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Impatto delle nocciole biologiche e convenzionali sugli ecosistemi, anteprima studio ISPRA

martedì 5 gennaio 2021
Impatto delle nocciole biologiche e convenzionali sugli ecosistemi, anteprima studio ISPRA

L'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e l’Università di Roma Tor Vergata hanno eseguito uno studio circa l’impatto delle colture di nocciole biologiche e convenzionali sugli ecosistemi. Tale studio, di prossima pubblicazione, è stato presentato in anteprima da ISPRA in un apposito webinar, giovedì 17 dicembre 2020. https://www.youtube.com/watch?v=DU7v_QGwQiE

di Dario Dongo e Giulia Orsi (GIFT- Great Italian Food Trade)

La ricerca è stata condotta nella provincia di Viterbo, nei bienni 2015-2016 e 2018-2019. Allo scopo di verificare, su mandato del ministero dell’Ambiente, stato di attuazione ed efficacia delle misure stabilite nel PAN (Piano d’Azione Nazionale sui pesticidi). Ed è utile a mostrare, in termini generali, il valore ambientale della scelta biologica nella nostra spesa.

Habitat a confronto

I ricercatori hanno identificato e formato sei coppie di noccioleti – noccioleto biologico vs noccioleto convenzionale – in base a criteri omogenei. Matrice ambientale, habitat per specie faunistiche e floristiche, caratteristiche del suolo, annessi antropici, vicinanza ad aree protette.

La misura e il raffronto dello stato complessivo di salute delle coltivazioni postula infatti un’analisi integrata della biodiversità. Bisogna quindi considerare non solo la pianta del nocciolo in sé – sia essa da coltivazione bio o convenzionale – ma l’intero habitat, composto di tutti i fattori ambientali, fisici e chimici, biologici che con essa interagiscono.

Sostanze inorganiche nei terreni

Le analisi chimiche condotte sui campioni di terreno, per quanto attiene alle sostanze inorganiche (calcio, magnesio, potassio, carbonio e azoto totale), hanno mostrato risultati complessivamente accettabili.

Rame e zolfo – usati per contrastare parassiti e erbe infestanti e ammessi anche in agricoltura biologica, entro il limite di 6 kg/ha – sono stati individuati in concentrazioni più elevate nei campi convenzionali, in un caso oltre la soglia di legge.

Pesticidi zero nei coltivi di nocciole biologiche, tossicità in 1 caso su 6 di quelli convenzionali

Pesticidi zero, tra i 19 ricercati, nei coltivi di nocciole biologiche. Nelle colture convenzionali abbondano invece i fungicidi. Tebuconazolo, boscalid e penconazolo, ma anche dimetomorf, un fungicida anti-peronospera neppure dichiarato nei quaderni di campagna. Questo fenomeno vale a richiamare l’attenzione sul contrabbando online di pesticidi, tuttora in auge e impunito.

La tossicità è stata riscontrata a un grado elevato nel 4,5%, a livelli ‘lievi’ nel 10,1 % dei saggi eseguiti sui coltivi convenzionali (su sorgo, crescione, senape, lombrichi, pulce d’acqua, microalga verde e batterio), nel biennio 2015-2016). Tutti i saggi da coltivi di nocciole biologiche sono invece risultati negativi ai test di tossicità.

Pedofauna e suolo in crisi a causa dei pesticidi

La pedofauna (microartropodi) è una comunità fondamentale per la vita sulla terra. Centinaia di migliaia di quasi invisibili animaletti della catena trofica del detrito tritano, sminuzzano e mescolano e digeriscono la sostanza organica del suolo. Così contribuendo alla sua fertilizzazione, al tamponamento delle contaminazioni e la pulizia delle acque. La pedofauna comprende specie faunistiche così sensibili alla qualità e ai cambiamenti del suolo da risultare meno vagili, paralizzate dallo stress provocato dagli agrotossici.

La conta degli esemplari – eseguita in primavera, in estate (pre e post-trattamento) e a fine ciclo culturale – ha rivelato un divario abissale tra i campi di nocciole biologiche e quelle convenzionali. 4000 a 10, la media degli animaletti che si trova in ogni campione (10 cm3) prelevato nei terreni biologici e in quelli convenzionali, rispettivamente, in tutte e tre le stagioni di prelievo.

Fauna in crisi da agrotossici

La fauna è a sua volta in crisi a causa degli agrotossici. Lo studio ha coinvolto una serie di biondicatori faunistici. Oltre agli insetti del suolo (pedofauna), rettili e i chirotteri (pipistrelli). Il monitoraggio dei loro comportamenti e spostamenti ha dimostrato una perdita netta in biodiversità nei campi soggetti a trattamenti agrochimici. A fronte di una ricchezza ben maggiore nei campi bio, misurata in numero di individui e specie (Margalef’s index).

