cultura

Esce "Il grande salto", il nuovo libro di Luca Tomassini con prefazione di Gianni Riotta

mercoledì 11 novembre 2020
Esce "Il grande salto", il nuovo libro di Luca Tomassini con prefazione di Gianni Riotta

Da giovedì 12 novembre nelle principali librerie e online su Ibs e Amazon è disponibile "Il grande salto. L’uomo, il digitale e la più importante evoluzione della nostra storia" di Luca Tomassini, acuto osservatore del presente e oggi tra i più influenti imprenditori tecnologici italiani, Fondatore e Presidente del Gruppo Vetrya, multinazionale operativa in tutto il mondo.

«Il libro di Luca Tomassini è manifesto di una chiamata alle armi di cultura e impresa, leva che dovrebbe smuovere politica, media, società civile, scuola», scrive Gianni Riotta nella prefazione al libro. Il grande salto è un saggio indispensabile per orientarsi con fiducia in un mondo sempre più interconnesso e per affrontare con maggior consapevolezza le prove che impone il nostro tempo.

Considerando il futuro non come un destino ineluttabile, ma una narrazione corale e aperta, una possibilità di incroci e rinascite, in ambito industriale ed economico ma anche politico e morale, epistemologico e culturale, Tomassini si domanda come potremo essere all’altezza delle sfide che si profilano all’orizzonte. Se Internet, intelligenza artificiale e machine learning hanno determinato nuovi modi di agire, sperimentare, innovare e pensare, l’imminente avvento del 5G offrirà molteplici possibilità di sviluppo in settori cruciali quali lavoro, scuola e sanità.

Con uno sguardo al passato e incrollabile fiducia nel mondo che verrà, Tomassini compie un’analisi approfondita dell’impatto che la tecnologia esercita su stili di vita, benessere e salute del pianeta, teorizzando una vera e propria mutazione, un salto evolutivo che per la prima volta nella storia dell’umanità non conosce confini geografici, politici o ideologici: con il digitale è già possibile dar vita a una nuova rivoluzione in tutti i campi del sapere e dell’agire umano, sta a noi farci trovare preparati.

Luca Tomassini è un imprenditore e accademico italiano. Fondatore, Presidente e Amministratore delegato del Gruppo Vetrya, è considerato uno dei padri della telefonia mobile italiana e tra gli innovatori più importanti del Paese. È stato nominato Cavaliere del Lavoro dal Presidente Sergio Mattarella e Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Già direttore dell’innovazione del Gruppo Telecom Italia è professore aggiunto alla Luiss Business School. È Presidente della Fondazione Luca & Katia Tomassini e, dal 2019, di VatiVision. Il suo gruppo è stato premiato più volte dal Great Place to Work Institute tra le imprese dove si lavora meglio in Italia. Ha pubblicato numerosi saggi, tra i quali, di recente, L’innovazione non chiede permesso (2018) e Vite connesse (2015).

Prefazione di Gianni Riotta

"Il libro di Luca Tomassini è manifesto di una chiamata alle armi di cultura e impresa, leva che dovrebbe smuovere politica, media, società civile, scuola".

​Gianni Riotta
Princeton University, 2020

La prima rivoluzione digitale ha cambiato per sempre il destino degli esseri umani, ma i prossimi vent'anni saranno ben di più di un continuum dei trenta precedenti: il ventennio che si è aperto ci vede tutti nel vortice della nuova onda della rivoluzione digitale a confronto della quale le innovazioni e le trasformazioni di fine secolo sembreranno poco più che premesse.

Il balzo che stiamo compiendo passa attraverso una discontinuità tecnologica radicale fatta di rotture e di sperimentazioni a tutto campo i cui effetti ricadono a pioggia su economia e politica, società e cultura.

La rete globale di connessioni, tracciando una nuova griglia sulla superficie terrestre, come la griglia razionale della prospettiva quattrocentesca, ha contribuito a creare una nuova realtà, nella quale l’uomo è tornato a essere, pienamente, misura delle cose. La sfida che proponevo qualche anno fa era quella di mettere l’umanità di fronte alla sua capacità critica e creativa, di aprire gli occhi e soprattutto la mente davanti agli scenari che lo sviluppo di questa può offrirle.

Non ho mai, né allora né in seguito, negato l’esistenza di rischi o rifiutato di vedere gli inevitabili problemi derivanti dell’utilizzo della grande rete, ma ho sempre cercato di lanciare un invito a prendere coscienza del potenziale ancora inespresso, come a considerare in modo lucido e positivo ciò che già era successo e ciò che, di lì a poco, sarebbe inevitabilmente accaduto in termini di sviluppo tecnologico. L’uomo al centro del mondo, così scrivevo. Al centro della sua vita, indirizzato sul cammino della piena realizzazione, personale e collettiva. Creatore di una realtà altamente gestibile.

