Clima e siccità, corsa ai ripari

Non si può più aspettare. È emerso con forza e chiarezza all’incontro, voluto dal Gruppo Ecologista “Il Riccio” a Città della Pieve in occasione della Giornata Mondiale per la Lotta alla Desertificazione e alla Siccità e dai 12 interessantissimi pannelli esplicativi sulle azioni da mettere in atto della Mostra “Clima: è tempo di agire!” rimasta aperta fino a domenica 21 giugno alla Sala delle Muse di Palazzo Della Corgna. Pannelli realizzati dal Museo Naturalistico del Parco Marturanum di Barbarano Romano, in provincia di Viterbo, che in forma digitale e anche di fascicolo, voluto dal Gruppo Ecologista "Il Riccio" e da Roberto Papi, curatore dei pannelli, stampato dalla Editoria Sociale del Cesvol di Perugia, verranno inviati alle biblioteche e alle scuole locali e del Trasimeno, quale stimolo allo studio e all’azione, consapevoli che piccoli gesti se fatti da molte persone rendono il pianeta diverso e senz’altro migliore.
Nel suo saluto istituzionale il sindaco Fausto Risini ha auspicato che si possa quanto prima uscire dalla logica delle guerre e degli armamenti per investire maggiormente sulla salvaguardia ambientale, ricordadno come l’Amministrazione Comunale abbia cura della natura e operi a favore delle fonti rinnovabili, cita a tale proposito le autorizzazioni concesse per l’agrivoltaico, un sistema che integra la produzione agricola con l’energia solare sullo stesso suolo, distinguendosi nettamente dal tradizionale fotovoltaico su terreno agricolo che sottrae completamente il terreno alle colture.
Dalla relazione a tema "Agricolture rigenerative e lotta alla desertificazione: una scelta di vita" di Claudio Diego Capitini, referente regionale per l’Umbria del Fondo Forestale Italiano, si è avuta conferma che in natura è già tutto fatto come sapevano bene i nonni, che praticavano la policoltura, le coltivazioni a tre dimensioni, le colture plurime capaci di stimolare la cooperazione tra le piante, la biodiversificazione, la rotazione e avevano cura di siepi e alberature per la rigenerazione dei suoli. È necessario non abbassare la fertilità del suolo e stimolare la parte viva del terreno, curare il rimboschimento, favorire i boschi di ricarica sfruttando le opere di ingegneria naturalistica per ricaricare le falde in soli tre-cinque anni.
A confermarne i benefici uno stimolante intervento dal pubblico accolto con estremo favore dal relatore e dai presenti che hanno manifestato interesse, compiacimento e anche sorpresa riguardo ad esempi virtuosi di “casa nostra”, che è bene far conoscere per stimolarne l’emulazione. Nel comune di Città della Pieve in località Posasso, si trova un’area a bosco misto di una ventina di ettari. Da una trentina di anni, la proprietà ha impostato su queste aree una “gestione “ così detta a libera evoluzione. L’obiettivo è quello di implementare tutti i servizi ecosistemici utili al benessere ambientale e alla comunità umana. Le azioni si propongono maggior cattura di anidride carbonica attraverso l’aumento della massa fogliare, mitigazione delle temperature, maggiore protezione del suolo dal rischio idrogeologico e non da ultimo il favorire la ricarica idrica delle falde.
Sono in corso di realizzazione da diversi anni, piccoli e diffusi interventi nelle aree di maggiore pendenza, attraverso micro terrazzamenti con legname morto a terra utilizzato come barriera per rallentare la corsa delle acque pluviali verso i torrenti. Lo scopo è di facilitare le infiltrazioni nel terreno a vantaggio della ricarica delle falde e favorire un maggiore accumulo di umidità e deposito di materiale organico alla base dei tronchi degli alberi per aumentarne la resilienza anche in considerazione delle alte temperature estive e dei lunghi periodi di siccità a cui anche i nostri boschi sono sottoposti. Si osserva come da questi terrazzamenti, alla stregua dei vivai forestali, si sviluppino rapidamente numerose plantule. Naturalmente il legname necessario agli usi domestici viene prelevato singolarmente e all’occorrenza secondo normativa, ma nell’insieme il “sistema” bosco rimane un corpo compatto e unitario dove anche la fauna selvatica trova maggior ristoro.
