Cinghiali, Coldiretti: "Riforma importante per fermare la devastazione dei campi e proteggere i cittadini"

"Davanti alla devastazione dei campi da parte dei cinghiali che causano anche incidenti mortali nelle aree urbane e periurbane, il ddl caccia approvato in Senato rappresenta una riforma importante di una normativa ferma agli anni '90". Questo il commento di Coldiretti Umbria che ha sempre chiesto di attualizzare gli strumenti di gestione della fauna selvatica incontrollata a partire dall’emergenza cinghiali, che causa ogni anno milioni di euro di perdite nelle campagne, tra danni diretti e indiretti, con un impatto pesante anche sugli ecosistemi.
"La riforma - spiega Coldiretti - interessa anche gli ambiti territoriali promuovendo una più efficace collaborazione tra agricoltori, ambientalisti e attività venatoria per il ripristino degli habitat, valorizzando al contempo la multifunzionalità agricola". “A trent’anni di distanza dal varo della vecchia legge - precisa Albano Agabiti, presidente Coldiretti Umbria - era necessario far fronte alle nuove problematiche emerse, a partire dalla proliferazione fuori controllo di alcune specie come i cinghiali, saliti in Italia a 2,3 milioni, che continuano a causare gravi danni alle coltivazioni ma anche a mettere a rischio la vita dei cittadini, nei centri urbani come nelle aree interne". "Nelle zone montane e collinari - riferisce Agabiti - la presenza di cinghiali in maniera così invasiva ha creato nel corso degli anni le condizioni per l’abbandono delle coltivazioni in praticamente tutte le filiere produttive. Ma l’emergenza cinghiali pesa anche sugli allevamenti, considerato che sono il primo veicolo di diffusione della peste suina africana”.
“Questa riforma rappresenta un passo avanti atteso da tempo, ma dovrà essere accompagnata da un’applicazione efficace sul territorio per dare risposte concrete alle imprese agricole e ai cittadini" sottolinea il direttore di Coldiretti Umbria, Mario Rossi. "Le aziende agricole - aggiunge - non possono più continuare a sostenere da sole i costi di un’emergenza che compromette raccolti, redditività e investimenti, oltre a mettere a rischio la sicurezza pubblica. È fondamentale garantire strumenti di gestione realmente efficaci, nel rispetto degli equilibri ambientali, per tutelare il lavoro degli agricoltori, salvaguardare la produzione agroalimentare e contrastare anche la diffusione della peste suina africana".
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