cultura

Il Mancinelli decreta a Umberto Orsini un lunghissimo applauso che ne sottolinea l'infinita bravura

lunedì 13 aprile 2026
di Federica Sartori

Come cominciare a scrivere questo articolo in merito allo spettacolo "Prima del temporale", andato in scena al Teatro Mancinelli nella serata di sabato 11 e nel pomeriggio di domenica 12 aprile? Dalla fine. Dall'intero pubblico che applaude per cinque minuti. Tutti si sono alzati in piedi, dalla platea all’ultimo ordine di palchi, in modo assolutamente spontaneo, intenso ed emozionato. Aver assistito a quasi due ore di Teatro, sì quello con la T, con sul palcoscenico un Maestro, sì con la M, non può che rendere i presenti grati e felici.

La presenza fisica dell’attore novantaduenne, il timbro inconfondibile della sua voce, l’enorme ricchezza delle espressioni che regala agli spettatori, agli altri due interpreti con cui divide il palco e alle immagini delle persone a lui più care che vengono proiettate sullo sfondo sono un mix esplosivo di memoria, arte, storia, emozioni. Si "deve" partire dalla fine per poter scrivere di queste quasi due ore di immenso teatro. Partire dal grazie enorme, profondo e vigoroso esploso dentro ciascuno spettatore presente al Mancinelli.

Grazie a Umberto Orsini che ha donato la propria Arte, la propria Bravura, la propria immensa Memoria. Grazie alla Compagnia Orsini che ha inserito Orvieto nel calendario della tournée. Grazie a Massimo Popolizio, eccellente attore e per l’occasione regista che con delicata eleganza esplora e racconta la carriera lunga settant’anni di uno degli attori che fanno grande il teatro italiano. Grazie agli ottimi Flavio Francucci e Diamara Ferrero che danno vita ai brillanti e simpatici Paolo e Francesca, rispettivamente Vigile del Fuoco l’addetto alla sicurezza del teatro e l’assistente-sarta di Umberto Orsini. Considerato anche che è stato questo l’ultimo spettacolo in cartellone per la Stagione 2025-2026, un grazie al sindaco di Orvieto Roberta Tardani e al direttore artistico del Mancinelli Pino Strabioli per aver regalato a Orvieto due giorni insieme a un attore infinitamente bravo, straordinario, ineguagliabile.

Sul palcoscenico Umberto Orsini interpreta sé stesso e ricorda la propria vita, artistica e privata, mescolando sogno e realtà, con il supporto di vecchie foto e filmati. Vi è il teatro nel teatro non solo per questo ma perché l’attore si racconta mentre è in attesa, nel camerino di un teatro di provincia, che arrivi l’ora di andare in scena quale protagonista del “Temporale” del drammaturgo svedese August Strindberg. Da fuori del suo camerino arrivano le voci delle maestranze, degli altri attori che ripassano le parti, dei responsabili del suono che provano il rumore di un tuono, elemento indispensabile per lo spettacolo che sta per andare in scena. Nel camerino entra la sarta Francesca che lo invita a prepararsi ma Orsini procrastina di continuo affermando che c’è tempo e i minuti scorrono tra un “Mi chiama lei” pronunciato da Francesca quando esce dal camerino seguito dal “Ti chiamo io” del Maestro.

Ogni volta che entra per sollecitarlo, la ragazza crea il pretesto e l’invito all’attore a raccontare qualcosa della propria vita così nel loro dialogo si inseriscono ricordi e riflessioni, sorrisi e malinconia, gioia e lunghi silenzi al pensiero di chi non c’è più. Per una domanda o un sorriso della giovane, per un suono che arriva, nella mente dell’attore riaffiorano ricordi su ricordi. L’esame d’ammissione all’Accademia si intreccia con le prime pagine dei giornali, la storia d’amore con Hellen Kessler, le tante interpretazioni a fianco e con la regia di Gabriele Lavia, il viaggio a Roma per frequentare l’Accademia d’Arte Drammatica nel lontano settembre 1955, a ventun anni, le molteplici prove con Rossella Falk studiando insieme copioni su copioni, il dolore ancora vivo per l’assenza di un amico come Corrado Pani, la delicata bellezza di Virna Lisi, le decine di locandine degli spettacoli di successo partendo da una valigia per Roma con dentro pochi abiti acquistati nella natìa Novara e riusciti a pagare solo tre anni più tardi.

