cultura

Orvieto riscopre il culto di San Savino da Canosa. Aperture straordinarie alla Chiesa di San Giovenale e pellegrinaggio della Parrocchia di Canosa

venerdì 15 maggio 2026

In occasione delle Giornate dei Beni Culturali Ecclesiastici dedicate ai percorsi e risonanze di santità, la Chiesa di San Giovenale nel quartiere medievale di Orvieto apre le sue porte per un itinerario di visita dedicato alla riscoperta del culto e della venerazione di San Savino da Canosa, proponendo un percorso tra arte, fede e memoria che valorizza una tradizione profondamente radicata nella storia religiosa della città.

Nel cuore del quartiere medievale di Orvieto, la Parrocchia di San Giovenale e i volontari dell'Associazione Pietre Vive promuovono questa iniziativa di conoscenza e valorizzazione di un patrimonio devozionale poco noto ma di grande rilevanza storica e spirituale. La diffusione del culto di San Savino nel territorio orvietano potrebbe essere collegata all'antica presenza dei monaci benedettini, che ebbero lo jus patronatus della Chiesa di San Giovenale fino all'arrivo dei Guglielmiti.

La venerazione del santo, ricordato nei Dialoghi di Papa Gregorio Magno come amico di San Benedetto da Norcia, risulta infatti particolarmente significativa nell'ambito della tradizione monastica benedettina. A ciò si aggiunge la possibile diffusione del culto attraverso reti devozionali e famiglie longobarde lungo i percorsi della cosiddetta via Micaelica, che collegava i principali luoghi di pellegrinaggio medievali del centro-sud Italia.

L'iniziativa si inserisce in un più ampio progetto di valorizzazione del patrimonio storico, artistico e devozionale del quartiere medievale, con l'obiettivo di restituire alla comunità locale e ai visitatori la conoscenza di una tradizione profondamente radicata nella storia religiosa della città.

La Chiesa di San Giovenale sarà aperta per le visite straordinarie nel fine settimana con il seguente orario: sabato 16 maggio dalle 10 alle 12 e domenica 17 maggio dalle 11.15 alle 13 e dalle 15 alle 17. Le aperture sono rivolte non solo a pellegrini, fedeli e turisti, ma soprattutto alla comunità locale, che per secoli ha custodito e tramandato il culto di San Savino come parte integrante della propria identità religiosa.

Sabato 23 e domenica 24 maggio è previsto inoltre il pellegrinaggio dei parrocchiani della Cattedrale Basilica San Sabino - Canosa di Puglia, che giungeranno a Orvieto per un itinerario di fede e memoria dedicato a San Savino. L'iniziativa rafforza il legame spirituale tra la comunità canosina e il culto del santo nella città.

Per secoli San Savino fu il santo più venerato del quartiere di San Giovenale: le fonti archivistiche e le visite pastorali attestano circa sessanta Messe annuali in suo onore, superiori a quelle dedicate a San Giovenale, San Marco e Sant'Antonio, ciascuno con circa quarantotto Messe annue.

Nel quartiere sorgeva inoltre l'antico Oratorio di San Savino, dove era conservata la pala del 1473 di Giovanni Boccati, oggi presso lo Szépmuvészeti Múzeum di Budapest. All'interno della Chiesa di San Giovenale si conserva inoltre la cappella di San Savino, già cappella di San Marco, dove dietro una grata in ferro è custodita una cassetta lignea intagliata, policroma e dorata contenente reliquie del Santo canosino, come attestato da fonti archivistiche, autentiche e visite pastorali. Completano il percorso in chiesa l'altare con capitelli cubici dell'XI secolo e i numerosi affreschi che testimoniano la continuità del culto di San Savino nella storia della città. Al Museo Archeologico "Claudio Faina" è inoltre conservato temporaneamente il reliquiario del cranio di San Savino (ca. 1340), realizzato da Viva di Lando e Ugolino di Vieri, di proprietà dell'Opera del Duomo di Orvieto e già appartenente alla Parrocchia di San Giovenale.

L'iniziativa intende infine valorizzare e restituire alla comunità un patrimonio di fede, arte e storia che ha segnato profondamente il quartiere medievale di San Giovenale, promuovendo la riscoperta del culto di San Savino nel contesto della Orvieto storica e nel dialogo spirituale con la comunità di Canosa di Puglia e nel più ampio orizzonte della Chiesa antica. La figura del santo è stata letta nella tradizione come elemento di mediazione e "ponte" tra Oriente e Occidente, in riferimento alle controversie cristologiche, in particolare al monofisismo.

In questo quadro si inserisce anche il complesso contesto religioso medievale, in particolare nel quartiere orvietano, segnato da tensioni dottrinali e dalla presenza di movimenti eterodossi indicati nelle fonti locali come patarini o catari, sullo sfondo dei quali si sviluppa e si rafforza la devozione al santo come segno di identità e coesione ecclesiale.

 

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