cronaca

Addio all'archeologo Mario Torelli. "Lascia un enorme vuoto culturale ed umano"

mercoledì 16 settembre 2020
Addio all'archeologo Mario Torelli. "Lascia un enorme vuoto culturale ed umano"

Si è spento lunedì 15 settembre all'età di 83 anni l'archeologo Mario Torelli. Oltre alla lunga attività accademica e scientifica - è stato docente di Archeologia e Storia dell'Arte Greca e Romana all'Università degli Studi di Perugia - a lui si deve l'idezione del Parco Archeologico intorno alla Rupe di Orvieto e, tra le altre cose, la scoperta del Porto Etrusco di Gravisca, vicino Tarquinia, che nel 2015 gli conferì la cittadinanza onoraria.

"Un archeologo - sottolineano dal Mibact - dalle importanti scoperte e dalle fondamentali ricerche. Grande maestro di intere generazioni di studenti che affascinava e motivava per il suo modo di fare lezione intrecciando arte, artigianato, storia politica, sociale ed economica, e di tanti allievi accompagnati lungo il percorso di prestigiose carriere". Socio dell'Accademia dei Lincei, aveva vinto il Premio Balzan nel 2014.

"Lascia un enorme vuoto sia nelle sfera culturale ed accademica che in quella umana" afferma la presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei. "Rimangono con noi, però, i suoi insegnamenti tramandati ai tanti allievi - aggiunge - il ricordo delle sue lezioni dentro e fuori l’università, gli studi, le scoperte, le ricerche e le pubblicazioni. Torelli, con la sua presenza, ha arricchito e dato lustro alla nostra regione, da lui scelta come luogo dove risiedere dopo gli anni di insegnamento. Alla sua famiglia vanno le più sentite condoglianze a nome della giunta regionale e dell’Umbria tutta".

Il sindaco di Orvieto, Roberta Tardani, porge ai familiari e a quanti lo hanno stimato in ambito accademico e scientifico le condoglianze dell’Amministrazione Comunale tutta ricordandolo come "un raffinato studioso della storia dell’archeologia, legato per decenni alla città e, in particolare, allo sviluppo di un Parco Ambientale che valorizzasse il patrimonio storico e archeologico del territorio e che, agli inizi degli anni '90, culminò con la realizzazione dello studio ‘La Rupe di Orvieto. Un modello di Parco Ambientale’ da lui curato insieme al professor Alberto Samonà".    

Lo ricorda come "un grande studioso e un amico di Orvieto", il sindaco di Parrano Valentino Filippetti. "Grazie ad Adriano Casasole - aggiunge - ideò il Parco Archeologico intorno alla Rupe e portò una diversa e innovativa concezione della salvaguardia e della valorizzazione dei beni culturali. Tutti noi gli siamo debitori".

La scomparsa dell'insigne archeologo e rattrista addolora anche la comunità di Banzi, in provincia di Potenza, che per i suoi alti meriti scientifici e per la scoperta nel 1965 del “templum augurale” dell’antica Bantia, gli aveva conferito nel 2006 la cittadinanza onoraria. Torelli riteneva e lo aveva detto in una sua intervista di alcuni anni fa che la scoperta fatta a Banzi fosse fra quelle che gli aveva dato maggiori soddisfazioni ed una di quelle più importanti.

"Era il 1963 - ricordano dal Comune - ed un giovanissimo Mario Torelli, incaricato dall’Accademia Prussiana delle Scienze di raccogliere e catalogare epigrafi antiche fra Basilicata e Puglia, su consiglio del Soprintendente Adamesteanu venne a Banzi per decifrare quattro cippi cilindrici con scritte in latino ed abbreviazioni incomprensibili, venuti alla luce durante lo scavo delle fondamenta del costruendo asilo infantile.

Nel 1965 dopo aver recuperato altri due cippi egli si rese conto di cosa potessero rappresentare. Rientrando in auto da Banzi gli venne in mente di un lemma contenuto in un’opera del grammatico romano Sesto Pompeo Festo sul significato delle parole (“De verborum significatione” con dati sulla società e la religione) e capì che ai sei cippi rinvenuti, disposti su due lati, mancava un terzo lato con altri tre cippi.

Ritornò a Banzi e proseguì con lo scavo trovando quello che si attendeva: i restanti tre cippi sui quali erano incise le tre parole augurali che completavano quel “templum”, unico al mondo, del quale non esistevano altri esempi documentati o rinvenuti, un “auguraculum” che a Banzi fu presente nei primi secoli avanti Cristo.

Questo tempio all’aperto, attestato solo in antiche fonti, usato dai sacerdoti per predire il futuro osservando il volo degli uccelli, a Banzi finalmente si concretizzava in uno spazio di terra nel quale erano infissi dei cippi di pietra sulla sommità dei quali, oltre ai nomi delle divinità del Sole, di Giove e quella indigena di Flus, apparivano formule abbreviate di buono o di cattivo augurio.

Banzi non potrà mai dimenticare lo scopritore della sua testimonianza archeologica più importante e significativa, venuta alla luce nello spazio che circonda il monumento che ne tramanda i fasti storici, la Badia benedettina e la Chiesa di Santa Maria, entrambe sorte su quello che fu il centro sociale e religioso dell’antica città preromana e romana di Bantia, alla quale 'l’auguraculum' appartiene".

Consapevole di questo, il sindaco di Banzi, Pasquale Caffio, l’Amministrazione Comunale e la comunità bantina onoreranno degnamente Mario Torelli ricordandone la figura e l’opera, mentre porgono con affetto le proprie condoglianze per la sua perdita.

 

In ricordo di Mario Torelli. Perché la città non dimentichi