Generazioni tra ombre e radici: "Nate dalla Tempesta", il romanzo di Alessia Coppola

Un libro che accarezza come solo il vento che precede la tempesta sa fare. All’inizio sfiora appena, poi si insinua sotto la pelle e diventa impossibile ignorarne la forza. Ti destabilizza, gli occhi si inumidiscono più volte, il cuore oscilla e si spezza in contemporanea con quello delle protagoniste, il resto del corpo vibra come le corde di un violino. “Nate dalla tempesta”, di Alessia Coppola edito da Fazi Editore, non è una semplice lettura ma un’esperienza viscerale che scuote dalle fondamenta e continua a risuonare anche dopo l’ultima pagina.
È la storia di una famiglia il cui percorso si intreccia con quello della “malasorte”, dei riti antichi, di erbe che pur profumando possono anche consumare l’aria rendendola densa di miasmi irrespirabili e putrescenti. Una saga tutta al femminile, dove essere figlia e madre significa misurarsi con il coraggio e la rinuncia, con le dimenticanze e gli strappi che lasciano cicatrici e si insinuano nelle scelte quotidiane, modellando ciò che siamo e che diventeremo.
Si pensa di poter prendere le distanze da chi ci ha cresciuti, di sottrarci a quell’ombra che per troppo tempo ha oscurato il percorso, rendendo il tragitto nero e tormentato eppure, quando ci fermiamo davanti allo specchio, scopriamo di custodire nei gesti, nelle paure e perfino nei silenzi molto più di loro di quanto avremmo voluto.
Un romanzo che trae la sua forza da una prosa lirica, densa di metafore che ti catapultano nella storia e te la appiccicano addosso come in una giornata afosa. Ti restano sulla pelle facendoti sentire odori, profumi, facendoci vedere e sentire come se fossimo lì in quel momento e ci stessimo aggirando tra quei casolari e quelle viuzze.
Siamo nel Salento e il romanzo di Alessia Coppola ci accompagna lungo tutto il ‘900. L’avvio è dato da una tempesta che porta con sé morte e vita. Ombre che risucchiano, come un buco nero, trascinano, alzano da terra, fanno roteare, incutono timore, vengono relegate ai margini, tra ruggiti e acciaio che lentamente si fa spazio nelle vene prendendo il sopravvento su tutto e ricoprendo con una coltre dura, scura e prepotente ogni senso, ogni tentativo di fuga e di libertà.
Cosma è la madre fragile come un uccellino e determinata come solo il rancore covato per anni porta ad essere ed è chiamata ad affrontare da sola la crescita delle figlie e combattere con il terrore che proviene dalla percezione di una diversità che attrae e respinge, che fulmina con lo sguardo ma solo per nascondere lacrime e solitudine. Figlia di Nilde, la “masciara” di Carovigno e antenata di una donna giunta nel Salento in un’epoca lontana che in sé mescolava Andalusia e maledizioni.
Una famiglia in cui i presentimenti allontanano, creando conflitti irrisolvibili che si riversano a cascata sulle generazioni future. Il gelo tra Cosma e Nilde, la distanza Cosma e sua figlia Minerva e tra quest’ultima e Rosa ultimogenita di una stirpe che fa costantemente i conti con le perdite, il dolore e la durezza che solo il convivere con l’angoscia può far attecchire in un cuore.
Rosa è la bambina la cui storia è la parte più tenera e insieme la più tenebrosa. A leggerla viene la pelle d’oca: le pagine di cenere e lava si mischiano con il candore di una rinascita e di un riscatto che può venire solo se si recidono le corde del passato e si è capaci di scegliere un’altra via e aprire le porte del proprio cuore alle persone che quelle tenebre le hanno sapute addomesticare.
Un romanzo che termina con una luce, un candore che vuole ricordarci come anche nelle terre più arse e tormentate dalla malasorte può fiorire una via di salvezza.
TITOLO: Nate dalla tempesta
AUTRICE: Alessia Coppola
CASA EDITRICE: Fazi Editore
PAGINE: 450
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