I rettili sono un importante bioindicatore, poiché molto sensibili agli inquinanti (che hanno scarse capacità di eliminare dal proprio corpo). E anche in questo caso, i risultati sui campi di nocciole convenzionali sono allarmanti. Il numero di esemplari nei noccioleti con agrotossici, a confronto con quelli bio, è drasticamente ridotto (36 vs 187 nel 2018, 52 vs 182 nel 2019). Con la scomparsa totale di una delle tre specie indagate (lacerta bilineanta) dai campi non bio.

Lucertola campestre

Un approfondimento specifico ha interessato gli effetti ecotossicologici dell’impiego di fitofarmaci sulla lucertola campestre (podarcis siculus). I test sono stati effettuati su tessuti celebrali ed epatici, ma anche con metodi non invasivi (prelievo di sangue e tessuti caudali, analisi delle uova, misurazione dei giovani lucertini).

L’effetto cocktail dei pesticidi si è rivelato nello stress ossidativo e i danni al DNA, con genotossicità confermata dalle ricerche sulle uova (di massa e volume significativamente inferiori in volume, negli animali esaminati nelle colture convenzionali) e sui giovani, meno sani rispetto ai coetanei dei campi biologici.

Api, farfalle e falene

Gli insetti impollinatori (api, bombi) e i epidotteri (farfalle e falene) sono bioindicatori sensibili alla qualità dei microhabitat in termini di biodiversità e livelli di contaminazione. In entrambe le categorie di insetti le differenze – in termini di abbondanza, numero di specie e indici di diversità – sono statisticamente significative, con valori tripli e quadrupli nel biologico rispetto al convenzionale. 472 a 148 gli esemplari di lepidotteri nei terreni bio, 841 a 178 le api e i bombì (analisi 2018-2019).

Pipistrelli

L’impiego di bat call e feeding buzz ha consentito ai ricercatori di monitorare anche gli spostamenti dei pipistrelli. I chirotteri sono largamente impiegati come indicatori di qualità ecologica, poiché grazie alla loro mobilità possono rispondere rapidamente ai cambiamenti degli habitat.

L’agricoltura convenzionale, oltre a ridurre progressivamente la disponibilità di prede (insetti), induce la scomparsa dei pipistrelli a causa di bioaccumulo di pesticidi. Nel biennio 2018-19 le risposte ai feeding buzz nei campi di nocciole biologiche sono state 508, più del doppio rispetto ai noccioleti convenzionali (251).

Noccioleti intensivi, disastro annunciato

Le monocolture intensive di nocciole sollecitate dalle Corporation più o meno nostrane (nel caso di Ferrero con holding, sedi e residenze familiari nei paradisi fiscali del Vecchio Continente, Lussemburgo e Monaco) – come si è già denunciato – avvelenano il suolo, i bacini di acqua potabile e l’aria con micidiali mix di agrotossici.

Il diserbo chimico uccide la vita indispensabile alla fertilità e permeabilità dei terreni, favorendo l’erosione del terreno in caso di piogge (con trasporto dei residui chimici su altri terreni e nei corsi d’acqua) e la siccità con l’arrivo delle alte temperature. L’impianto di noccioleti al di fuori dei territori naturalmente vocati richiede poi l’impiego di sistemi di irrigazione artificiale che sottraggono ingenti quantità di risorse idriche.

Biologico, l’unica agricoltura sostenibile

Il sistema biologico promuove azioni preventive e di trattamento rispettose e benefiche degli ecosistemi. Gli strumenti biologici per impedire l’infestazione di insetti comprendono l’uso di predatori naturali come la vespa samurai o i pipistrelli, entrambi ghiotti di cimici asiatiche.

Il dispendio di acque irrigue è drasticamente ridotto attraverso pratiche agricole naturali come la pacciamatura, che consente di proteggere il terreno dai raggi del sole e così mantenerlo umido. L’arricchimento nutritivo offerto dalle alghe (composte al 19% di potassio e al 20% di carbonio) consente poi, nella fase di ingrandimento del frutto, una riduzione di 23 delle risorse d’acqua necessarie.

Impatto delle scelte di consumo sugli ecosistemi in Italia

L’Italia è il secondo produttore al mondo di nocciole, dopo la Turchia. La SAU (Superficie Agricola Utilizzata) dedicata a tale coltura è in forte espansione, con un aumento del 12% tra 2012 e 2017. Il viterbese a sua volta è un’area tradizionalmente vocata alla nocciola che ha registrato, nell’ultimo decennio, una drammatica espansione della corilicoltura. Lazio e Piemonte sono infatti le prime Regioni di produzione in Italia.

Scegliere prodotti biologici anziché convenzionali comporta, inevitabilmente, un maggiore esborso. Si tratta però di un investimento sugli ecosistemi in Italia, che in questo modo decidiamo di salvaguardare anziché condannare alla devastazione. E di riconoscere il vero valore del cibo, con un prezzo equo a favore delle imprese e i lavoratori impegnati sui territori a proteggere la salute degli habitat naturali. Così anche la salute nostra, e delle generazioni che verranno. Consumiamo meno, sprechiamo meno, viviamo meglio.

Fonte: RIPA (Rete Interregionale Protezione Ambiente)