Commedia di Plauto all'Anfiteatro Cordeschi e residenza artistica con Ascanio Celestini

Sabato 25 luglio alle 21 l'Anfiteatro Cordeschi di Acquapendente, raro esempio di teatro elisabettiano, nell'ambito della stagione estiva dl Teatro Boni "A cielo aperto 2026", con direzione artistica di Sandro Nardi, ospita un'anteprima nazionale, quella del "Truculentus", commedia di Tito Maccio Plauto, risalente al II secolo a.C., nella traduzione, adattamento e regia di Roberto Cavosi, con Maddalena Emanuela Rizzi e Bruno Governale.
In "Truculentus", Plauto mette in scena una delle sue commedie più feroci e moderne: la cortigiana Fronesia, con l’aiuto della serva Astafia, giostra tre uomini illusi e vulnerabili, trasformando il desiderio in un gioco di potere e denaro, ingannando anche il “selvatico” Truculento, travolto dal ritmo incalzante di una città dominata da astuzia e seduzione. Qui la storia si sposta in un immaginifico e circense secondo dopoguerra.
Questo cambio di epoca e ambientazione fa emergere con forza gli aspetti più grotteschi e paradossali della commedia, trasformando i personaggi in figure di un’umanità spaesata: reduci malconci, giovani squattrinati, donne che usano astuzia e fascino per sopravvivere. Maschere di un circo espressionista. E, come nell’autore latino, in un tono fortemente satirico, alla fine non c’è una vera “ricomposizione morale”: vince l’intelligenza femminile. Dialoghi rapidi, caratteri esasperati e un’ironia che alterna comicità e malinconia restituiscono al pubblico tutta la vitalità di una commedia che continua a parlarci con sorprendente attualità.
I biglietti sono in vendita anche online su Vivaticket.
Per ulteriori informazioni e prenotazioni:
334.1615504 (anche via WhatsApp)
www.teatroboni.it
Oltre allo spettacolo della rassegna, si terrà anche una residenza artistica con Ascanio Celestini, organizzata dal Teatro Boni. Da venerdì 24 luglio è in programma, infatti, il laboratorio sulla narrazione "Discorsi alla Nazione" che si concluderà domenica 26 luglio alle 18.30 con una performance degli allievi a ingresso libero. Conoscere la struttura del racconto non è solo una maniera per poter raccontare, ma anche e soprattutto un mezzo per comprendere il racconto degli altri. Tre italiani su cinque non capiscono un testo quando lo leggono, tantomeno comprendono le narrazioni dei nuovi media. Questo accade perché abbiamo disimparato un linguaggio: comprendiamo il significato di ogni singola parola, ma non la struttura del discorso. Imparare a raccontare un fatto che ci è accaduto, una fiaba, un evento storico o anche soltanto una barzelletta ci serve per non perderci nella narrazione globale che ci investe quotidianamente.
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