cultura

All'Unitre riparte per il settimo anno consecutivo il percorso di filosofia a cura del prof. Barbabella

giovedì 18 febbraio 2021
All'Unitre riparte per il settimo anno consecutivo il percorso di filosofia a cura del prof. Barbabella

Dal 2015 un crescente successo accompagna il corso di Filosofia che l’Unitre propone tradizionalmente in avvio d’anno e che, dato l’elevato gradimento riscontrato presso gli associati, ne impone con vigore la settima edizione. Si tratterà di un circuito composto da quattro incontri fruibili online, in questo particolare momento storico, sul canale ufficiale YouTube Unitre Orvieto, a partire dalla prossima settimana e a cadenza regolare.
 
“Inutile aggiungere che questa esperienza intellettuale sarà curata dal Prof. Franco Raimondo Barbabella, il vero artefice della rinascita dell’interesse per la Filosofia ed il Pensiero Critico nella nostra città, che tanti frutti culturali ed istruttivi ha sinora generato; fra questi, mi ritorna alla mente la meravigliosa conferenza in occasione degli 800 anni dall’incontro fra San Francesco d’Assisi ed il Sultano d’Egitto, di cui furono protagonisti i professori Franco R. Barbabella, Donato Catamo e Padre Giovani Scanavino, assieme ai nostri brillanti studenti liceali; ed ancora, le numerose edizioni di Decade Kantiana, la cui esuberante rigogliosità impone un’attenta programmazione delle prossime annate. Il calendario preciso delle lezioni sarà diffuso quanto prima. Buona cultura!”.

M° Riccardo Cambri, Presidente Unitre Orvieto

 
Il settimo ciclo cade in un periodo particolare segnato dalla pandemia, un fenomeno inatteso che ha sconvolto ogni previsione e ogni sicurezza. Saltano gli schemi consueti e il mondo va reinterpretato. La filosofia, un po' come l’arte e come la scienza teorica, aveva intuito da tempo l’usura e l’inceppamento delle categorie interpretative tradizionali. A posteriori sembra quasi profetico aver lanciato sette anni fa la funzione critica del pensiero, la sua propensione a scavare sotto la crosta per guadagnare la capacità personale e collettiva di orientarsi di fronte all’imprevisto.
Dunque il contributo coerente che oggi la filosofia può fornire è la reinterpretazione e la ridefinizione di un blocco di concetti, condensati nelle corrispondenti parole chiave, con i quali possiamo capire meglio il mondo rapportandoci in modo propositivo ad un’umanità che sentiamo sofferente.

Il titolo di per sé indica il senso di questo nuovo ciclo fatto ancora di quattro occasioni di incontro: “Parole chiave nel tempo della complessità”. Le quattro parole sono: complessità, indeterminazione, limite, progresso. Per ciascuna si farà riferimento ad un libro di un autore contemporaneo pubblicato di recente. La durata di ogni chiacchierata non supererà i 25/30 minuti.

Il primo incontro, dedicato al concetto di complessità con riferimento al libro di Mauro Ceruti “Il tempo della complessità”, ragiona sull’epoca della globalizzazione e dell’umanità planetaria per capire come cambia in essa la condizione umana e come si ridefiniscono i principi del pensare e dell’agire. Siamo pronti a gestirci nel passaggio alla prospettiva della Terra-patria sapendo che siamo ormai necessariamente una comunità di destino?

Il secondo fissa l’attenzione sulla rivoluzione concettuale della fisica quantistica che, partendo dal Principio di indeterminazione di Heisenberg, dal mondo fisico si può estendere a quello umano, come ci mostra la lettura che ne dà Carlo Rovelli in “Helgoland”.

Il terzo incontro è dedicato alla parola limite. George Simmel ha detto che “l’uomo è l’essere confinario che non ha confini”. E in effetti il carattere distintivo della modernità occidentale sembra essere la capacità umana di violare i termini prefissati, i confini, i limiti. Ma con quali problemi, vantaggi, rischi? Ci riflettiamo con Remo Bodei e il suo libro “Limite”.

Il quarto e ultimo incontro è dedicato alla parola progresso, di cui tratta Aldo Schiavone in un volume dall’identico titolo. Non poteva mancare, a conclusione, proprio questa parola, con cui la cultura occidentale ha espresso la secolare convinzione che l’umanità può migliorare le sue condizioni di vita. È una parola che ha ancora un suo senso? E se si, a quali condizioni?

Prof. Franco Raimondo Barbabella