La luce del primo mattino - Franco Faggiani

I libri hanno il potere di cambiare la vita delle persone. Sembra una di quelle frasi fatte, ascoltate distrattamente e a cui raramente si presta davvero attenzione. Eppure, è proprio ciò che accadde a molti uomini e donne che, nella seconda metà dell’800 vivevano in Lunigiana: un territorio da cui nacque un singolare e tenace mercato di librai ambulanti, destinato a crescere nei decenni e a lasciare un segno profondo nella storia del libro, fino a dare origine a uno dei premi letterari più conosciuti: il “Premio Bancarella”.
Così ne parlava Oriana Fallaci nel suo articolo pubblicato su “Epoca” del 6 settembre del 1952 “A Montereggio e Parana è difficile che la gente sappia leggere e scrivere: non ci sono che le pecore e castagni….eppure ogni casa di Motereggio è piena di libri intonsi; e a ogni stagione c’è un pastore che lascia il villaggio e va per il mondo a fare il libraio. La storia dei pastori librai della Lunigiana si perde nel tempo.”. In questo modo Oriana Fallaci immortala questa terra non solo come una realtà geografica ma come la culla di una nobile e peculiare tradizione itinerante di venditori di libri.
E Franco Faggiani per raccontare il peregrinare di questi “librai erranti” sceglie di seguire la storia di una famiglia. Tutto ha inizio con la descrizione di una perdita. Quella di Oliviero, falegname e carbonaio, che sapeva di fuoco e muschio. Non era bello ma giusto, discreto e ingenuo. A piangerlo la moglie Andina (che il padre anarchico voleva chiamare ma senza riuscirci Dina in associazione al cognome Mite) il figlio Orlando da tutti conosciuto come Lando con grandi doti: la parlantina, la sveltezza con cui capire gli altri, l’amore per lo studio e la letteratura. Insieme a loro anche Ermelina, figlia di una notte d’amore di Oliviero con una musicante e a servizio di una famiglia di importanti commercianti. Al loro fianco rimarrà Adelmo, amico fraterno di Oliviero che li accompagnerà con il suo silenzio, discrezione e dedizione per il lavoro, nel loro viaggio lungo l’inchiostro della rinascita.
Dopo la morte di Olivero Andina e famiglia si ritrovano senza soldi e pieni di debiti. Devono trovare una soluzione per sopravvivere in un’epoca in cui tutto è difficile e instabile.
Dina è un personaggio che sfugge alle definizioni immediate: appartiene alla terra più che ai luoghi, ai gesti più che alle parole. Ha qualcosa di selvatico ma è selvatichezza quieta. Fatta di radici profonde e di una libertà che non ha bisogno di essere dichiarata. Orfana di madre dalla nascita ha dovuto ricostruirsi più volte in quella “conca erbosa tra Montereggio e Parana” ai Prà dei prè, una volta appartenuti ai conventi di frati concessi a Oliviero in cambio di un suo lavoro. Con Oliviero era riuscita a ricavarci una casa, una falegnameria e un luogo sicuro in cui coltivare beni di primo consumo. Una vita semplice e dura ma che un giorno di sgretola lasciando insicurezze e detriti.
Gli incontri, il fato, la fortuna - o forse più semplicemente la capacità di cogliere gli spiragli che la vita offre – orientano il destino di Dina attraverso l’incontro con un libraio ambulante e lì intuisce che quella potrebbe essere la strada da seguire. Dina non sa leggere e scrivere ma la voglia di riscatto e soprattutto di non cedere al buio e all’oblio la spingono ad imparare.
Dina è una donna forte e determinata. Lungo il suo percorso di rinascita incontra varie figure: qualcuno la aiuta, altri la orientano, altri ancora la fanno crescere, qualcun altro la delude. Una però, sarà colei che le farà da spalla- compagna di viaggio e di avventure traghettandola in quello che sarà il suo futuro: il mare di Genova, l’apertura di una libreria di successo, la collaborazione con un colto e appassionato professore.
Lando a sua volta, si laurea a Bologna dove fa in tempo a conoscere Giosuè Carducci ma impiega più tempo a trovare la sua strada. Meno nomade, più attaccato alla sua terra e ai suoi antenati Lando rappresenta un diverso modo di appartenere al mondo, complementare a quello di Dina. Ed è proprio nell’intreccio delle loro strade, in parte diverse eppure vicine che il racconto trova il suo senso più profondo: la ricerca di sé, il valore degli incontri e la possibilità sempre aperta, di costruire il proprio destino senza dimenticare da dove si viene.
Con una scrittura che accompagna il lettore lentamente e con gentilezza nella vita di Andina e Lando, Faggiani ci conduce tra valli, carbonai e un’esistenza intrecciata ai boschi, fatta di semplicità e grandezza. Laddove il presente richiede resistenza, caparbietà e sostegno reciproco, la salvezza è rappresentata dai libri. Quelle pagine intrise di storie, parole che scorrono tra inchiostro e carta diventando luce per Andina, per Lando e per tutti quei librai che, come loro, faranno della parole la loro vita.
Il bello di questa storia è che libri non sono visti solo come oggetti ma sono dei passaggi. Aprono varchi verso mondi lontani, accendono emozioni profonde, offrono parole quando la realtà sembra non averne. Nel romanzo di Faggiani diventano compagni silenziosi ma decisivi: viaggiano sui carretti, attraversano vite e nel loro peregrinare modellano esistenze, levigano futuri incerti, incrinano certezze per farne emergere delle nuove.
TITOLO: La luce del primo mattino
AUTORE: Franco Faggiani
CASA EDITRICE: Fazi Editore
Pagine: 270
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