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Inizia il campionato e Fiorucci spiega l'Orvietana censurando qualche giovane

venerdì 6 settembre 2019
di Roberto Pace
Inizia il campionato e Fiorucci spiega l'Orvietana censurando qualche giovane

Dalle parole ai fatti, con il primo ciak del campionato d’Eccellenza. L’Orvietana fa l’esordio in trasferta, sul campo di Castel del Piano. Silvano Fiorucci, carico per natura, attende il primo fischio, con la fiducia di colui che ha la coscienza a posto, avendo curato la preparazione in ogni dettaglio: "Abbiamo lavorato bene e il merito è dei ragazzi, sempre disciplinati nel seguire il programma previsto. E’ vero che aspetto l’inizio con una certa impazienza, perché ha la sensazione, come già detto e ripetuto, che quello cui ci accingiamo sarà un campionato importante e di livello superiore a quello precedente. Non vedo squadre materasso all’orizzonte e, anche quelle sulla carta meno accreditate, in Coppa hanno fatto meglio delle aspettative. Il campionato è cosa diversa e sarebbe sbagliato avventurarsi in previsioni che potrebbero essere subito smentite".

Dove si colloca quest’Orvietana, sesta nell’ultimo campionato e adesso riveduta e corretta?
"Attenzione. La squadra dello scorso anno è stata, probabilmente, anche troppo bistrattata. Ha avuto una partenza difficile, per poi riprendersi alla grande e competere, direi alla pari, con le migliori. Andare oltre il piazzamento ottenuto costituirebbe già un ottimo risultato. Però, se devo essere sincero, credo molto in questa squadra, convinto che potrà fare molto bene".

Nel precampionato, lo sviluppo sui novanta minuti, non è stato sempre omogeneo.
"Se ricordi, un mese addietro o poco più, dissi che il nostro lavoro si sarebbe articolato in funzione campionato. C’era, quindi, la necessità, per tutti i giocatori, di arrivare a oggi con un minutaggio conforme, che avrebbe comportato parecchie rotazioni. Ciò spiega, in buona parte, l’alternanza di rendimento, della quale non mi sono troppo preoccupato. Devo anche dire che la Coppa Italia, con la partita sospesa a Narni e le tre partite in otto giorni, ha disturbato il lavoro quotidiano, per cui sarebbe bene rivedere qualcosa sui turni di qualificazione di fine agosto".

All’inizio della preparazione c’erano tanti giovanissimi. La scrematura ha portato a quale risultato?
"Mi offri la possibilità, con questa domanda, di parlare dell’unico neo del periodo, che mi ha, davvero disturbato. Penso, infatti, che nel calcio, come nella vita, il conseguimento di risultati passi per il lavoro e i sacrifici conseguenti. Non tutti i ragazzi hanno dimostrato di saper tenere la pressione alla stessa maniera, con alcuni, arrivati alla rinuncia di far parte della rosa prima squadra. E metto, tra questi, anche qualcuno nel quale avevo intravisto le potenzialità per diventare giocatore. Il pallone e tutti gli altri sport, se praticati con serietà e passione, comportano delle rinunce. Io capisco le loro esigenze, dettate, probabilmente, dallo stile di vita cui sono abituati, ma, il tutto e subito non è disponibile nelle discipline sportive, salvo alzare bandiera bianca, accontentandosi di vivacchiare ai margini. I nati nel 2002 e pure quelli del 2001, non possono considerarsi già giocatori, oltre che tuttologi. E’ quasi mezzo secolo che sto sui campi e qualcosa ritengo averlo imparato. Rimane la possibilità per la redenzione e non sarò certo io a chiudere la porta. Chi è rimasto con noi, superando il tirocinio, avrà delle soddisfazioni, fermo restando che dovranno avere pazienza, pronti a occupare la panchina".

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