L'Apocalisse ritrovata

Se il libro dell’Apocalisse è stata definito uno “Scritto di Resistenza”, ebbene l’ultima edizione de "Il Duomo di Orvieto e l’Apocalisse di Luca Signorelli" - curata dalla società Mirabilia Orvieto - lo è stata davvero. Una pubblicazione-guida che dal 2005 si è costantemente aggiornata andando incontro il più possibile alle esigenze di un turismo culturale in continua evoluzione. Da allora il progetto editoriale si è man mano completato e arricchito per offrire al pubblico una fruizione sempre più attrattiva sia dal punto di vista grafico che scientifico. È proprio vero che i nostri capolavori non chiedono solo di essere ammirati, ma di essere interrogati.
Le straordinarie invenzioni di Luca Signorelli - come l’iconica figura dell’Anticristo; la scultorea bellezza dei corpi nudi che irrompono nella solennità di uno spazio sacro, anzi liturgico; il groviglio infernale che rievoca le leggendarie battaglie dell’antica Roma contro l’inciviltà del mondo barbaro - sono in realtà l’affresco di quel nuovo mondo che all’inizio del Cinquecento era nel pieno di una trasformazione epocale: la scoperta dell’America e delle nuove vie mercantili, i primi fermenti della Riforma protestante che denunciava la dilagante corruzione del papato, fino all’ascesa al potere della famiglia Borgia che grazie alla politica di espansione di Alessandro VI portò la Chiesa ad abbracciare il sogno di sottomettere tutta l’Italia centrale. 
In quel tempo fu lo stesso papa ad eleggere il temibile figlio Cesare a governatore della città di Orvieto. Eventi drammatici ed imprevedibili che incitavano alla conquista del potere e all’avidità, al complotto e alla violenza, mentre incombeva l’imminente fine del mondo e il sopraggiungere del giudizio divino sull’agire umano. È esattamente quello che viviamo e vediamo oggi, al principio di questo millennio, un tempo non diverso da quello che, pure drammaticamente, è stato vissuto e visto nel Cinquecento. Un “salto d’epoca”, dove il tempo si è ormai “scardinato”. In pratica riflettere sul passato ci può aiutare a capire il presente.
Quello di Signorelli è un Giudizio Universale unico in quanto proietta lo spettatore di ogni tempo in una sorta di “autocoscienza” e crescita culturale e spirituale dell’umanità che, dal tempo di Signorelli in poi, sempre deve prepararsi a un cambiamento epocale di dimensioni escatologiche, un cambiamento posto sul crinale tra salvezza e perdizione. Sta proprio qui il paradosso più fecondo della mirabile opera che non cede mai al terrore della catastrofe, ma annuncia la speranza di una rinascita possibile del mondo intero attraverso una sorprendente e inarrestabile spinta rigeneratrice del genere umano. Chiunque, entrando nella Cappella Nuova, potrà scoprire allora il ruolo attivo di ogni individuo che, ritrovando la sua piena dignità, trae la forza interiore per impegnarsi unanimemente nella costruzione di una nuova convivenza umana: è la nuova architettura sociale e spirituale su cui si regge la vera civiltà, quella contemplata nella Resurrezione della carne che Signorelli fa risplendere dalla sterminata pianura ultraterrena.
E tutto ciò è potuto avvenire con il passaggio dal Medioevo, per lo più ideologico e conflittuale dove si percepiva il divino oltre il mondo visibile, al Rinascimento che nel riconoscere la presenza del divino nel mondo, proclamava la fede nell’unità dei popoli considerando l’uomo al centro del cosmo e di tutta “l’attenzione di Dio”, e le religioni “ornamento dell’universo”. Era questo il mondo visionario di Ficino, Cusano e Pico della Mirandola, a cui Signorelli s’ispirò e che ci trasmettono ancora oggi la forza e la bellezza di quell’immaginario simbolico che fece dell’Umanesimo cristiano la culla della civiltà e della spiritualità europea.
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