"Voci di bottega. Un'indagine di storia orale sulla memoria e il futuro delle botteghe e dei mestieri orvietani"

La serenata sotto al balcone sulle note di "Madonna degli Angeli". La sfida in versi tra Cavajoli e Pistrellesi, antesignana di ogni frestyle battle fra crew di rapper. L'odore della torrefazione del caffè che invadeva il corso e inebriava le narici. E il telefono che ancora non era in casa, figurarsi in tasca. Tutto un (altro) mondo, che c'era e non c'è più. L'avvento del digitale, in tipografia, ha moltiplicato le possibilità e ucciso figure professionali come il rilegatore. In tappezzeria la macchina ha sostituito nella sua mansione il doratore e relegato l'artigianato a giocattolo di lusso per turisti.
Di qui l'invito a riflettere sul ruolo delle botteghe artigiane come punto di aggregazione e riferimento, prima e forse ancora più di circoli e bar. Non solo fucine operose, ma luoghi di incontro e confronto. Di scambio, talvolta acceso e sanguigno, di idee e ideali da inseguire e perseguire per ambire a una società migliore. Storie autentiche trasferite senza cedere alla più facile e frequente attitudine ad abbandonarsi al lamento di fronte a spopolamento del centro storico, perdita di identità, creatività e manualità del lavoro e intorpidimento generalizzato del pensiero.
Anestetizzato, evidentemente, da social e Intelligenza Artificiale. Nessun rimpianto. O, forse, un po' sì se, a distanza di anni, "non si è ancora capito che l’unione fa la forza". E un pugno di nostalgia, quanto basta allo stomaco, di quando "c'era meno, ma bastava di più". Non ha pretese didascaliche di completezza, né ambizioni artistiche festivaliere eppure la visione di "Voci di bottega. Un'indagine di storia orale sulla memoria e il futuro delle botteghe e dei mestieri orvietani" merita di essere recuperata, approfittando di una delle prossime proiezioni pubbliche in via di definizione.
La première del progetto sviluppato dalla Biblioteca Comunale in collaborazione con la Fondazione per il Centro Studi Città di Orvieto – nel solco del percorso avviato due anni fa con l'indagine "La verità, vi prego, sull'amore", liberamente ispirato al documentario "Comizi d'amore" di Pier Paolo Pasolini e ugualmente dedicato alla raccolta delle testimonianze e delle memorie orali della comunità locale, chiamando di fronte alla telecamera a parlare di sentimenti e relazioni generazioni differenti – nel tardo pomeriggio di sabato 22 novembre nell'affollata Sala Accoglienza.
L'occasione, l'annunciato evento "Identità in Cammino. Un Secolo di Fumi (– 6)". Prezioso e meritorio il lavoro di Federica Martellini e Davide Fusi, che hanno curato rispettivamente interviste e riprese e montaggio, dando conto di un mondo lento e, al tempo stesso, ingegnoso, vivace, vivo. Cinque i capitoli – "Come eravamo", "Antenati e Maestri", "Artisti e Mestieri", "Apprendistato", "Genius Loci: se la memoria ha un futuro" – in cui si articola questo secondo, e altrettanto significativo, racconto collettivo che mescola e amalgama stili e toni narrativi.
Quindici i testimoni che, superando la ritrosia, hanno finito per accordare fiducia al progetto e accettato di condividere ricordi e aneddoti, domande più che risposte entro i confini di una geografia urbana in cui il nome della persona identifica l'attività e diventa indicazione toponomastica. In ordine di apparizione: Marco Sciarra, Trento Brandoni, Piero Cambi, Tonino Camilli, Massimo Lucarelli, Giada Ziruffo, Loretta Lovisa, Michele Golia, Andrea Carli, Donatella Michelangeli, Luciano Damasso, Sergio Carli, Alessia Stendardo, Giovanna Gentili e Gianluca Fioravanti.
Tasselli preziosi, frammenti a tratti ironici, a tratti poetici, identità multiformi e inevitabilmente mutevoli di una memoria condivisa sugli stessi sampietrini all'ombra del Duomo. "Il passato è sempre nuovo: come la vita procede esso si muta (…). Il presente dirige il passato come un direttore d’orchestra i suoi suonatori", la citazione di Italo Svevo che apre i circa 90 minuti. Un lavoro di cucitura di voci, in continuo equilibrio tra era, è e sarà, lontano da stereotipi e Amarcord di maniera o da una rappresentazione "presepiale" della bottega tutta fabbri, sarte e vasai.
L'intreccio di fili lega i racconti, la rete di memorie sottende e tiene insieme una storia reale di arti e mestieri, figure di grandi maestri, tradizione e invenzione, vicende familiari private e collettive che, più o meno, consapevolmente "hanno segnato il volto della città e l’immaginario comune". Un viaggio nella memoria che interroga il futuro e ricostruisce una trama di gesti, saperi e parole che non rimpiange solo il passato, ma parla al presente e sembra auspicare che, almeno in questa realtà, le botteghe non smettano di essere laboratori di creatività, socialità e identità.
"L'obiettivo di tutta questa operazione – ha spiegato Carla Lodi, dirigente del Settore 5 - Promozione ed Istruzione del Comune che comprende Cultura, Turismo, Sport, Politiche Giovanili e dell'Infanzia, Scuola e Famiglia – è quello di arrivare a costituire alla Biblioteca Fumi una vera e propria Sezione dedicata alla Memoria Orale, per custodire e trasmettere, tenere traccia di persone, luoghi e mestieri che, per anni, hanno rappresentato un punto di riferimento e che, per tanti motivi, un po' alla volta vanno scomparendo".
"Un progetto ambizioso ma crediamo necessario che – ha aggiunto l’altra coordinatrice, Liliana Grasso, presidente della Fondazione per il Centro Studi Città di Orvieto – invita a fermarsi a pensare come e quanto cambino la comunità e ruoli e relazioni che, al suo interno, si tessono. Intendiamo proseguire in questa direzione. Quella della costruzione di un percorso di archiviazione e valorizzazione della memoria, per raccontare insieme il territorio e la sua evoluzione culturale, dando voce ai tanti talenti che esistono e resistono".
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