"Per le antiche scale", viaggio nei luoghi di Tobino e delle sue "Libere donne di Magliano"

Il viaggio d'istruzione di un gruppo di alunni delle classi 4A, 5B, 5C del Liceo delle Scienze Umane di Orvieto, accompagnati dalle insegnanti Michelangeli, Rellini, Bellacima, all’ex Manicomio di Maggiano non è stato una semplice uscita scolastica, ma un’immersione in un luogo dove storia, dolore e umanità si intrecciano in modo profondo. Situato nei pressi di Lucca, l’ex Ospedale Psichiatrico è oggi valorizzato dalla Fondazione Mario Tobino, che organizza visite guidate per far conoscere un capitolo spesso rimosso della storia italiana. 
I visitatori vengono accompagnati attraverso gli ambienti dell’antico complesso, ripercorrendone l’evoluzione dal XVIII al XX secolo. Il percorso si sviluppa tra corridoi, "antiche scale" (quelle che Tobino percorreva tutti i giorni per raggiungere il reparto femminile e che danno il titolo ad una delle sue opere più apprezzate), camerate e spazi di cura, dove si percepisce ancora la vita quotidiana dei pazienti.Le guide raccontano la storia dell’istituzione psichiatrica, mostrando strumenti medico-scientifici e illustrando le pratiche terapeutiche del passato, spesso dure e oggi superate.
Ma ciò che rende la visita davvero significativa è l’approccio umano: attraverso le parole e gli scritti di Mario Tobino, i visitatori entrano in contatto con le storie dei ricoverati, non più numeri o casi clinici, ma persone con emozioni, paure e desideri. Il percorso espositivo invita proprio a questo: a guardare oltre la malattia per riconoscere la dignità dell’individuo. Uno dei momenti più intensi della visita è rappresentato dall’ingresso nelle due piccole stanze in cui visse Mario Tobino.
Tobino lavorò nel reparto femminile del manicomio per quasi quarant’anni, a partire dal 1942, e scelse di vivere all’interno della struttura anche dopo la pensione. Le sue "stanzette", come le chiamava lo scrittore, semplici e raccolte, raccontano una vita dedicata completamente ai pazienti. Qui scrisse molte delle sue opere più importanti, tra cui "Le libere donne di Magliano", "Il clandestino" (Premio Strega) e "Per le antiche scale". In questi ambienti si percepisce la duplice natura di Tobino, medico e scrittore.
Da un lato, fu un innovatore che cercò di rendere il manicomio un luogo più umano, introducendo attività come il lavoro nei laboratori per restituire dignità ai pazienti; dall’altro, fu un testimone sensibile, capace di trasformare la sofferenza osservata in letteratura. Per lui, i malati non erano “altri”: erano la sua famiglia, la sua vita quotidiana. Uscendo da Maggiano, ciò che resta non è solo la conoscenza storica, ma un senso di inquietudine e consapevolezza. Le mura silenziose sembrano ancora custodire le voci di chi vi è stato rinchiuso, ricordando quanto sottile sia il confine tra normalità e follia. La figura di Mario Tobino emerge allora con forza: un uomo che, in un sistema spesso disumano, ha cercato di restituire umanità, ascolto e dignità.
Agli studenti, questa esperienza ha lasciato un segno profondo. Non è stata solo una lezione di storia o di letteratura, ma un confronto diretto con temi universali: l’emarginazione, la sofferenza, il valore della persona, ed ha permesso loro di tornare da questa visita con uno sguardo diverso, più delicato, più attento, più empatico.
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