cronaca

La crisi climatica colpisce anche la scuola, fra scarsi investimenti, infrastrutture vecchie e aule roventi

venerdì 11 settembre 2026
di Pierfrancesco Sampaolo

Come ogni settembre, ricomincia la scuola ma, ogni anno che passa le classi rischiano di essere più roventi. Nonostante gli interventi fatti negli ultimi anni che registrano un lieve miglioramento, secondo il report Ecosistema Scuola di Legambiente, solamente il 15% degli edifici scolastici in Italia sono in possesso di impianti di climatizzazione, secondo invece una ricerca della rivista specializzata Tuttoscuola la percentuale sarebbe più bassa, al 9% mentre per Cittadinanzattiva addirittura al 7,4 (in Umbria sarebbero il 3,29%). Con l’avanzare della crisi climatica, si stima che nei mesi di settembre, ma anche maggio e giugno, in moltissime parti d’Italia le temperature in classe potrebbero toccare anche i 26/28°, fino ai 32° registrati durante gli esami di maturità, senza considerare il periodo dei centri estivi in estate avanzata. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità la temperatura per l’apprendimento dovrebbe essere compresa fra i 20° e i 24°. 

È notizia di qualche giorno fa di come si stesse valutando la possibilità di procrastinare il rientro verso periodi più freschi, a seguito, appunto, delle segnalazioni del CNR, ipotesi poi rigettata dal ministro Valditara che, però, il 2 settembre scorso ha fatto varare il d.l. 179 stanziando 20 milioni di euro per la climatizzazione dei plessi. Lo stanziamento è stato duramente criticato dai sindacati perché ammonterebbe ad appena 56 euro a classe, ma il ministro ha tentato di rassicurare dichiarando che si tratta solo di una prima tranche emergenziale e che il resto arriverà con la prossima legge di bilancio, senza considerare i fondi del PNRR per l’efficientamento energetico.

Di tali fondi (circa 6 miliardi di euro, complessivamente per la messa in sicurezza delle scuole), però, al momento, avrebbero goduto solo il 19% circa degli edifici scolastici. La situazione però appare ogni anno più critica, divenendo una vera e propria questione di sicurezza. Secondo quanto rappresentato nel 24° rapporto di Cittadinanzattiva sulla sicurezza nelle scuole, ai problemi legati alla crisi climatica si aggiungono quelli infrastrutturali con 68 crolli registrati lo scorso anno scolastico (controsoffitti, intonaci ecc. - in linea con il precedente) e un incremento di quasi il 4% degli infortuni degli studenti saliti a 80.871 nel 2025 (l’Umbria è passata dai 1512 del 2024 ai 1583 del 2025 per gli studenti e dai 213 ai 233 per gli insegnanti - dati Inail). Senza considerare poi che oltre il 44% dei plessi scolastici si trova in aree a rischio sismico, idrogeologico e di frane e che la crisi climatica non riguarda solo il caldo ma anche gli eventi climatici estremi a essa correlati.

Tutto questo, in un contesto estremamente complesso dove, in larghissima parte, le infrastrutture risalgono a prima del 1976, con problematiche e criticità assai diverse fra loro e richiedono non solo ingenti somme per adeguamenti ma anche un ripensamento degli spazi e della sostenibilità energetica. Dal rimpiazzo delle superfici di cemento con aree verdi ed alberi, all’utilizzo di vernici riflettenti, pannelli solari, creazione di comunità energetiche fino alla capillare sensibilizzazione di tutto il personale su un utilizzo virtuoso delle infrastrutture, le soluzioni sono e sarebbero moltissime, alcune delle quali già in atto, come, ad esempio, nel progetto Scuole verdi a Roma. La regione Umbria risulta essere, sostanzialmente, in linea con il resto del Paese e ne soffre le medesime conseguenze.

Servirebbe, in sintesi, un piano strutturale per il clima nelle scuole di circa 1 miliardo l’anno per tre anni, sempre secondo il report di Cittadinanza attiva presentato in Parlamento, con politiche strutturali rivolte all’efficienza energetica, all’isolamento termico e a soluzioni “green”. Dal Ministero dell’Istruzione, in coordinamento con quello dell’Ambiente, arriverebbero timidi segnali, oltre al recente citato decreto, come un progetto per 400 nuove scuole che si unirebbero alle 206 del PNRR, di cui solo il 40% sarebbero collaudate o in fase di collaudo, e la raccomandazione agli enti locali di spendere i residui fondi per la manutenzione straordinaria in impianti di climatizzazione o ventilazione.

Ovviamente, il tema è prioritario per il paese ma, nonostante anche le raccomandazioni sugli obiettivi concordati dell’UE, il dibattito politico e la rilevanza dell’azione economica non sembrano rispecchiare tale priorità, più sensibili, forse, ad altri tipi di “emergenze”. La questione della crisi climatica e l’impatto che ha su studenti e personale scolastico riguarda tutti e, nella situazione odierna, va ad intrecciarsi con un altro grande vulnus nazionale che è quello della sanità pubblica che viene sempre più appesantita dai risvolti sulla salute di tale crisi. I fondi del PNRR ormai sono in esaurimento e il problema non solo rimane ma, ogni anno, cresce sempre di più.

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