cronaca

Abusi sulla figlia, madre a padre condannati a 15 anni di carcere

venerdì 26 giugno 2020
Abusi sulla figlia, madre a padre condannati a 15 anni di carcere

Sei anni per violenza sessuale aggravata, produzione e diffusione di materiale pedopornografico della figlia. Questa la condanna inflitta alla mamma 38enne di Baschi dal gup del tribunale di Firenze, Gianluca Mancuso, che con rito abbreviato ha giudicato colpevole anche il compagno della donna, un artigiano 41enne di Grosseto, a carico del quale è stata emessa una condanna a nove anni. Lei si trova ai domiciliari da un mese, mentre lui è tuttora in carcere. Pena di sei anni anche per l’altra madre, una donna di Reggio Emilia di 37 anni, che deve rispondere di analoghi reati ai danni dei due figlioletti minorenni.

Il caso era scoppiato nel febbraio scorso quando scattarono le manette per la madre della piccola, una 38enne residente nel paese dell’Orvietano, insieme al compagno, e un'altra donna residente a Reggio Emilia. L’accusa era quella di “violenza nei confronti della figlia, minorenne, con relativa produzione di materiale pedopornografico poi divulgato a terzi”. Nelle settimane scorse alla 38enne erano stati concessi gli arresti domiciliari, dopo una lunga detenzione a Perugia nel carcere di Capanne che durava dallo scorso 7 febbario.

La donna è stata trasferita ai domiciliari in un’altra Regione, mentre nel paese dove risiedeva tutta la comunità ha iniziato a mobilitarsi per salvaguardare la bambina, di appena 4 anni, che dal giorno dell’arresto della madre è stata affidata ad una casa famiglia in attesa dell’adozione.

A commentare la sentenza del gup di Firenze è stato l’avvocato Giancarlo Ascanio, che difende la 38enne di Baschi: “La decisione mi ha sinceramente colto di sorpresa, tenuto soprattutto conto di quanto emerso durante l’udienza. Posso ipotizzare – in attesa delle motivazioni – che la mia assistita sia stata sostanzialmente condannata sulla base di un solo elemento istruttorio, cioè le conversazioni di messaggistica reperite sul cellulare del coimputato, peraltro oggettivamente incompleto, mancando la trascrizione dei messaggi vocali. La condanna per tutti i capi di imputazione sorprende soprattutto alla luce del fatto che il coimputato, nel corso dell’udienza, ha ribadito la totale estraneità della mia cliente rispetto a due delle tre ipotesi contestate nel capo di imputazione, e in presenza di un conclamato e accertato stato di soggezione emotiva della stessa.

Mi ha sorpreso altresì il mancato accoglimento delle richieste di perizia anche sulla minore, perché avrebbe consentito di accertare la non perpetrazione di atti violenti. Quantomeno è stata però definitivamente smentita l’orrenda ipotesi circolata nell’immediatezza dell’arresto, secondo la quale vi sarebbe stata una procreazione finalizzata alla perpetrazione di abusi e sono state escluse, grazie alla consulenza psicologica della prof Laura Volpini, la sussistenza di tendenze pedofile della mia assistita. Bisognerà adesso attendere le motivazioni per capire le ragioni della condanna e valutare la proposizione dell’appello”.