cronaca

"Lo Stato riconosca i diritti dei familiari delle vittime del terremoto di Amatrice"

venerdì 21 agosto 2026

Nella mattinata di venerdì 21 agosto al Museo Emilio Greco, come annunciato, ha avuto luogo la conferenza stampa promossa da Articolo 21 e Patto Avanti alla vigilia del decimo anniversario del terremoto di Amatrice del 24 agosto 2016 in cui persero la vita i due giovani orvietani Barbara Marinelli e Matteo Gianlorenzi. Presenti, tra gli altri, il sindaco di Baschi e segretario regionale del Pd Damiano Bernardini, l'onorevole Walter Verini, il rappresentante di Articolo 21 Giuliano Santelli - qui, il videomessaggio del portavoce nazionale, Giuseppe Giulietti - e ancora Franco e Fernanda Gianlorenzi, genitori di Matteo, Daniele Marinelli, fratello di Barbara, e Mario Sanna, padre di Filippo morto a 22 anni nel terremoto, che da un mese sta portando avanti uno sciopero della fame per chiedere allo Stato l'istituzione di un fondo nazionale per i familiari delle vittime delle calamità naturali.  

"Per Orvieto - ha affermato il sindaco, Roberta Tardani - il drammatico ricordo del terremoto di Amatrice ha i volti di Barbara Marinelli e Matteo Gianlorenzi, due nostri giovani concittadini che quella notte di dieci anni fa persero la vita nel crollo dell’Hotel Roma. Non ero sindaco ma consigliere comunale e ricordo ancora nitidamente le prime fasi concitate di quella mattina dopo la tragedia. La telefonata accorata di Enzo, il padre di Barbara, che chiedeva che lo aiutassi ad avere notizie perché la figlia, che si trovava ad Amatrice, non rispondeva al telefono e non riusciva a raccogliere informazioni da nessuno. Ricordo quelle interminabili ore in attesa di una flebile speranza e ricordo l’abbraccio commosso della città in un Duomo gremito per l’ultimo saluto. 

A Barbara e Matteo, alle loro famiglie, a Franca ed Enzo Marinelli che oggi non ci sono più, a Fernanda e Franco Gianlorenzi e a tutte le vittime di quella tragedia va il pensiero e l’abbraccio della nostra comunità. Un ricordo che, a dieci anni di distanza, resta vivo e rende ancora più forte il dovere delle Istituzioni di ascoltare la voce di coloro che hanno perso i propri cari e che da anni chiedono allo Stato un riconoscimento di un diritto che non può essere ridotto soltanto a una questione economica. I soldi non risarciranno mai la perdita di una vita umana e non credo nemmeno che questa battaglia possa avere una connotazione politica. In questi anni infatti proposte e iniziative parlamentari sono arrivate, in momenti diversi, da forze di maggioranza e di opposizione, da sinistra a destra, e questo dimostra che esiste una sensibilità trasversale sulla necessità di affrontare il problema.

Ci sono inoltre precedenti nei quali lo Stato ha ritenuto di intervenire con speciali misure di solidarietà nei confronti dei familiari delle vittime di grandi tragedie. È quindi comprensibile la richiesta di arrivare a criteri chiari, uniformi e non legati di volta in volta al singolo evento. Credo che oggi Governo e Parlamento abbiano la possibilità di raccogliere questo percorso e trovare una soluzione equilibrata e sostenibile, possibilmente attraverso una disciplina generale che valga per tutte le vittime delle calamità naturali. Sarebbe il modo migliore per evitare incomprensibili disparità e, soprattutto, per dare finalmente una risposta a famiglie che attendono da troppo tempo.

Da sindaco e da rappresentante di una comunità che è stata profondamente segnata da quella tragedia non posso che auspicare che dal confronto si possa passare finalmente a una soluzione concreta e condivisa. Come Amministrazione Comunale sosterremo questa battaglia in tutte le forme che sono di nostra competenza. In questo senso ho raccolto la proposta di portare in consiglio comunale un ordine del giorno con cui chiedere al Governo di accogliere le richieste dei familiari».

Cinque anni fa, in seguito alla mozione approvata all’unanimità in consiglio comunale nel settembre 2019, il Giardino di San Giovenale è stato dedicato alla memoria di Barbara e Matteo. "Non si tratta di una intitolazione ufficiale – spiega il sindaco – perché al tempo la Prefettura di Terni, sulla scorta del parere della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, non autorizzò il cambio di denominazione in quanto 'il nome attuale è presidio della memoria storica del luogo'. Per la nostra comunità quel giardino custodisce comunque la memoria dei due ragazzi con una targa che è stata lì posizionata ma siamo disponibili a valutare, insieme alle famiglie, di intitolare ufficialmente un altro spazio della città a Barbara e Matteo".

articolo in aggiornamento

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