cultura

Incontro con l'attivista per i diritti umani Shervin Haravi tra emozione e consapevolezza

domenica 30 novembre 2025
di Federica Sartori

L'annunciato incontro di venerdì 28 novembre con l’attivista per i diritti umani Shervin Haravi ha portato a Orvieto, nell’Auditorium di Palazzo Coelli, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto, moltissima emozione e una nuova consapevolezza. La parola che maggiormente può rappresentarlo è emozione. Nell'ambito dell’evento dal titolo "Oltre il velo: la trasformazione culturale in Iran - Le nuove generazioni come motore del cambiamento" l’emozione ha coinvolto tutti: gli studenti, i professori, tutto il resto dei partecipanti e Shervin Haravi.

Il pomeriggio si è aperto con l’incontro dell’attivista italo-iraniana e gli studenti di quattro classi del Liceo Artistico "Livio Orazio Valentini" accompagnati da alcuni insegnanti. Partendo da un brevissimo riepilogo della storia politica dell’Iran, dallo Scià Reza Pahlavi alla rivoluzione del 1978 guidata dal leader spirituale ayatollah Khomeini che portò alla proclamazione della Repubblica Islamica dell’Iran, fino al 2022 quando è iniziata un’altra rivoluzione che sta andando avanti decisa. Il settembre del 2022 ha segnato uno spartiacque per la famiglia Haravi.

Dopo la morte della giovane studentessa Mahsa Amini arrestata dalla Polizia Morale per non aver indossato correttamente il velo (una ‘semplice’ ciocca di capelli fuoriuscita dall’hijab), Shervin Haravi e i genitori si sono guardati negli occhi, hanno parlato, hanno riflettuto a fondo davanti alla decisione più difficile: prendere o meno una posizione ufficiale contro il regime? Immediatamente consapevoli che una risposta positiva a quel quesito si sarebbe trasformata nella realtà di non poter tornare in Iran fin quando la Repubblica Islamica sarà al potere. 

Una risposta che li straziava, perché impedisce un diritto fondamentale, recarsi nella propria nazione, allontanandoli fisicamente da amici e parenti. Una scelta non facile, ma ritenuta indispensabile anche per l’immediata e imponente reazione alla morte della giovane Amini da parte della popolazione iraniana con la nascita del movimento spontaneo “Donna, vita, libertà.” La decisione delle donne iraniane di scendere in piazza senza velo e per la prima volta con a fianco molti uomini, ha convinto la famiglia Haravi che anche fuori dall’Iran si dovevano alzare voci e luci su quanto stava accadendo.

Ed ecco che Shervin Haravi ha cominciato a parlare a un pubblico sempre più ampio, a recarsi nelle scuole, ad accettare inviti di associazioni sparse per l’Italia, a portare a conoscenza del maggior numero di persone possibile la situazione del popolo iraniano. In modo particolare delle donne, dalle bambine alle coetanee (Haravi è un avvocato di 34 anni) alle anziane, che vivono un presente difficile, un futuro incerto e un passato di negazioni. Gli incontri di Orvieto, quasi due ore con gli studenti e altrettante a una platea eterogenea, hanno portato conoscenza, dolore, emozione. 

Sia da parte degli studenti, sia dei professori sia dei cittadini intervenuti nella seconda parte del pomeriggio, l’attenzione al tema dei diritti umani è stata massima. Le riflessioni si sono susseguite, così come è emersa la domanda “Come possiamo aiutare? L’Occidente ‘libero’ cosa può fare?". Proprio Shervin Haravi ha indicato una strada perché non si spenga la luce puntata sulla popolazione dell’Iran, ed è attraverso l’informazione corretta, la lettura di poesie e la visione di film di registi iraniani, il tenere un atteggiamento di propensione alla conoscenza ‘degli altri’. 

Ha fatto riferimento al poeta sufi del 1200 Jalāl al-Dīn Muḥammad Rūmī, che nelle sue opere descrive come il corpo, o una sua parte, possa simboleggiare una sofferenza interiore e la conseguente esigenza di reagire per trovare l'equilibrio e la guarigione spirituale. La metafora del corpo e delle sue parti malate che richiedono una reazione è chiara: ogni persona rappresenta l’universo e curare sé stessi significa prendersi cura di tutti gli altri.

Le parole di Shervin Haravi e la proiezione del cortometraggio “Katvoman” (che affronta in modo originale il toccante tema della violenza di genere) nel corso del pomeriggio così come la visione, mercoledì 26 novembre, del film “Kafka a Teheran” presso la Nuova Biblioteca Pubblica "Luigi Fumi", sono stati fonte di arricchimento culturale e personale per quanto riguarda limiti e volontà, scrittura e censura, determinazione e difficoltà.

Due pomeriggi, non a caso programmati nella settimana che vede la ricorrenza della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, 25 novembre, che faranno riflettere a lungo anche sulla condizione delle donne, in generale e iraniane nello specifico, in merito al rapporto tra libertà e parità.

Importanti e stimolanti i collegamenti con i due registi Ali Asgari e Hadi Sheibani, in prima persona toccati dalla mancanza di libertà di espressione con i copioni dei propri film che devono essere sottoposti alla censura del Ministero della Cultura e della Guida Islamica. I due artisti, contattati nei mesi scorsi, si sono resi immediatamente disponibili a un collegamento on line e al contempo grati per l’attenzione che Orvieto ha desiderato rivolgere alle loro opere. 

Un plauso, quindi, all’A.Ge. - Associazione Genitori di Orvieto che ha immediatamente accolto la proposta di una socia, l’antropologa Tanja Nannarelli autrice del fondamentale contatto con l’attivista Haravi, e portato a conoscenza del progetto la Nuova Biblioteca Pubblica "Luigi Fumi" e la Sezione Fidapa di Orvieto che fin da subito si sono dimostrati fattivi partner delle iniziative.

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