cronaca

L'anatema del borbero

domenica 28 giugno 2020
di Guido Barlozzetti
L'anatema del borbero

Il borbero stava lì da sempre.

Per lo meno lo abbiamo visto lì, sul bordo del sagrato del Duomo, da sempre. Insieme agli altri, una schiera messa lì’ a presidiare il perimetro della Cattedrale, a ricordare che andando oltre si supera una soglia e inizia un altro spazio. La piazza da una parte, il sacro di una grande chiesa dall’altro.

Questo stare sul bordo si è riverberato anche nel modo in cui è entrato nella vita quotidiana.

Da piccoli, una grande sfida era quella di prendere la rincorsa e riuscire a scavalcarlo. E la vera sfida era evitare che in quell’impresa si verificasse un impatto che avrebbe potuto essere rovinoso nelle conseguenze.

Il borbero si ergeva come un totem muto e dunque anche con una sua autorevolezza che poteva intimidire, salvo appunto trasformarlo in ludico intrattenimento o, una volta cresciuti, farne il punto attorno a cui raccogliersi con amici, parenti e conoscenti. E magati appoggiarvisi con disinvoltura.

Che si sappia, non si è mai risentito per queste abitudini.

Adesso, il borbero è stato frantumato e ne resta soltanto un mozzicone che spunta dalla striscia di pietra che corre tutto intorno al Duomo.

Non è collassato su se stesso, stanco della sua antica erezione, no, qualcuno lo ha preso di mira e lo ha sgretolato. Forse in preda all’etilismo acuto e alla forzuta e trogloditica onnipotenza che la notte propizia, forse come un demente cavaliere che lo ha preso per una torre da buttar giù o solo per sfregiare la potenza per lui muta dell’arte, della bellezza e della storia.

Purtroppo per lui non sa cosa ha fatto.

Non sa che il borbero non è solo una colonna di pietra ma una sentinella simbolica che ha come tale un potere con il quale sarebbe giusto oltre che conveniente usare il massimo rispetto.

Peccato che non legga. Non sa della lunga e gloriosa tradizione degli studiosi del borbero. Non sa che tutti ne riconoscono le grandi qualità: la fierezza impettita, la moralità tutta d’un pezzo e la antica pazienza. E che, ancor più tutti concordano nel ricordarne, con timore reverenziale e quasi sussurrando, la permalosa vendicatività.

Il borbero non dimentica lo sfregio a cui viene sottoposto e può covare la vendetta anche per generazioni. Tanto meno ha bisogno di telecamere per riconoscere l’improvvido aggressore.

Il borbero sa.

Non sorridete, purtroppo per voi avete scherzato con il soggetto sbagliato. Sembra solo un borbero, in realtà è l’occhio impassibile dell’Orcagna, la guglia affilata come un missile, le dodici statue degli apostoli che si fregano le mani, i demoni che volteggiano nell’inferno di Signorelli e sprofondano nell’Inferno, a cominciare da chi ignaro e ignorante offende quel guardiano che fedele nei secoli fa il suo dovere.