Si tratta di una posizione privilegiata, nella quale l’uomo è in netto vantaggio rispetto alla macchina, al dispositivo, alla rete. L’uomo può creare e distruggere, controllare, correggere, rivedere, riprogrammare, aggiornare, installare e disinstallare. Se guardiamo all’oggi, a distanza di pochi anni, tira già un’aria diversa. Ecco allora che alcuni rispolverano l’espressione transumanesimo, per indicare un futuro prossimo nel quale l’essere umano, ibrido di corpo biologico e innesti tecnologici, sarà qualcosa di molto diverso da come lo conosciamo ora.  Non è una prospettiva pienamente luminosa, illuminista.

E c’è anche chi, facendo previsioni sugli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale, come Stephen Hawking, metteva in questione addirittura la sopravvivenza della nostra specie sul pianeta Terra, e invitava a cominciare a pensare in termini di specie multiplanetaria.

Chiediamoci subito cosa sia davvero cambiato. Tutto e nulla. Se il futuro è incerto per definizione, se c’è una cosa della quale possiamo invece essere sicuri è che la nuova frontiera che si sta avvicinando è tra le più incredibili e sconvolgenti che l’uomo abbia mai dovuto considerare.

Negli ultimi dieci anni si sono avute rotture qualitative in molti settori delle tecnologie digitali, che si stanno alimentando a vicenda determinando un’accelerazione sistemica dell’innovazione. La chiave interpretativa del passaggio storico che stiamo vivendo è proprio questa dimensione di sistema della discontinuità tecnologica, fatta di strette interdipendenze: ad esempio, tra l’intelligenza artificiale e l’Internet of Things, o tra il 5G e la cognitive automation che ridisegna la robotica nelle fabbriche e più in generale nei processi produttivi.

Siamo dinanzi a una nuova convergenza, di portata simile a quella che alcuni decenni fa portò all’integrazione tra communication technology e computing dando vita a Internet. Gli elementi della nuova convergenza, nei quali si accumulano salti tecnologici, sono lo sviluppo dei supercomputer e dei computer quantistici, che promettono una potenza di calcolo su una scala radicalmente più elevata; le reti neurali e il deep learning, che spalancano nuovi orizzonti all’intelligenza artificiale; l’Internet of Things; la cognitive automation e le interfacce tra uomo e macchina; il 5G, che tutto connette e mette a sistema.

Possiamo dare a quest’intreccio di tecnologie fortemente interdipendenti il nome di “cluster tecnologico secolare”, perché destinato a condizionare il XXI secolo come l’elettricità ha plasmato il secolo precedente e come Internet ha guidato il periodo di transizione tra i due millenni.

"Il grande salto” è una disamina sul paradigma che racconta il presente e il futuro del “pianeta digitale” dalle qualità dei suoi abitanti, delle loro scelte, e del domani che già oggi stanno costruendo.

Viviamo in un nuovo mondo insomma. In una frazione di tempo infinitesima, il nostro panorama è cambiato e con esso le nostre abitudini, le regole del gioco, i paradigmi. Come sempre nella storia dell’essere umano, un singolo evento ha dato il via a un domino di effetti a catena che stanno mettendo in discussione tutto quello che crediamo di conoscere, cambiando in modo definitivo e non reversibile le nostre esistenze.

Come durante una guerra, il nostro benessere è in pericolo e temiamo per la nostra sopravvivenza, minacciati da un nemico invisibile del quale sappiamo poco o nulla. Eppure questa non è una guerra, ma una rivoluzione: drastica, universale, e velocissima.

Quella che ci vede coinvolti è la più drastica tra le rivoluzioni vissute dall’umanità. È la più globale: l’unica che non conosce confini geografici, politici, e nemmeno ideologici. Questa rivoluzione è l’unica che coinvolge il pianeta per intero. Ed è la più veloce, così veloce da richiedere un adattamento che l’uomo non ha mai dovuto affrontare prima d’ora.

Non è una crisi e non è un virus: è un salto evolutivo.

Quello che stiamo vivendo è un passaggio epocale che ha già trasformato il nostro modo di comunicare, di nutrirci, di costruire e di pensare al nostro futuro.

Se ciò che facciamo racconta chi siamo, allora il balzo evolutivo che stiamo sperimentando ci porta a un nuovo termine per descrivere il nostro essere.

Digitando, siamo diventati digitali.

Digitiamo appena svegli e prima di addormentarci.

Digitiamo per produrre oggetti e vendere servizi.

Digitiamo emoticon e lettere per parlare con i nostri simili.

Digitiamo per fare la spesa, prenotare un tavolo al ristorante.

Digitiamo per scrivere, per leggere, per sentire le notizie, ascoltare musica, guardare un film.

L’aggettivo digitali è figlio del verbo che unisce 4 miliardi e mezzo di esseri umani su quasi otto. Un verbo recente, più giovane della media degli abitanti del vecchio continente.

Per ulteriori informazioni:
www.ilgrandesalto.com