Il problema più grosso, sostiene Capitini, al di là delle alternanze naturali, nel corso del tempo, di ghiacciai più o meno estesi o dell’acqua del Lago Trasimeno più o meno alta, è la chimica. Le centomila sostanze chimiche brevettate hanno infatti alterato gli ecosistemi sia relativamente alla fauna sia alla flora; le conseguenze più rilevanti sono state: la riduzione della variabilità genetica dei sistemi viventi, i processi di eutrofizzazione delle acque dolci e di quelle marine, l’alterazione chimico-fisica e biologica dei suoli. Tantissime specie animali, soprattutto insetti, e vegetali sono scomparsi, siamo nel bel mezzo della sesta estinzione di massa del nostro pianeta. Comunque la biodiversità è sempre in grado di reimplementarsi ma dobbiamo riorientare, il più possibile, il nostro stile di vita verso il naturale.
Si può fare ancora tanto per riportare a fertilità anche in Italia quei terreni che risultano già desertificati o in corso di desertificazione: l’agricoltura rigenerativa può essere vincente. A tale proposito il relatore ha portato esempi di rigenerazione di zone desertiche del Niger, dove la Rigenerazione Naturale Gestita dall'Agricoltore (FMNR) applica una tecnica di ripristino del territorio a basso costo utilizzata per combattere la povertà e la fame tra gli agricoltori di sussistenza più poveri, aumentando la produzione di cibo e legname e la resilienza agli eventi climatici estremi. Si cura la ricrescita e la gestione sistematica di alberi e arbusti a partire da ceppi abbattuti, apparati radicali in fase di germinazione o semi.
Alberi e arbusti ricresciuti, integrati nelle colture e nei pascoli, contribuiscono a ripristinare la struttura e la fertilità del suolo, a inibire l'erosione e l'evaporazione dell'umidità, a riqualificare le sorgenti e la falda freatica e ad aumentare la biodiversità, alcune specie arboree apportano anche nutrienti come l'azoto al terreno. Si può arrivare a raddoppiare la resa delle colture, fornire legname da costruzione e da ardere, foraggio e ombra per il bestiame, alimenti selvatici per l'alimentazione e la cura, e aumentare i redditi e gli standard di vita delle famiglie contadine e delle loro comunità. Sotto il deserto ci sono semi dormienti e resistenti, con il potenziale di germogliare, basta selezionare e gestire la ricrescita.
In Niger questo metodo si è diffuso al ritmo di 250.000 ettari all’anno di verde per 20 anni, guidato da agricoltori, poveri e non alfabetizzati. In 30 anni sono stati fatti crescere 240 milioni di alberi e il processo continua. La speranza è negli alberi il cui valore più grande è l’effetto su vita, salute, clima, suolo, piogge, corsi d’acqua. I deserti si sono formati perché è stata trascurata la crescita delle foreste, quando la copertura arborea scompare, il livello dell’acqua si abbassa. Se spariscono le foreste spariscono anche acqua, pesci, selvaggina, raccolti, mandrie. Arrivano alluvioni, siccità, incendi, carestie, pestilenze.
Oggi nel tentativo di controllare la natura si distruggono foreste a favore del progresso e del commercio, dimenticando che tutta la vita sulla Terra dipende da un ambiente sano e funzionante. Dovremmo imparare a collaborare con la natura puntando a riforestare il più possibile, fondamento per lo sviluppo sostenibile, l'adattamento e la mitigazione dei cambiamenti climatici, la riduzione del rischio di catastrofi e altre attività di sviluppo dei mezzi di sussistenza.
Altro esempio dall’Egitto, l'iniziativa SEKEM, a 60 km a nord-est del Cairo, ha trasformato con successo migliaia di ettari di deserto in terreni fertili. Applicando l'agricoltura biodinamica, sono stati piantati 600.000 alberi, rigenerato i suoli e promosso la biodiversità vegetale, dimostrando l'efficacia di un modello che coniuga rigenerazione ecologica, sviluppo umano ed economia. Il metodo biodinamico ha impiegato pratiche rigenerative mirate a ripristinare il suolo sterile trasformandolo in un ecosistema produttivo. Dai 70 ettari iniziali di rinverdimento del deserto, il progetto si è esteso su oltre 20.000 ettari di ex deserto lavorati in collaborazione con migliaia di agricoltori in tutto il Paese.
