cultura

"…e fuori nevica!", una tragicommedia che ha 32 anni ma è sempre attuale

lunedì 2 novembre 2026
di Federica Sartori

Non è semplice scrivere di uno spettacolo come "… e fuori nevica!" portato un altissimo numero di volte in tutti i teatri italiani fin dal 1994. Potremmo iniziare dall’inconfutabile e immensa bravura dei tre fratelli Righi: Coco (Vincenzo Salemme) e i gemelli Stefano (Andrea Di Maria) ed Enzo (Antonio Guerriero). Potremmo iniziare dal commento chiesto da chi scrive a una persona del pubblico al termine della rappresentazione "Scrivi quello che ti pare! Saprai rendere al meglio quanto è stato esilarante". Potremo, forse, iniziare dal festeggiamento di cinquant’anni di carriera per Vincenzo Salemme oppure potremmo iniziare dal suo ringraziamento alla città di Orvieto e al pubblico, felicissimo di tornare (quasi) ogni stagione nello splendido Teatro Mancinelli da ben trentaquattro anni.

In realtà vogliamo cominciare con il dire che la particolarità e la sorpresa di questa tragicommedia è il saper attanagliare lo spettatore dalla prima all’ultima battuta; dalla prima all’ultima ‘movenza fisica’ in cui i tre attori sono eccezionali; dalle risate ma anche dall’emozione e la commozione che suscita. Forse, però, ciò che colpisce di più chi scrive è il riuscire a essere un testo sempre nuovo anche per chi ha già assistito allo spettacolo negli anni scorsi ma altrettanto coinvolgente per chi lo vede la prima volta. Questo è un grandissimo merito che va a chi ha avuto l’idea (Enzo Iachetti); a chi l’ha sviluppata creando una sceneggiatura esilarante ma profonda, oltre che a curarne la regia (Vincenzo Salemme); agli attori che nel corso di tanti anni l’ha portata sui palcoscenici e in questo fine settimana al Mancinelli: Vincenzo Salemme, Andrea Di Maria, Antonio Guerriero e Stefano Sarcinelli.

È una storia che nasce come commedia o meglio racconta con tono leggero e divertente un problema di salute, di solitudine, di empatia, di solidarietà, di resa.  Solo per volontà della madre, due gemelli ormai adulti ritrovano quel fratello maggiore ‘strano’, chiuso in un ospedale psichiatrico per molti anni. La donna infatti ha disposto nel testamento che l'eredità venga divisa in parti uguali tra i tre figli ma potranno usufruirne a condizione che Enzo e Stefano si prendano cura del fratello. Nel momento della improvvisa e obbligatoria convivenza si viene però a scoprire che ognuno di loro è ‘un irrisolto’ e fondamentalmente solo.

C’è Francesco detto Cico, affetto da un ritardo mentale che lo rende alternativamente semplice e sincero come un bambino ma subito dopo molto furbo e acuto. Ricorda a memoria ciò che ha detto il notaio alla lettura del testamento della madre però non riesce ad andare in bagno senza qualcuno che lo aiuti. Dopo una notte del 1956 in cui ha visto nevicare per la prima volta, allorché vuole esprimere emozioni positive esclama "Nevica! Nevica!". 

Stefano è laureato ma si accontenta di un lavoro da semplice agente di cambio e sbandiera felice che sta per sposarsi con la fidanzata Nora, ma in realtà non riesce mai a vederla e addirittura a comunicare con lei al telefono. La barriera è creata dalla madre della ragazza, il giovane è convinto si tratti di un atteggiamento atto a tutelarne l’onore, e accetta quella situazione perché non è stato sincero con la futura moglie. Non le ha parlato del fratello ‘fuori di testa’ convinto che Nora, per paura delle continue stranezze di Ciro, non accetterebbe di andare a vivere nella stessa abitazione dove si trova anche quell’uomo.

Il gemello di Stefano, Enzo, è andato via di casa appena maggiorenne per realizzare il sogno di diventare un cantautore, ma in realtà suona sulle navi da crociera e non ha mai scritto neanche una canzone. Enzo, che non vede il fratello da tanti anni, scopre ben presto non solo che la situazione di Cico è fuori da ogni schema ma che Stefano dà corda alle stramberie del fratello maggiore per timore delle sue reazioni. 

Di stranezza in stranezza, i giorni scorrono fin quando due episodi fanno crollare le vite dei gemelli: Enzo è uno scommettitore incallito e ha perso dieci milioni alle corse dei cavalli, poi però a una telefonata dell’allibratore ha risposto Cico puntando su due animali che incredibilmente vincono. Pensando così che il fratello riesca, nella sua stranezza, a prevedere quali siano i cavalli vincenti, gli chiede consigli sulla corsa successiva ma capisce che quella vincita si è trattato solo di un colpo di fortuna.

Contemporaneamente Stefano scopre che la fidanzata non è la ragazza che credeva dedita al ricamo e alle faccende domestiche, ma una prostituta che puntava al matrimonio per ‘sistemarsi’. Proprio nel momento in cui Stefano ed Enzo non possono più nascondersi le proprie esistenze vuote e solitarie, miseramente crollate, Cico rivela che nell’ultimo periodo ha visto la madre soffrire così tanto per la malattia da somministrarle una dose letale di morfina. Per lui è stato un atto di compassione, per i due fratelli una sconcertante verità.

I gemelli prendono un nuovo appuntamento con il notaio per cercare una via di fuga dalle condizioni dettate dalla madre e l’incontro è contraddistinto da un esilarante pezzo di bravura dei tre attori. Pensando che il notaio sia spagnolo, Enzo (Antonio Guerriero) si esprime attraverso una mimica eccellente con l’appoggio di Stefano (Andrea Di Maria), anche se quest’ultimo è sottotono dopo aver scoperto chi sia in realtà Nora. Il discorso espresso in una miscellanea di parole e gesti al quale si contrappone l’incredulità del notaio (Stefano Sarcinelli), porta lo spettatore ad applaudire ridendo con le lacrime agli occhi. 

Chiarito l’equivoco sulla nazionalità del notaio, compare Cico con in mano la vecchia pistola del padre, conscio che i fratelli vogliano mandarlo di nuovo nell’ospedale psichiatrico. Mentre il notaio riesce a fuggire, Enzo e Stefano confessano al fratello maggiore che hanno deciso di riportarlo in clinica. Il tragico epilogo si avvicina: Cico prepara tre bicchieri di limoncello invitando i gemelli a brindare prima della separazione, ma ha aggiunto alcune gocce di morfina. I due fratelli bevono il liquore avvelenato e muoiono in pochi istanti. Anche nel proprio bicchiere Cico ha messo una dose elevata del farmaco, quindi siede sul divano in mezzo ai fratelli e urla al pubblico "Perché non ve ne andate? Non lo vedete che fuori nevica? Non c'è niente da vedere, è finito il teatrino! Tornatevene a casa!"

Le risate che hanno accompagnato le due ore di spettacolo sono lontane. La commozione prevale. Adesso c’è solo la folle consapevolezza della necessità del protagonista di stare insieme, nella vita o nella morte.  Quella famiglia, quei tre fratelli, quel non ‘accettare’ la solitudine, il dolore, la malattia, la diversità, sono sul palco ma potrebbe essere presente anche nella vita reale di ciascuno di noi. Quel rompere la quarta parete (l’attore che si rivolge direttamente al pubblico N.d.A.) da parte di Cico è infinitamente triste e commovente. Dopo un ultimo sguardo ai fratelli afferma sereno: "Noi ce ne andiamo".

IL COMMENTO A CALDO DEL PUBBLICO



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