cultura

Al Museo Paleontologico sulle tracce dei bisonti con "Linea Verde Radici"

sabato 14 novembre 2020
di Davide Pompei
Al Museo Paleontologico sulle tracce dei bisonti con "Linea Verde Radici"

L'Umbria, il suo paesaggio e la sua storia ancora protagonisti in tv. I luoghi e la natura, ma anche la spiritualità ch, da secoli, permea il cuore verde d'Italia sono il filo conduttore della puntata de "Il Provinciale", in onda sabato 14 novembre, alle 17.30, su Raidue. A raccontarlo sarà il conduttore radiofonico, televisivo e autore tv genovese – classe 1969 – Federico Quaranta girando per eremi ed eremiti, sulle orme non solo di Francesco d'Assisi e Benedetto da Norcia, ma dei tanti che già dal VI secolo a.C. si stabilirono nella Valle Spoletana e nella Valnerina per evangelizzare la popolazione.

La puntata de "Il Provinciale" sarà un suggestivo viaggio che parte dal Monte Subasio per andare a scoprire, tra i tanti luoghi, l'Eremo delle Carceri e il Santuario di Monteluco, e poi le storie di eremiti contemporanei, come quella di Teresa, 91 anni, che dal 1986 vive sulla cima del Monte Fionchi, sopra Spoleto. O quella di Pietro, l’unico residente di Colle Olivo, piccola frazione di Ferentillo. E poi, ovviamente, le eccellenze della gastronomia di un territorio che in molti hanno scelto come luogo d'elezione. Tipicità come l'olio e la torta al testo torneranno sugli schermi anche sabato 28 novembre, alle 12.30.

Le telecamere di "Linea Verde Radici", altra popolare trasmissione di Raiuno condotta sempre da Federico Quaranta, sono entrate, infatti, al Museo Paleontologico "Luigi Boldrini" di Pietrafitta, per cercare tracce dei lontani antenati dei bisonti. Si concentrerà sulla presenza di questo animale in Umbria la puntata che porterà gli spettatori nell'allevamento situato nell'area del Trasimeno. Al museo la troupe televista ha effettuato riprese della teca del Leptobos, il grande bovide vissuto durante il Pleistocene Inferiore, un milione e mezzo di anni fa.

Nella miniera a cielo aperto di Pietrafitta, infatti, il primo reperto rinvenuto è proprio un femore di questo antico bovide – il cui genere ad oggi è estinto – che rientra tra la famiglia dei bisonti, il cui diretto antenato (Bison de Giulii) è stato, invece, ritrovato a pochi chilometri di distanza, nei pressi di Corciano. Quanto al museo, rappresenta una realtà unica nel panorama nazionale. La collezione di vertebrati fossili è una delle più ricche d'Italia e d'Europa. Dal 2011 la struttura testimonia la storia dell’attività mineraria per l’estrazione della lignite, usata per alimentare la centrale elettrica dell’Enel.

Durante l’attività estrattiva furono rinvenuti i primi reperti fossili, ad opera di Luigi Boldrini, assistente capoturno di miniera che per primo li classificò riconoscendone l’importante valore. Punta di diamante della collezione, gli otto scheletri di Mammuthus Meridionalis, le cui ossa sono state lasciate nella posizione che avevano al momento del ritrovamento. "Del Leptobos che si muoveva in branchi ed era abituato a percorrere lunghe tratte alla ricerca di distese per il pascolo e fonti sorgive di acqua per abbeverarsi – riferisce Annalisa Gori, operatrice di Sistema Museo – è stato detto che era stanziale nel bacino di Pietrafitta, poiché l’area presentava anche ampie distese dove potersi spostare e abbeverarsi".