cultura

"Fucilate quei sette". Il libro di Cesare Corradini ricostruisce l'Eccidio di Camorena

giovedì 30 luglio 2020
"Fucilate quei sette". Il libro di Cesare Corradini ricostruisce l'Eccidio di Camorena

E' una livida e fredda sera del 29 marzo 1944 quando un camion si ferma in una radura accanto a un fosso nelle campagne di Camorena, a pochi chilometri da Orvieto. Vengono fatte scendere sette persone, circondate da un manipolo di soldati fascisti del famigerato battaglione M. I sette vengono falciati dalle scariche di mitra in esecuzione di una condanna emessa solo poche ora prima.

La vita di questi sei ragazzi e di un uomo adulto, destinati ad essere ricordati come i "martiri di Camorena", si trasfigura ben presto in un simbolo dell'antifascismo. A questo tragico episodio è dedicato il testo "Fucilate quei sette. La vera storia dell’eccidio di Camorena tra Castiglione e Orvieto" di Cesare Corradini (Intermedia Edizioni, 13 euro) in distribuzione da giovedì 30 luglio e disponibile anche sulle piattaforme online.

Documenti di archivio, testimonianze e gli atti processuali restituiscono la palpitante dimensione umana e politica di un dramma con molti protagonisti. Una vicenda terribile in cui rancori personali si sovrapposero alle ideologie, in cui vigliaccheria e gesti di nobiltà si accavallarono in una tragica progressione sullo sfondo dell'ultima fase della guerra. La scrupolosa ricostruzione storica effettuata da Cesare Corradini consente di rivivere il clima convulso, violento ed incerto di quei mesi tremendi, contestualizzando le vicende delle vittime  e degli altri protagonisti in quel momento particolare, ma passando in rassegna anche le responsabilità di chi si prodigò in ogni modo affinché  alla “banda Stornelli” venisse inflitta una punizione esemplare.

Ricatti sessuali, pentimenti tardivi, azioni disperate, desideri di rivalse personali  ammantati da divergenze politiche, violenze bestiali e immotivate fanno da sfondo ad una storia di cui è importate recuperare memoria e conoscenza anche perché il ricordo di  quel tragico avvenimento ha provocato per decenni lacerazioni e diffidenze reciproche, facendo sentire la propria influenza fino ai giorni nostri.