Con "La lettera di Piero" Tonino Giulietti riporta alla luce un ribelle dimenticato della nonviolenza

Un libro che parla del passato, ma sembra scritto per chi cerca ancora oggi parole credibili contro la guerra e l’indifferenza. “La lettera di Piero”, appena pubblicato da Tonino Giulietti per Robin&sons nella collana “Testi di varia cultura” è insieme romanzo, ricerca storica e riflessione civile. Un invito a guardare indietro per comprendere meglio il presente. Nelle 217 pagine torna sorprendentemente viva una figura anticonformista, inquieta e radicalmente pacifista dell’Italia del Novecento, come quella di Piero Angarano, un uomo difficile da classificare.
Ex prete, antimilitarista, anarchico d’istinto, polemista, scrittore e sostenitore dell’obiezione di coscienza che, nato a Trani nel 1920, ha attraversato alcuni dei nodi più drammatici e ideologicamente incandescenti del secolo scorso. Nel 1950, durante l’Anno Santo, scrive una lettera aperta a Papa Pio XII pubblicata sull’Avanti!, un gesto destinato a segnare il suo percorso e ad avvicinarlo a una figura altrettanto ribelle come Maria Occhipinti, simbolo dell’antimilitarismo e della disobbedienza civile in Italia. Da quel legame emergono frammenti preziosi di una vita altrimenti quasi scomparsa, insieme ai suoi pamphlet dedicati alla nonviolenza, oggi quasi introvabili.
Dopo “I morti non sono contenti” (2021) e “Ho preso il treno” (2023), l’autore continua il suo personale lavoro di esplorazione delle storie nascoste “nelle pieghe della Storia con la S maiuscola” e sceglie una struttura narrativa originale: quattro dialoghi che si snodano a ritroso nel tempo, dal 1977 fino al 1943, accompagnando il lettore in un percorso inverso che ricostruisce gradualmente pensieri, contraddizioni e ideali del protagonista. Attraverso il confronto con quattro interlocutori, emergono riflessioni sulle atrocità della guerra, sulle illusioni rivoluzionarie, sui cappellani militari, sulla sofferenza dei reduci e dei sopravvissuti ai bombardamenti. E persino sull’amore.
Il risultato è il ritratto di un personaggio “scomodo e puntuto”, un uomo controcorrente che, pur parlando da un passato lontano, sembra interrogare il presente con sorprendente lucidità. In un tempo attraversato da nuovi conflitti e tensioni internazionali, la voce di Piero Angarano torna a porre domande urgenti sul rapporto tra coscienza individuale, pace e responsabilità collettiva. Con il rigore del ricercatore e l’empatia del narratore, Giulietti compie un lavoro di scavo paziente, raccogliendo frammenti dispersi per restituire dignità narrativa a una figura marginale ma intensamente umana.
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