economia

"Chi fa smart working risparmia 1.082 euro in più, ma servono redditi migliori"

sabato 30 maggio 2026

Nel 2024 le famiglie dell’Umbria hanno accantonato 1,208 miliardi di euro, pari a 1.418,11 euro per abitante: quasi 500 euro in meno della media italiana, che ammonta a 1.917,58 euro, e oltre 330 euro in meno della media del Centro, pari a 1.751,74 euro. È il primo dato dell’analisi di Unioncamere e del Centro Studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, fulcro dell’informazione economica camerale, sviluppata per l’Umbria nella collaborazione con la Camera di Commercio dell’Umbria.

Il numero decisivo è la propensione al risparmio: la quota del reddito disponibile lordo che non viene assorbita dai consumi finali. In Italia è salita dal 7,55% del 2019 all’8,28% del 2024. Il Nord arriva al 9,73%, il Centro al 7,28%, il Sud e Isole al 6,08%. L’Umbria si ferma al 6,30%: meglio del 5,62% del 2019, ma ancora ben sotto la media nazionale e sotto tutte le altre regioni centrali.

Anche l’ammontare complessivo mostra il peso dei divari. Il risparmio lordo italiano vale 113,055 miliardi di euro. Il Nord ne concentra 71,189 miliardi, pari al 62,97% del totale, con 2.589,15 euro pro capite. Il Centro arriva a 20,504 miliardi, il 18,14%, con 1.751,74 euro a testa. Il Sud e Isole pesa per 21,362 miliardi, il 18,90%, ma scende a 1.081,24 euro per abitante. L’Umbria, con l’1,07% del totale nazionale, è dentro l’Italia che tiene, ma non dentro quella che accumula di più.

La regione guadagna due posti nella graduatoria nazionale, ma resta sedicesima. Supera Puglia al 6,24%,Calabria al 5,91%, Sardegna al 5,29% e Sicilia al 5,05%; resta però dietro all’Abruzzo al 6,54%, alle Marche al 7,47%, alla Toscana al 7,63% e al Lazio al 7,14%. Rispetto al vertice, la distanza è netta: Piemonte al 10,70%, Lombardia al 10,46%, Emilia-Romagna al 10,14%. L’Umbria non è in coda, ma non aggancia il passo dell’Italia più solida.

Anche il risparmio pro capite racconta una regione sospesa. La Lombardia guida con 2.943,72 euro per abitante e concentra il 26,1% del risparmio nazionale. Seguono Piemonte con 2.719,60 euro, Emilia-Romagna con 2.705,01 e Liguria con 2.546,67. L’Umbria, con 1.418,11 euro, è quattordicesima: davanti ad Abruzzo, Campania, Puglia, Sardegna, Calabria e Sicilia, ma ultima nell’Italia centrale.

Dentro la regione, Perugia e Terni raccontano due sfumature diverse. La provincia di Perugia genera 915,12 milioni di risparmio lordo e arriva a 1.437,28 euro pro capite. La provincia di Terni si ferma a 293,49 milioni e a 1.361,50 euro per abitante. In valore medio, Perugia è avanti del 5,3%. Ma nella propensione il rapporto si rovescia: Terni sale al 6,59%, Perugia resta al 6,21%. I perugini mettono da parte più euro a testa, i ternani trattengono una quota leggermente maggiore del reddito disponibile.

Le classifiche provinciali confermano il miglioramento, ma anche la distanza. Terni è al 75° postonazionale per propensione al risparmio, due posizioni meglio del 2019; Perugia è 81ª, sei posizioni meglio del pre-Covid. Nel risparmio pro capite, Perugia è 68ª e Terni 71ª. Sono segnali di recupero, non di svolta: la regione risale, ma resta nella metà bassa della graduatoria.

La distanza dalle province leader è pesante. Milano accantona 3.920,01 euro per abitante, quasi il triplo dell’Umbria. Seguono Biella con 3.560,85 euro, Modena con 3.260,57, Bologna con 3.028,27 e Genovacon 2.998,63. Nella propensione, la prima è Biella con il 14,37%, seguita da Asti al 12,79% e Vercelli al 12,53%. Le prime ventuno province sono del Nord; per trovare la prima del Centro bisogna arrivare ad Ancona, trentaseiesima con l’8,52%.

Il lavoro da remoto è uno dei passaggi più rivelatori. Nei territori dove lo smart working è più diffuso della media, i lavoratori hanno accantonato 2.697 euro a testa nel 2024; dove pesa meno, 1.615 euro. La differenza è di 1.082 euro per lavoratore. Anche la propensione cambia: 9,45% contro 7,67%. Non è soltanto il risparmio sul tragitto casa-ufficio. È il segnale di economie più qualificate, più digitali, più terziarie, con redditi e organizzazioni del lavoro capaci di lasciare più spazio nei bilanci familiari.

Per l’Umbria questo è un messaggio operativo. Investire su digitale, formazione, servizi avanzati e imprese più strutturate non migliora solo la competitività: aumenta la possibilità concreta delle famiglie di trattenere reddito.  La bassa propensione, infatti, non va confusa con consumi vivaci. Può riflettere spese incomprimibili: alimentari, casa, energia, trasporti, sanità, istruzione, assistenza agli anziani. In una regione con demografia debole, salari da rafforzare, produttività da alzare e giovani spesso attratti altrove, il risparmio è una spia della tenuta sociale, non ancora un salvadanaio robusto. La sfida è creare più reddito buono e più lavoro qualificato, perché quel margine diventi protezione, scelta, investimento e futuro.

"l dato sul risparmio - commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria - chiede una lettura seria, non consolatoria. L’Umbria migliora rispetto al 2019, ma resta sotto la media italiana e sotto quella del Centro: significa che il margine lasciato alle famiglie dopo i consumi è ancora troppo stretto. La Camera di Commercio dell’Umbria, insieme al Centro Studi Tagliacarne, continuerà a mettere a disposizione dati, analisi e strumenti perché imprese, istituzioni e territori possano decidere meglio.

Ma la conoscenza deve diventare azione: più produttività, più competenze, più digitale, più credito orientato agli investimenti, servizi più efficienti e lavoro di qualità. È su questi terreni che tutte le istituzioni e le forze sociali ed economiche debbono convergere con azioni coordinate, accompagnando le imprese nella transizione digitale, rafforzando la formazione, sostenendo l’incontro tra domanda e offerta di competenze e favorendo una crescita più solida. Il risparmio diventa sviluppo solo se nasce da redditi più forti e da fiducia. Non basta difendersi dagli imprevisti: dobbiamo aiutare l’Umbria a trasformare quel margine in futuro, capitale umano e nuova capacità di crescere".

Camera di Commercio dell'Umbria

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