cultura

La bestia e l'angelo

sabato 20 febbraio 2021
di Mirabilia Orvieto
La bestia e l'angelo

Alexander Louis Leloir, La lotta di Giacobbe

"In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto… tentato da Satana. Stava con bestie selvatiche e gli angeli lo servivano" (Marco 1,12-13).

Se leggessimo l’inizio del Vangelo della prima domenica di quaresima prendendolo direttamente dalla Bibbia troveremmo l’espressione "subito" e non "in quel tempo".  Cosa era avvenuto prima? Il battesimo di Gesù nel Giordano. Marco sottolinea dunque lo stretto legame tra il battesimo e l’episodio delle tentazioni del deserto. Così prima di incominciare a parlare agli uomini, dopo più di trent’anni di silenzio a Nazareth, il Messia riceve due parole.

La prima è una parola di conferma che viene dal cielo: “Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto” (Mc 1, 11). La seconda invece è una parola contraria, di negazione, che proviene da Satana. Cristo non può iniziare a dire qualcosa di senso per gli altri senza prima aver conosciuto queste due realtà che accadono insieme, come dire che egli non può parlare né di male né di bene, né di dolore né di guarigione, né di peccato né di grazia, senza aver sperimentato tutto! Gesù non è un ‘parolaio’ ma è la Parola, e la Parola è vita, è storia, è esperienza, dice il Vangelo di Giovanni. 


Cattedrale di St. Lazare

Dopo il battesimo, il Figlio di Dio non andrà subito ad evangelizzare il mondo, a catechizzare gli altri, ma sarà spinto dallo Spirito nel deserto, cioè nel luogo dove “l’abisso chiama l’abisso”, dove ciò sta nascosto nelle profondità dell’anima esce alla luce e dalla luce viene illuminato. E mentre i Vangeli di Matteo e Luca descrivono la vittoria di Cristo sulle tentazioni con la sconfitta di Satana che si ritira, quello di Marco si sofferma su quello che avviene ‘durante’ le tentazioni. E cosa avviene? Che Gesù vive la completezza della realtà umana stando sia con le bestie selvatiche, sia con l’angelo. 

Dentro quel tempo della sua vita che è la tentazione, Gesù non è chiamato a superare delle prove in vista di un premio finale, ma ad avere la capacità di unire ed integrare tutto dentro di sé, e la Bestia e l’Angelo, e il Male e il Bene. La bestia del Vangelo non è una realtà che viene dall'esterno, al di fuori dell’uomo, ma è dentro di lui: la bestia è il simbolo di quel male, quel dolore, quella paura, quei cedimenti, quei fallimenti, ma anche di quelle chiusure, quei rifiuti, quell’odio, quel disprezzo che fanno parte della condizione umana come tale e con queste ‘difficoltà’ Gesù vive… e tutti noi viviamo. Il male non va respinto come un nemico da abbattere, da sconfiggere; il male va accettato per scoprirne il senso profondo. Ma come si può accettare il male senza difendersi da esso? 

Ed ecco allora che interviene l’angelo, una luce che squarcia le tenebre e le dirada. Nella Bibbia gli angeli non sono quelle creature fantastiche con le ali che scendono dal cielo, essi sono gli ‘annunciatori’ di una parola che fa capire all’uomo chi è lui e il senso della sua vita: solo ascoltando questa parola divina, l’uomo potrà conoscere e accogliere senza paura se stesso, cioè la bestia selvatica che è in lui! Gesù non lotta con l’angelo come Giacobbe, al contrario si apre a lui e l’angelo lo serve e gli risponde. Dalle tentazioni non si fugge, ma ci si vive scoprendo la parola giusta, cioè l’angelo, che sa rispondere alla bestia che è il male che abita dentro di noi. 

La protagonista nella fiaba ‘La bella e la bestia’ riesce a colmare la distanza tra sé e il principe maledetto, trasformato dal suo egoismo disumano in un mostro; prigioniera della Bestia, la giovane donna riesce poco a poco ad averne compassione perché ella rappresenta l’anima dell’uomo quando sa riconoscere, accettare e amare la propria Ombra. Nessuna parola di salvezza potrà dunque essere mai detta, o predicata, se nella vita si è dei ‘separatori’ che dividono la bestia dall’angelo, il male dal bene. Infatti chi viene da Dio sa parlare di Dio e anche del suo opposto, perché conosce la luce ma anche l’oscurità. La conversione del cuore sta nel capire chi siamo e integrarlo completamente. Sta proprio qui il rinnovamento interiore: unire un cuore disunito, scisso, spaccato, al fine di trovare in questa unità il centro e il fondamento dell’agire e del reagire umano.

Essere cristiani non sta nel separare ciò che è spirituale da ciò che è carnale, semmai nel ‘fondere’ il più possibile il divino con l’umano e colui che riesce a farlo diverrà allora un autentico contemplativo.