"Dove l'Umbria cresce meglio". La classifica che misura il futuro delle imprese e dello sviluppo economico-sociale

C’è un modo per capire se un territorio cresce davvero, oppure se produce ricavi senza trattenere abbastanza valore. Non basta guardare quanto fattura un sistema produttivo, bisogna vedere che cosa resta alle imprese dopo i costi. È lì, nel margine, che si misura la forza silenziosa di un’economia: la capacità di investire, assumere, innovare, reggere gli shock e preparare il futuro.
È questa la chiave del nuovo approfondimento territoriale della Camera di Commercio dell’Umbria sui bilanci depositati nel 2025 dalle società di capitali umbre e relativi all’esercizio 2024. Dopo il rapporto congiunturale annuale presentato il 6 marzo dall’Ente camerale, “L’economia umbra e i bilanci delle imprese - Analisi dei bilanci delle società di capitali umbre 2024”, l’analisi scende ora dentro i territori e osserva i Comuni umbri con più di 10mila abitanti, con l’eccezione di Narni, non incluso per un problema tecnico.
Il risultato consegna una geografia economica interessante. In testa ci sono San Giustino, Gubbio, Marsciano, Amelia e Castiglione del Lago, i Comuni nei quali le imprese mostrano la maggiore capacità di generare margini e, quindi, di disporre di risorse potenziali per investire, crescere e creare occupazione di qualità.
L’indicatore scelto è l’Ebitda margin, cioè il rapporto percentuale tra margine operativo lordo e valore della produzione. Tradotto fuori dal linguaggio tecnico, misura quanto resta all’impresa dopo aver sostenuto i costi intermedi e il costo del personale, prima di pagare imposte, interessi, svalutazioni e ammortamenti. È il punto in cui i ricavi smettono di essere solo fatturato e diventano capacità industriale, finanziaria e strategica.
Il dato più alto è quello di San Giustino, con un Ebitda margin del 19,9%. Seguono Gubbio, con il 16,1%, Marsciano, con il 12,2%, Amelia, con l’11,9%, Castiglione del Lago, con l’11,7%, e Assisi, con l’11,4%. Sono i territori che superano la soglia del 10%, considerata dalla letteratura economica un livello di riferimento importante per misurare l’appetibilità e la capacità di sviluppo di un sistema produttivo.
Sopra quel livello, un territorio mostra in media imprese più capaci di autofinanziarsi, più credibili verso il sistema bancario, più attrezzate per sostenere investimenti e più forti nel fronteggiare fasi di rallentamento. Sotto quella soglia, il sistema produttivo può anche restare vivace nei volumi, ma rischia di trattenere meno valore. Si può fatturare molto e respirare poco: è questa la differenza tra quantità dell’economia e qualità dello sviluppo.
La graduatoria restituisce così un’Umbria a più velocità. Foligno si colloca esattamente sul valore soglia del 10%. Più sotto si trovano Umbertide, con il 9,2%, Corciano, con l’8,8%, Orvieto, con l’8,6%, Bastia Umbra, con l’8,3%, e Todi, con l’8%. Sono territori vicini all’area di solidità, ma con una capacità media di generare margine meno intensa rispetto ai Comuni di testa.
Più distanti dalla soglia risultano Perugia, con il 6,7%, Spoleto, con il 6,3%, Terni, con il 6%, Magione, con il 5,9%, Città di Castello, con il 4,1%, e Gualdo Tadino, con il 2,1%. Il dato non equivale a una bocciatura del tessuto produttivo. Segnala però una maggiore compressione media dei margini: le imprese producono, vendono, lavorano, ma una quota più ampia del valore generato viene assorbita dai costi.
È qui che l’Ebitda margin diventa una lente particolarmente utile. Un territorio può apparire economicamente attivo e, nello stesso tempo, avere poco margine operativo. Può avere imprese che fanno girare ricavi consistenti, ma con una struttura dei costi tale da lasciare poche risorse per investire. Al contrario, territori meno appariscenti nei volumi possono mostrare una capacità più alta di trattenere valore. La classifica non misura soltanto chi produce di più: misura chi riesce a trasformare la produzione in forza economica.
Il quadro regionale conferma la complessità della fase. L’Ebitda margin medio dell’Umbria si colloca all’8%, sotto il valore soglia del 10% e sotto la media italiana, pari al 9,1%. Il confronto con il 2019, ultimo anno prima della pandemia, mostra un lieve miglioramento: allora l’Umbria era al 7,5%, mentre l’Italia era all’8,9%. Il progresso c’è, ma non basta ancora a portare la regione su un sentiero di crescita robusta e continuativa.
Anche il confronto provinciale mostra una differenza significativa. La provincia di Perugia presenta un Ebitda margin medio dell’8,2%, superiore a quello della provincia di Terni, ferma al 7,4%. La distanza non è enorme, ma conferma una maggiore fragilità del sistema ternano nella capacità media di generare margini, cioè nella prima riserva da cui passano investimenti, modernizzazione produttiva, credito e continuità aziendale.
Il peso delle società di capitali rende questa analisi ancora più rilevante. In Umbria rappresentano in media il 29% del totale delle imprese, ma secondo le stime concentrano circa il 75% del fatturato complessivo del sistema produttivo regionale. Sono una minoranza numerica, ma una maggioranza economica.
Per questo il rapporto della Camera di Commercio dell’Umbria non è soltanto una graduatoria tra Comuni. È una mappa della capacità dei territori di preparare il futuro. Dove l’Ebitda margin è alto, le imprese hanno più strumenti per restare sul mercato, finanziare nuovi progetti, affrontare il costo del denaro, investire in tecnologie e resistere alle turbolenze. Dove è basso, il sistema produttivo resta più esposto. Il margine non è un dettaglio contabile: è il carburante dello sviluppo.
"Questa analisi - commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria - ci dice una cosa molto chiara: la crescita non si misura soltanto con i ricavi, ma con la capacità delle imprese di generare valore, trattenere margini e trasformarli in investimenti, occupazione e innovazione. La Camera di Commercio dell’Umbria è impegnata proprio su questo terreno: aiutare il sistema produttivo a fare un salto di qualità, accompagnando le imprese nella transizione digitale ed ecologica, nella modernizzazione dei processi, nell’accesso a competenze nuove e nella costruzione di modelli più solidi. Dove il margine cresce, cresce anche la possibilità di guardare avanti con più forza. Il nostro compito è fare in modo che questa capacità si allarghi a tutto il territorio regionale. È anche per questo che il nostro monitoraggio del settore produttivo e dell’economia umbra è molto attento e tempestivo".
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