"Il Custode" di Niccolò Ammaniti

L’ultimo libro di Niccolò Ammaniti è ammaliante e disturbante. Scava nella profondità dell’animo umano alla ricerca di crepe invisibili in cui paura e solitudine finiscono per confondersi. È come camminare lungo una linea di confine in cui il senso di cura e protezione si incrina, la dedizione si deforma e il bisogno di proteggere rischia di trasformarsi nel suo opposto.
"Il Custode” è un libro inquieto che fa sussultare e trattenere il respiro. Non dà risposte, non offre riparo ma svela un mondo cupo e vulnerabile, dove salvezza e perdita sembrano fondersi e confondersi. Ogni gesto di cura porta con sé un’ombra e ogni tentativo di salvezza rischia di far arrivare a riva ancora più smarrimento.
Il titolo già di per sé è una promessa e una condanna. “Custodire” non è mai un gesto innocente. Significa vigilare, vegliare, trattenere e a volte sacrificarsi ma significa anche, scegliere cosa tenere al riparo e cosa lasciare esposto al rischio del mondo.
La scrittura non smette di sorprendere: asciutta ma densa, capace di alternare crudezza e tenerezza, ironia e vertigine. Ammaniti ha la capacità di lasciare che il lettore si senta partecipe. Non mero osservatore ma parte in causa. Leggendo questo libro ci sentiamo sempre in bilico, alla ricerca di un senso, di una giustificazione, sempre in attesa che qualcosa stia per accadere.
Il finale – e qui bisogna dire poco per rispetto di chi deve ancora arrivarci – non chiude: pietrifica. È un finale d’effetto che ci viene scaraventato in faccia con una forza quasi fisica. Ci lascia immobili, perché ci costringe a riguardare tutto quello che abbiamo letto da un’altra angolazione.
Ammaniti conferma ancora una volta di saper abitare i margini dell’animo umano con uno sguardo lucidissimo e insieme profondamente compassionevole.
Al centro della narrazione si muove Nino, adolescente di tredici anni che vive a Triscina (Sicilia) con la madre Agata proprietaria della rivendita di Marmi “Vasciaveo” insieme alla zia Rosi e a una creatura misteriosa che abita nel loro bagno. Nino non l’ha mai vista, ha solo sentito i suoi passi, a volte più lenti, altri più nervosi. Una creatura alla quale i Vasciaveo si servono quando qualcuno deve “sparire”.
Della potenza di questa creatura ci rendiamo conto quando una sera due killer U’Sconsolatu e Santino si presentano a casa di Agata con un ciclista francese reo di aver assistito a un omicidio per scaraventarlo dentro il bagno da cui ne uscirà di marmo.
Nino è quella vita, da sempre. Non si interroga, la vive con la sua bici e avendo in testa le parole della madre “Scordati gli amici, scordati i viaggi, il mondo inizia e finisce a Triscina, noi abbiamo un compito, occuparci della cosa nel bagno”.
Tutto potrebbe procedere così se non fosse che in paese arrivano una giovane donna e sua figlia di dieci anni: Arianna e Saskia a cui Agata affitta un appartamento mezzo disastrato. Le due sono lì per ritrovare il padre di Saskia in arrivo dalla Francia in bicicletta ma che da giorni ha sempre il cellulare staccato.
Nino capisce chi è il ciclista ma tace, le due donne lo travolgono con la loro vita scanzonata e sopra le righe. Tra un giro in auto e un video su Onlyfans di Arianna, Nino si innamora. Non di Saskia ma della madre. Di Arianna sempre in bilico, poche regole, molto disperata e molto più grande di lui.
Nino pensa di poter cambiare vita, crede di poter lasciare tutto ma una parte di lui è legata e ancorata a quelle piastrelle del bagno levigate dai passi della “cosa”.
Ed è proprio lì, in quegli spazi, in quelle crepe che Ammaniti sembra affondare lo sguardo per parlarci del mondo, del male insito nella natura umana, della sua fragilità, della incapacità di poter cambiare. Ci parla anche di sopraffazione, di amore e pietà.
Difficile dimenticare “Il Custode”.
TITOLO: Il Custode
AUTORE: Niccolò Ammaniti
CASA EDITRICE: Einaudi
PAGINE: 165
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