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In media stat virus. Orwell ha vinto o forse no

lunedì 15 novembre 2010

 

ORWELL HA VINTO. O FORSE NO
di Carlo Mazzoni

Non si puo’ piu’ stare nel mezzo.Non è lecito.Esistono due “culture”, ormai cosi’ radicali ed evidenti che non è piu’ possibile non scegliere.
Una è quella dominante da un trentennio, una “non” cultura, invadente, mediatica, onnipresente, che ha permeato ogni cellula della nostra società, che educa fin da piccoli alla superficialità, all’egoismo, alla vigliaccheria che ti fa essere debole con i forti e prepotente con i deboli.

La cultura dei piccoli eredi di Orwell, quella che immagina un “Grande fratello” che ti domina, ti guida in ogni momento della giornata e ti impedisce di pensare quello che non puo’ essere pensato, di criticare quello che ti imbarbarisce e ti rincoglionisce.
Tutto è “film” per questa cultura, tutto esiste in quanto appare ed è seguito dalla massa, ed è per questo che “ha ragione”…

CHI STA NEL GIOCO ESISTE, CHI E’ FUORI… E’ FUORI.

E’ una cultura, contrariamente a quello che si pensa, politicamente trasversale, perché ne fa parte e ne è corresponsabile sia chi l’ha creata, sia chi la subisce in silenzio e magari inconsapevolmente.
Agisce nei pomeriggi e nelle serate televisive.
Il protagonista sei tu..

Viene ammazzata una quindicenne? Bene, questa sera film giallo horror. Tutti in poltrona.C’è la presentatrice, aria sconvolta ma decisa a fare giustizia… gli abitanti del paese che fanno a gara per partecipare al reality…la politica onorevole degna nipote di sì cotanto nonno che, bava alla bocca incita alla vendetta sanguinaria applaudita da un fascistissimo pubblico… ecc... ecc...Cambi canale, altri protagonisti, stesso copione.
E la sera , tette e culi per tutti…

Ma esiste altro.

Ho appena finito di vedere la prima puntata della trasmissione di Saviano.
Mi sembra di aver assistito ad un evento straordinario. Ad alta cultura. O forse semplicemente a una televisione di qualità.

Si è parlato di fango mediatico, c’era Benigni, c’era Abbado.Si è parlato di arte, di musica, di teatro. Si son ricordate persone che hanno dato la vita, che l’hanno messa in gioco, che la mettono in gioco tuttora, per poter vivere con dignità. E ci si domanda se nell’Italia di oggi sia piu’ giusto restare o andarsene.Mah…..E’ giusto tutto quello che si fa con il coraggio di rischiare e di crederci. Importante è sentirsi vibrare, saper dare forza ai propri talenti, dare colore alle proprie aspirazioni…
Importante è sparare a zero sulle ipocrisie e sulle vigliaccherie, sentirsi liberi e vivi... e un po’ commiserare quelli che, per dirla con Gaber, “ fanno finta di essere sani”.

E così il volto di Saviano riempie lo schermo, lo buca, trasmette voglia di ascoltare. Fateci caso. Saviano parla di temi forti, non usa mezze misure, eppure, in un Italia perennemente spaccata in due, tutti si domandano da che parte stia. Forse perché è amato a destra e a sinistra… o forse perché è odiato a destra e a sinistra.
Non vi sforzate. Saviano è sopra, al di fuori (dove dopotutto sempre dovrebbe stare la cultura) e non ti fa lezioni, perché la sua lezione è il suo esempio.

Nel suo ultimo film Nanni Moretti ci dice che Berlusconi, comunque, ha già vinto, perché ci ha irrimediabilmente cambiati.E’ vero. Ma c’ è un’ altra Italia. Quella di Saviano, appunto.Ok.Cambio canale, mi compare un’ altra scena.Una decina di idioti stravaccati sui divani non si sa cosa diavolo stiano facendo se non rincitrullire quelli che li guardano.E allora mi viene in mente che qualcuno polemizzava sul fatto che Saviano fosse stato messo appositamente contro il Grande Fratello per togliergli spettatori, e mi ero domandato come fosse possibile solamente pensare che chi guardava Saviano fosse lo stesso spettatore fan di quei rincitrulliti...
Ora pero’ ripensandoci non ne sono così sicuro. E temo che la realtà sia diversa.

E dico no.

Non è piu’possibile stare nel mezzo. Bisogna scegliere.

E vivere di conseguenza.

IN MEDIA STAT VIRUS
di Gianluca Foresi

L'umane menti e i raffinati ingegni,
C'hanno solcato il pelago nostrano
Spargendo a le distanze aurati pegni,

Vorrei rammemorar, e dunque cano
Sendomi testimonio a meo ausilio
Colui che il primo italico lontano

Cognobbe per eroe: oh tu, Virgilio,
Che sì Enea nomasti come magno,
Dammi la possa de le mura d'Ilio,

Così che possa incrementar guadagno
L'italica Cultura (si tanto) a fiate vilipesa
Dal volgo subumano ancor grifagno

Che tien strumentazione sempre accesa
A quei canali su da Gran fratello
Infino all'istruzioni per la spese,

O a chi danzando avante lo fornello
Ci spande leccornìe, altre pietanze
Per far dimenticar qual gran bordello

S'asconde dentro alle segrete stanze
Del nostro longo italico stivale.
Vuolsi così per quell'antiche usanze

Che alle due schiere poco o punto cale,
Sia che governi Dritta oppur la Manca,
di dare spazio e vita a la virtù mentale.

Gli spirti degni a cui l'estro non manca
Son posti spesso agli angoli remoti
Negli antri più nascosti della marca,

Fatti non forse a viver come ignoti,
Ma combattendo contro a li mulini
Mossi dal vento turbinale degli idioti.

Questi subiecti sì allo potere chini
Messi sempre in scranni molto alti,
ma mossi come fosser burattini,

Ivi si stanno per controllar l'appalti
li commerci, e le Reti de' signori,
e fan di tutto pur di dominar gli spalti


tenendo a freno i molti pensatori
che, guai, potrebbero innalzar costoro
la culturale asta e rendere migliori

i cittadini, che ora, forse con disdoro
perdonsi ne' lidi vaqui dell'insulso
e di retro al nulla vanno come coro

d'augelli in la balìa d'una procella,
e a ritmo sincopato e ora convulso
sbattono l'ali per riparare a quella,

e cangiano traietta in modo avulso,
or per un etere ed or per più novella,
perdendo ahimè la bussola de' sensi,

così a finir prigioni in qualche Rete
da lì con olio et altri mille incensi
rostiti, manducati e giuso nello Lete,

obliati insieme ai più poveri censi
per non scoprir le cose assai segrete
di chi già retro a tal oscuri schermi

lavora ad arte oltre l'apparenze
per controllare e più tenere fermi
sogni, desii e possedere lor semenze,

lasciando ignudi più che i tristi vermi
l'omini o, peggio, sopir tutte coscienze.


 

 

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