essere presentate entro venerdì 18 settembre.
I possibili esiti
I nomi delle potenziali banche acquirenti che circolano sulla stampa appartengono a due fasce dimensionali: medio-piccole e grandi gruppi. Per ragioni diverse, riteniamo che né le une né le altre avrebbero convenienza economica e gestionale a mantenere la CRO come società separata nel medio periodo. La CRO è oggi appetibile in quanto risanata e libera dall'influenza del socio di minoranza (la Fondazione CRO) la cui posizione resta sub judice per un ricorso in appello che, se accolto, modificherebbe le condizioni economiche e societarie della banca. Della CRO però interessano soprattutto due cose: la raccolta a basso costo, cioè depositi elevati e scarsamente remunerati, per di più facilmente migliorabile, e il collocamento di strumenti finanziari. Sono asset che si portano via senza il contenitore: la raccolta resta lì anche dopo una fusione, e la struttura societaria autonoma è solo un costo in più.
Gli impatti possibili sul territorio.
Il primo è occupazionale: nel medio periodo, infatti, la chiusura delle residue funzioni corporate e la ristrutturazione degli sportelli porteranno a una riduzione dei posti di lavoro nell’orvietano.
Il secondo riguarda la Fondazione Cassa di Risparmio, che si troverebbe con una partecipazione puramente finanziaria e dovrà decidere se mantenerla o liquidarla in base alla redditività attesa. Ricordiamo che si tratta di un'immobilizzazione che da circa dieci anni non distribuisce dividendi, che in passato si traducevano in buona parte in erogazioni alla città. Inoltre, come prima accennavamo, la Fondazione ha un contenzioso giudiziario in corso con MCC, dall'esito non ancora definito.
Il terzo è più difficile da valutare. Oggi, infatti, non conosciamo il volume della raccolta e degli impieghi sul territorio orvietano. Non possiamo quindi dire se esista un premio di territorialità rispetto alle altre banche che operano qui, che renderebbe CRO (questo sì) la banca del nostro territorio. Non ci risultano nemmeno iniziative o progetti dedicati allo sviluppo imprenditoriale locale.
Infine, resta l'immagine della città, che ne uscirebbe sicuramente indebolita. Orvieto ha perso negli anni il CAR, la USL, il tribunale: ogni servizio che se ne va accentua la trasformazione della città in paese. Questa è la nostra analisi della situazione, ma saremmo felici di essere smentiti dai fatti. Ci piacerebbe vedere una classe politica che si interessa della vicenda, come accade a Siena per il Monte dei Paschi, e un dibattito serio da parte delle forze sociali.
PrometeOrvieto
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