Campania Teatro Festival
cultura

La solitudine delle parole, tra ricordo soggettivo ed esperienza collettiva

sabato 13 giugno 2026
di Livia Di Schino

Se la solitudine delle parole avesse una forma sarebbe nelle tenebre di una tempesta o nell'immensa luce del vuoto. Di un vuoto fatto di gabbie mentali ed obblighi morali, dove l'architettura della parola e il dissenso diventano due facce della stessa medaglia, strumento di conservazione e non di contaminazione o di crescita. E quindi il ricordo, il flusso del pensiero - inquieto ed individuale - diventa esperienza per andare oltre, per tentare fino all'ultimo respiro un estremo gesto di libertà. Una sorta di Epifania alla Joyce, che sotto le lacrime delle pioggia può immobilizzare ogni gesto della persona o dare nuova forza per guardare con occhi nuovi e muovere sconosciuti passi.

Il Teatro Mercadante di Napoli ha aperto il suo sipario sulla diciannovesima edizione del "Teatro Campania Festival" mettendo in scena venerdì 12 giugno il riuscito accostamento di Roberto Andò de "L'ultimo nastro di Krapp" di Samuel Beckett e "Press conference" di Harold Pinter, affidato all'interpretazione di Renato Carpentieri.Se nell'attesa degli spettatori, come anche da presentazione, ci si sarebbe dovuti aspettare un "dialogo impossibile", in realtà lo stesso ha retto in un inaspettato, sofferto e crescente dialogo a tre: l'uomo che ascolta il se stesso di trenta anni prima della "scatola 3 bobina 5", la voce del passato e lo spettatore. 

Anch'esso in scena con i propri ricordi, inquietudini e questioni irrisolte, a volte irrisolvibili nella propria intera esistenza. E da qui la forza dello spettacolo, in quello sbattere cassetti e per terra tutto, nell'avere quelle bobine del passato sparse nel pavimento fino alla prima fila degli spettatori, nel cercare disperatamente il senso di una parola in un impolverato dizionario. Un termine utilizzato con consapevolezza nel passato, ma oggi dimenticato. Tutto questo in una scenografia temporale senza tempo (una sedia e una scrivania, sulla quale il lettore per le bobine sulle quali l'uomo muove le proprie mani come un abile pianista, andando avanti, ritornando indietro, fermandosi per apprezzare o per disperare).

Ma poi, eccolo proseguire, quel suo aprire e riaprire i cassetti della scrivania e della memoria, facendosi più o meno male nel guardare in faccia quel tempo ormai prossimo a scadere. Guardarlo con tutta quella disperazione di chi scorge, ritrova quelle consuetudini che si sarebbero volute e dovute superare e che invece sono rimaste. Nel tempo che c'è ancora prima dell'uscire di scena nessuna speranza e un tentativo naufragato di una nuova registrazione, solo sempre più lacrime di pioggia, tempesta e solitudine. Una solitudine che, proprio in quel temporale che si abbatte in un attimo all'interno del Mercadante (ottime le luci e le soluzioni foniche), diventa esperienza collettiva, condivisione esistenziale. Un ricordo che per antitesi richiama alla memoria storica orwelliana, solo quando iniziano le domande, le risposte e il brusio dei giornalisti nella conclusiva "Press conference" di Harold Pinter.

Sabato 13 giugno alle 19 la replica al Teatro Mercadante.

Foto: Campania Teatro Festival

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