E ancora l’infanzia, l’adolescenza nel campetto da calcio dell’oratorio a Novara, i film visti più e più volte quando andava ospite del fratello proprietario di un cinema in una città di provincia. Non c’è un filo cronologico ma di emozioni, suscitate dalle parole di Francesca che a ventidue anni ama il teatro, conosce attori, spettacoli e storie legate a quel mondo e prova un’ammirazione profonda nei confronti di Orsini. Non è solo una sarta, un’assistente preziosa che accoglie e spesso anticipa ogni richiesta del grande attore occupandosi dell’abbigliamento o delle scarpe da modificare. È fresca, è leggera ma anche così profonda da saper tenere in equilibrio il proprio ruolo e le emozioni.

Nella mezz’ora prima di andare in scena Orsini non ‘scalda la voce’, non ripassa le battute, rinvia la ‘vestizione’ preferendo quel gioco di ricordi, interrotto dall’attento Vigile del Fuoco, ogni volta che accende una sigaretta.  Paolo si trova lì per lavoro, per la sicurezza di tutti i presenti, ma riconosce che è felice di avere l’occasione di entrare in contatto con quella che ritiene “una persona gentile”. Il regista ha trovato un perfetto equilibrio nel raccontare Umberto Orsini con una delicatezza straordinaria nello svelare segreti e sentimenti, pubblico e privato, senza cadere nella celebrazione asettica e scontata.

È una mezz’ora scandita da indicazioni tecniche che arrivano in camerino da un altoparlante: «la mezza», «chi è di scena», «sipario» (“manca mezz’ora all’inizio dello spettacolo”, “gli attori devono raggiungere il retro del palcoscenico”, “inizia lo spettacolo”) ma per nulla distolgono, o disturbano, la carrellata di ricordi, la recitazione della poesia di Giovanni Pascoli “La cavalla storna”, il declamare le battute della miniserie televisiva dei “Fratelli Karamazov” girata a fine anni ’60. Il tutto grazie a una Memoria prodigiosa, curata e sostenuta da ferreo studio e metodo. 

Una sorta di lungo viaggio di un uomo, di un artista e di un’Italia intera. Ecco il capolavoro di Massimo Popolizio e Umberto Orsini. Intrecciare settant’anni di un artista ai novantadue di un uomo. Far incontrare l’ammirazione di una giovane sarta e di un semplice vigile del fuoco che non nascondono la voglia di crescere culturalmente ed emotivamente riconoscendo la fortuna di lavorare nella compagnia teatrale dove il protagonista è Umberto Orsini. 

Il teatro nel teatro. Sogno e realtà. Non c’è un solo istante di confusione, ma il tutto porta alla creazione di incastri emozionali. Quando l’attore Orsini esce dal camerino per andare a interpretare il protagonista del “Temporale” di Strindberg, un forte tuono squarcia il cielo e l’attore volge lo sguardo alla finestra. Quella mezz’ora di ricordi non poteva che definirsi “Prima del temporale”. Un temporale metereologico, scenico e nel cuore.

Grazie Maestro Orsini

Nota della Redazione: Orvietonews, giornale online registrato presso il Tribunale di Orvieto (TR) nr. 94 del 14/12/2000, non è una bacheca pubblica. Pur mantenendo fede alla disponibilità e allo spirito di servizio che ci ha sempre contraddistinto risultando di gran lunga l’organo di informazione più seguito e letto del nostro territorio, la pubblicazione di comunicati politici, note stampa e altri contributi inviati alla redazione avviene a discrezione della direzione, che si riserva il diritto di selezionare e modificare i contenuti in base a criteri giornalistici e di rilevanza per i lettori.