Il Comitato dell'Orvietano Difesa Alberi interviene sugli ingenti abbattimenti in corso a Fabro

Abbiamo appreso due giorni fa che a Fabro, presso la Zona Industriale, si stanno abbattendo circa 80 alberi. Nelle more dell'istanza di accesso agli atti - che si rende necessaria per acquisire le perizie agronomiche che immaginiamo siano state prodotte a supporto dell'ordinanza di abbattimento - vogliamo fare alcune precisazioni di ordine generale e condividere pubblicamente un dubbio grave.
Abbattere gli alberi non si dovrebbe mai fare in base a delle perizie visuali (in gergo, VTA - Visual Tree Assesstment), a meno che la pianta stia palesemente per cedere. Lo stabilisce il Consiglio di Stato con la pronuncia 9078 del 2022: l'abbattimento deve essere suffragato da esami plurimi, cioè approfonditi.
Questo assunto dovrebbe ovviamente essere in primis recepito dagli agronomi, la cui serietà e attendibilità professionale sono legate esattamente al grado di approssimazione con cui valutano la salute e la stabilità di un esemplare. È notizia recente che, a fronte degli abbattimenti massivi di alberi in tutta Italia e alle denuncie portate avanti da comitati e associazioni, il CONAF (Consiglio dell'Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e Forestali) ha ritenuto di stendere un importante documento: "Linee guida nazionali per la valutazione e la gestione del rischio arboreo".
Pur ritenendo che il documento andrebbe in alcune parti rivisto e integrato, ci sembra un primo chiaro segnale di condanna della superficialità di cui evidentemente la categoria ha in alcune circostanze peccato - anche sulla base di sospette cointeressenze - a danno di un patrimonio pubblico di inestimabile valore. Va poi detto che il comune di Fabro ha dottato il provvedimento di abbattimento con un' ordinanza urgente, seguendo uno schema che abbiamo purtroppo imparato a ben conoscere.
L'urgenza infatti, motivata con l'esigenza di tutelare la pubblica incolumità, serve in buona sostanza a scantonare da qualunque ingerenza o contestazione, tacitando di fatto le Soprintendenze cosiccome i Carabinieri Forestali, che normalmente dovrebbero svolgere un ruolo di controllo in prima istanza. Ma l'urgenza - ed è sempre il Consiglio di Stato a specificarlo - non può essere adottata se non in caso di concreto ed imminente pericolo.
E a Fabro, come altrove, pensare che decine di alberi siano contemporaneamente e inequivocabilmente sul punto di cadere è del tutto e palesemente inverosimile. In attesa di conoscere nel dettaglio questa vicenda, teniamo a spiegare un risvolto importante. Per i comitati e le associazioni impegnati a vigilare sulla gestione del patrimonio arboreo è pressochè impossibile fare ricorsi preventivi al Tar per ottenere una sospensiva delle ordinanze di abbattimento "sospette".
È un banale problema di tempi e, soprattutto, di costi. D'altro canto, l'esperienza ci sta facendo toccare con mano una situazione che va attenzionata ai massimi livelli e non ci tiriamo indietro dal fare denunce. Che tuttavia rischiano di rivelarsi un'arma spuntata se le Procure non vorranno approfondire il problema di uno spregiudicato e dilagante ricorso agli abbattimenti, dietro al quale si cominciano a intravvedere interessi di vario tipo.
Per questo sarà nostra cura cercare di sensibilizzare le Procure della Repubblica di Terni e di Perugia insieme alla Regione Umbria, addivenendo a un comunicato congiunto con i comitati spontanei sorti negli ultimi tempi sul territorio. Stiamo vivendo un'emergenza per certi versi epocale (non saranno sfuggite a molti le proteste che si sono levate in tutta Italia, dove migliaia di alberi facenti parte del verde urbano sono stati falciati come fili d'erba). È ora che anche gli organi giudiziari e amministrativi superiori indaghino in autonomia su quello che accade e sul perchè.
CODA - Comitato dell'Orvietano Difesa Alberi
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