Rifiuti, Pd: “Orvieto non più soluzione alle emergenze. Costruiamo qui il futuro dell'economia circolare”

Sulla discarica delle Crete serve meno propaganda e più capacità di governo. Per evitare qualsiasi ambiguità, il punto politico da cui partire è netto: NO ALL'AMPLIAMENTO della discarica delle Crete. Orvieto non può continuare a essere la soluzione ordinaria o emergenziale alle difficoltà del sistema regionale dei rifiuti.
Da questa posizione, chiara e non negoziabile, deve però partire una discussione più ampia e più seria sul futuro del territorio.
Ridurre il tema a un semplice rimpallo di responsabilità tra chi amministrava ieri e chi governa oggi è fuorviante e, soprattutto, non aiuta Orvieto. È evidente che molte delle scelte che hanno determinato la situazione attuale affondano le proprie radici nelle precedenti stagioni politiche regionali. Allo stesso tempo, però, è altrettanto evidente che per troppo tempo il nostro territorio ha subito decisioni prese altrove senza riuscire a costruire intorno a esse una prospettiva organica di sviluppo.
Oggi, quindi, la questione non può essere soltanto individuare chi abbia sbagliato in passato. La vera responsabilità della politica è capire che cosa fare adesso.
Il Partito Democratico di Orvieto ritiene che un ulteriore ampliamento della discarica non possa rappresentare la risposta automatica alle difficoltà del sistema regionale dei rifiuti. Orvieto ha già dato molto all'Umbria: da decenni ospita uno degli impianti strategici della regione e sostiene un carico ambientale che va ben oltre le necessità del proprio territorio.
Questo dato deve essere riconosciuto con chiarezza.
Allo stesso tempo, sarebbe semplicistico ignorare il fatto che le Crete rappresentano anche un'attività industriale, posti di lavoro, professionalità e una componente significativa dell'economia locale. Limitarsi a chiedere la chiusura della discarica, senza costruire contestualmente un'alternativa economica e occupazionale credibile, rischierebbe di produrre un paradosso: lasciare sul territorio il peso ambientale accumulato in decenni e, nello stesso momento, perdere occupazione e attività produttive.
Non sarebbe una vittoria per Orvieto.
Una politica seria deve essere capace di tenere insieme tutela ambientale, lavoro, sviluppo e sostenibilità economica. Per questo il tempo che resta prima dell'esaurimento delle volumetrie attualmente disponibili deve essere utilizzato per costruire una vera transizione, non per rinviare ancora una volta il problema o preparare la prossima emergenza.
Orvieto deve passare da luogo prevalentemente destinato allo smaltimento a centro regionale dell'economia circolare, della ricerca ambientale e dell'innovazione.
La prima scelta deve essere netta: nessun ulteriore ampliamento delle Crete può essere considerato la soluzione ordinaria o emergenziale ai problemi dell'Umbria. Parallelamente, però, è necessario mettere in campo un progetto capace di accompagnare il territorio verso un nuovo modello economico e produttivo.
Proponiamo, in questo senso, che la Regione Umbria valuti l'istituzione a Orvieto di un centro regionale per la governance, la programmazione e la ricerca in materia ambientale, con competenze sulla gestione dei rifiuti, sul riciclo, sul riuso, sul recupero delle materie, sull'energia e sull'economia circolare.
Riteniamo inoltre necessario aprire un confronto con l'Università degli Studi di Perugia per la creazione di un polo di ricerca e formazione sulle tecnologie ambientali e sui nuovi modelli di economia circolare, capace di attrarre competenze, giovani, investimenti e imprese.
A questo deve affiancarsi un grande piano di sviluppo e riconversione green della zona industriale di Orvieto, costruito insieme alla Regione, al Comune, agli operatori industriali e agli investitori privati. Riciclo, riuso, recupero delle materie prime, innovazione energetica, formazione professionale e nuove attività produttive possono diventare gli assi di una nuova stagione economica per il territorio.
In questo percorso anche ACEA deve poter svolgere un ruolo diverso e più ampio. La presenza di un grande operatore industriale non può esaurirsi nella gestione di un impianto: può e deve tradursi in una partnership con il territorio, attraverso investimenti, sostegno alla nascita di nuove imprese, formazione delle maestranze e sviluppo di nuove filiere legate all'economia circolare.
Esiste, inoltre, una questione di equità territoriale che non può essere ignorata. Se Orvieto ha sostenuto per decenni una funzione strategica per l'intera Umbria, è ragionevole chiedere che una parte significativa degli investimenti regionali in materia ambientale venga concentrata proprio qui.
Non si tratta di chiedere compensazioni assistenziali o privilegi. Si tratta di costruire un equilibrio tra ciò che il territorio ha dato e ciò che deve poter ricevere in termini di infrastrutture, ricerca, sviluppo, occupazione e riduzione dei costi per i cittadini.
Questa discussione, però, deve uscire dalla logica dello scontro ideologico.
La gestione dei rifiuti non può diventare l'ennesima battaglia di appartenenza tra destra e sinistra, nella quale ogni parte cerca un responsabile e nessuno costruisce una soluzione. Il Comune ha il diritto e il dovere di difendere il territorio. La Regione ha il compito di garantire il funzionamento del ciclo dei rifiuti dell'intera Umbria. La responsabilità comune dovrebbe essere quella di trovare un punto di equilibrio capace di tutelare Orvieto e, insieme, di garantire una prospettiva sostenibile all'intero sistema regionale.
Il Partito Democratico di Orvieto non pretende di avere certezze granitiche, ma ritiene indispensabile affrontare il tema con serietà e senza scorciatoie.
La tutela dell'ambiente non può essere separata dalla tutela del lavoro. Lo sviluppo economico non può avvenire scaricando i costi ambientali sulle generazioni future. La transizione ecologica può funzionare soltanto se crea nuove opportunità, nuove competenze e nuova occupazione.
Orvieto non deve essere costretta a scegliere tra continuare a essere la città della discarica o perdere lavoro e attività economiche. Questa è una falsa alternativa.
La sfida è un'altra: uscire progressivamente dalla dipendenza dalla discarica, utilizzando le competenze, le infrastrutture e il ruolo strategico costruiti in oltre cinquant'anni per dare vita a una nuova economia ambientale e industriale.
È su questo terreno che vogliamo aprire il confronto con la Regione, con l'amministrazione comunale, con le forze economiche, con l'Università, con le imprese e con tutta la città.
Senza propaganda e senza contrapposizioni sterili, ma con un obiettivo preciso: fare in modo che Orvieto non sia più il luogo a cui ricorrere quando il sistema regionale entra in difficoltà, bensì uno dei territori nei quali costruire il futuro ambientale, produttivo e occupazionale dell'Umbria.
PARTITO DEMOCRATICO di ORVIETO
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