Piantumazione e realizzazione di fasce frangivento non solo proteggono i raccolti dal vento del deserto e offrono ombra, ma aumentano radicalmente la biomassa e la copertura verde complessiva. Grazie all'applicazione costante di compost biodinamico inoltre il terreno trattiene meglio l'umidità, supportando la crescita di piante resilienti. La riduzione dell'uso di pesticidi e fertilizzanti chimici di oltre il 90% nell'industria del cotone egiziana ha aumentato la resa del 30%. Le attività di riforestazione e il miglioramento del suolo hanno permesso di sequestrare tonnellate di anidride carbonica, rendendo l'iniziativa a impatto climatico positivo.
Altro esempio ancora il VALLERANI SYSTEM, per il recupero delle terre degradate, ideato nel 1988 da Venanzio Vallerani cittadino di Marsciano tra i massimi esperti nella lotta alla desertificazione a livello internazionale. Il Vallerani System (VS) è un sistema meccanizzato che combina le tecniche tradizionali di raccolta dell’acqua e la meccanizzazione di micro-bacini, per il restauro dei suoli degradati su larga scala, che può essere applicato per riforestazione, miglioramento dei pascoli, coltivazioni, frangivento e altro ancora.
Si basa su tre aspetti principali e ogni progetto ne è una combinazione creativa ed unica:
- l’approccio partecipativo ed il coinvolgimento attivo della popolazione e delle strutture locali;
- la tecnologia, lo speciale aratro Delfino 3s entra ed esce dal terreno scavando i micro-bacini che raccolgono l’acqua, mentre il ripuntatore che lavora sempre, fessura il terreno in profondità e serve da vaso comunicante tra i micro-bacini;
- pratiche agronomiche e forestali come la semina diretta di piante autoctone capaci di auto propagarsi.
Il sistema, un metodo di riforestazione veloce e naturale per la lotta alla desertificazione, ai cambiamenti climatici, incrementando la biodiversità, contrastando la fame, la povertà e l’emigrazione, è stato adottato con successo in 17 Paesi su oltre 250.000 ettari con risultati importanti, tali da migliorare la situazione della popolazione locale. La lotta contro la desertificazione è una delle vere battaglie dell’uomo per la sopravvivenza del Pianeta.
A seguire l’intervento di Roberto Papi sul riscaldamento globale legato al 100% all’azione dell’uomo. La rapida crescita della temperatura è dovuta per i tre quarti all’utilizzo dei combustibili fossili e per un quarto ad agricoltura intensiva e allevamenti. Le contromisure per la mitigazione consistono nell’agire sulle cause e sull’adattamento che comunque è secondario se non si agisce sulle cause. Noi siamo il problema e noi siamo la soluzione, sostiene il relatore: incentivare le energie rinnovabili e la loro diversificazione, adottare misure di risparmio energetico, ridimensionare l’eccessivo consumismo, passare da una economia lineare ad una economia circolare. Tentare di diventare indipendenti dal punto di vista energetico con l’aumento di fonti rinnovabili che tra l’altro creano occupazione e innumerevoli vantaggi per la collettività, toglie potere a ricatti, tensioni geopolitiche, guerre.
Occorre investire sulla prevenzione per risparmiare ingenti finanziamenti impiegati per recuperare ai sempre più numerosi disastri, eventi estremi che gravano su governi e popolazioni in termini economici e soprattutto di vite umane. È necessario sviluppare l’empatia con chi è colpito da calamità che come effetto portano anche ad un aumento delle migrazioni con tutte le sue conseguenze. Incentivare la cooperazione tra gli Stati, anche se l’impegno dei singoli per invertire la rotta può molto, a partire dal limitare l’uso dell’automobile, migliorare l’alimentazione, adottando con rigore regimi che riducano il consumo di carne e incentivino quello di frutta e verdura di stagione, prediligere abiti in tessuti naturali come cotone, lino, lana o da fibre rigenerate, evitando quelli derivati dal petrolio.
Nel settore dell’edilizia, in particolare nei Paesi industrializzati, fondamentale il passaggio alla bioedilizia che mira a creare costruzioni più sostenibili e salubri, utilizzando materiali naturali e tecniche di costruzione eco-compatibili, progettate per essere altamente efficienti dal punto di vista energetico. Questo approccio si basa sulla filosofia che le costruzioni devono essere integrate nell’ambiente circostante e che l’impatto debba essere ridotto al minimo possibile. È bene ricordare che il consumatore, con le sue preferenze, è in grado di orientare le scelte della produzione. Un impegno da perseguire per poter essere la prima generazione ad avere la possibilità di lasciare ai posteri un pianeta migliore.
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