Giornate FAI di Primavera, la Delegazione di Orvieto apre le porte di Palazzo Ottaviani

Sobrio ed elegante, non rivela l'età della sua lunga storia. Eppure da secoli il centralissimo Palazzo Ottaviani delimita quella che nel XIII secolo era documentata come Piazza Maggiore – e, prima ancora, Foro Romano – su cui si affacciano il Palazzo del Municipio e la Chiesa di Sant'Andrea. In Età Medievale appartenne ai Filippeschi, poi al Comune, e dal XVII secolo alla Famiglia Solis, nobile casato di origine spagnola, tra i più ricchi di Orvieto, legato alla Curia romana.
Nell'Ottocento divenne proprietà degli Ottaviani, per decenni ospitò l'Albergo delle Belle Arti, frequentato da pittori e scrittori, fino al 1921 quando l'edificio venne acquistato dalla Cassa di Risparmio di Orvieto che, ancora oggi, ha lì la sua sede principale. Come in passato, conserva un forte ruolo identitario ed è luogo di incontro e memoria, dove architettura e storia si fondono in uno scenario di grande fascino, pronto a svelarsi in occasione delle Giornate FAI di Primavera 2026.
Presentata lunedì 9 marzo, la 34esima edizione del grande evento di raccolta fondi – che vedrà in campo 134 Delegazioni, 113 Gruppi, 95 Gruppi Giovani, 18 Gruppi FAI Ponte tra Culture, 7.500 volontari, 17.000 Apprendisti Ciceroni per aprire le porte, solitamente chiuse, di 780 luoghi in 450 città italiane – attende tutti al civico 21 di Piazza della Repubblica sabato 21 e domenica 22 marzo, dalle 11 alle 13 e dalle 15 alle 17 (ultimo ingresso alle 16.30), per visite, ogni mezz'ora, della durata di 50 minuti per gruppi di massimo 20 persone.
A condurre le visite guidate accessibili e a contributo libero – all’occorrenza, anche in inglese – saranno gli studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore "Majorana-Maitani" e dell’Istituto d’Istruzione Superiore Artistica Classica e Professionale di Orvieto. Oltre ad apprezzare la bellezza del Piano Nobile e la capacità di artigiani e decoratori che, nel corso degli anni, lo hanno impreziosito, sarà possibile soffermarsi sugli aspetti decorativi ed architettonici, l'archivio e la documentazione storica.
Dalla promulgazione del Rescritto Pontificio di Papa Pio IX del 1852 ai registri cartacei, testimonianza di modalità lavorative ormai completamene trasformate, il percorso permetterà di ammirare l'austero Salone d'Onore, le raffinate decorazioni pittoriche, la scultura simbolica dell’artista Livio Orazio Valentini collocata all'ingresso e ancora la collezione pittorica dell'orvietano Fernando Puppo, qui conservata dal 1997, con opere dedicate ai paesaggi e vedute della Rupe negli anni tra le due guerre.
Sopra i portali in legno del Salone d'Onore, intorno agli anni '30, l'istituto proprietario dell'immobile commissionò a Gino Frittelli sei pannelli decorativi, tempera su tela, che riproducono figure allegoriche sui temi del risparmio, della beneficenza e del lavoro. Uno sguardo inedito su un palazzo cittadino che, pur essendo stato oggetto di interventi di ristrutturazione al Piano Terra finalizzati all'utilizzo dei locali come uffici, ha mantenuto l'impianto originario con una scala centrale che porta al salone centrale del Piano Nobile – i soffitti sono a cassettoni o talvolta affrescati – da cui si accede agli ambienti laterali, tutti finemente decorati in stile déco. Sublime sintesi di storia finanziaria, arte e identità cittadina.
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