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Capitan Bagnato: "L'Orvietana ha bisogno di maggiore convinzione nei propri mezzi"

giovedì 25 febbraio 2016
di Roberto Pace
Capitan Bagnato: "L'Orvietana ha bisogno di maggiore convinzione nei propri mezzi"

Andrea Bagnato: il capitano. Quello, cui si aggrappa, disperatamente, l’Orvietana per riprendere la rotta giusta e centrare gli obiettivi, uno dei quali, la vittoria in campionato, è messo in forte discussione. Prima, la finale di Coppa Italia, domenica prossima a Bastia. Equilibrato, concreto nelle risposte, Andrea si conferma una bella persona, così, come descritto da chi lo frequenta con maggiore continuità. Compirà trentanni fra poco, la maggior parte dei quali trascorsi a correre dietro ad un pallone. Vizio di famiglia, poiché è figlio di Carmelo, grande carriera a livelli più alti e in un secondo tempo svezzato, proprio a Orvieto, quando faceva i primi passi come allenatore. E, alla guida dell’Orvietana, Carmelo ha vinto:

“Allora, anche io, dovrò lasciare il segno – esordisce – sorridendo, il secondogenito del mister di Scalea.

Di certo, non ha il fare guascone, tipico del genitore. Tiene molto alla maglia biancorossa, dal modo, in cui parla, sembra a Orvieto da una vita:

“Credo che, più del capitano, l’Orvietana abbia bisogno di una maggiore convinzione nei propri mezzi. Che non mancano, come abbiamo dimostrato nel girone d’andata. Poi ci siamo un po’ persi, rimanendo, comunque, attaccati al treno delle prime. Domenica scorsa, col pareggio, ci siamo un po’ complicati la vita, ma, non c’è niente di scritto e la lotta è ancora aperta”.

Sembra di capire che, più che attorno, il gruppo debba guardarsi dentro:

“Sì. Perché siamo un’ottima squadra. Concordo con quanto affermato da altri compagni circa la compattezza del gruppo. Anch’io, nella mia carriera, piuttosto lunga, credo sia la prima o la seconda volta che riscontro un simile affiatamento tra giocatori e mister. Quindi, la spiegazione sul momento non troppo fortunato è qui, in noi, senza andare troppo lontano. A Amelia, sarebbe bastato crederci un po’ di più per portare a casa il risultato”

Personalmente, ho avuto l’impressione sia mancata un po’ d’adrenalina, indispensabile per una squadra che doveva imporre le proprie condizioni:

“E’ giusto quello che dici. Però, le condizioni ambientali e quelle del terreno di gioco non ci hanno aiutato. Magari, avremmo dovuto affrontare la partita, consapevoli che, fin dall’inizio, non c’avrebbero permesso di fare le cose come siamo abituati. In questo, probabilmente, abbiamo mancato. Come, sono convinto, che, solo un episodio avrebbe potuto sbloccare la partita. E l’episodio dell’autorete di Guida lo dimostra”.

Il rendimento di Andrea ripercorre, in modo abbastanza esatto, la parabola dell’Orvietana. Poi, una serie di contrattempi, hanno finito per intaccarne l’ottima condizione:

“Effettivamente, sono andato bene fino alla partita con l’Orte, nel ritorno di Coppa. Lì, ho subìto un primo stiramento. Sono rientrato quasi subito, ma non al cento per cento. Altro dolore alla coscia nella settimana in cui scontavo la squalifica, dieci giorni di fermo e successivo lavoro un po’ differenziato. Adesso, sono di nuovo pronto”.

La finale di Coppa è dietro l’angolo. Quanto ambite ad un successo che, per l’Orvietana, abbondantemente oltre il secolo di vita, non c’è mai stato:

“Vogliamo vincerla a tutti i costi e parlo anche a nome dei miei compagni. Sarebbe importante per la Società e per noi, perché ci ripagherebbe dei tanti sacrifici”.

Calcisticamente è cresciuto in maglia rossoverde, con la quale ha esordito in serie B. Poi Viterbo, in C2, tanta serie D, la sfortunata parentesi aretina con i pro, ancora serie D fino al Bastia, prima di decidere per l’Orvietana, in Promozione. A distanza di un anno, o poco più, è interessante la sua valutazione sulla scelta:

“Tuttora convinto sulla bontà della scelta. Che è stata anche frutto di alcune difficoltà di ordine professionale, ma che rifarei anche oggi. A Orvieto ho trovato gente seria e un bellissimo ambiente”.

Tutto funziona, sta mancando qualche risultato. Dopo il rotondo successo sulla N. Fulginium, la macchina sembrava essere tornata a pieno regime:

“Cerchiamo di non dimenticare che, per parecchie squadre del nostro girone, battere l’Orvietana significa salvare una stagione. In questa fase di campionato, poi, gli obiettivi sono in parte già delineati e tutte lottano per qualcosa. E’ più che normale trovare sempre chi prova a mettere il bastone tra le ruote. Ma, fa parte del gioco. Io, più che dal cinque a zero, ripartirei dal secondo tempo con l’Amerina, nel quale, per buoni tratti, ho rivisto l’Orvietana brillante che conoscevo”.

C’è un’altra curiosità. Quando viaggiavate sulla cresta dell’onda, scendevate in campo con la quasi certezza di fare risultato. Adesso, che le cose vanno meno bene, avete perso un po’ di sicurezza?:

“No, non è questo. E’, piuttosto, quello che dicevo prima. A tre quarti di campionato ogni formazione lotta fino alla fine. Però, non credo che a noi manchi qualcosa per bypassare le difficoltà. Si tratta, soltanto, di credere maggiormente nelle nostre possibilità. Per me, il nostro campionato si deciderà nelle due partite post Coppa, quando affronteremo l’Orte in casa e il Campitello in trasferta. Se andrà come spero, si riaprirebbe un altro campionato”

Fidiamoci di Andrea Bagnato, il cui modo di esprimersi è sempre convincente, oltre che coinvolgente. Si dimostra concreto anche sul lavoro e la famiglia:

“Prossimamente avrò anche una buona opportunità di lavoro e sono intenzionato ad approfittarne. Quando si ha famiglia, bisogna tener fede alle responsabilità che questa comporta. Dal calcio ho avuto parecchio, ma non abbastanza. I rimborsi coprono nove mesi, l’anno ne conta dodici. Logico, preoccuparsi di coprire almeno gli altri tre”.

Fra i ricordi sceglie la doppietta segnata all’Arezzo, quando vestiva la maglia del Pierantonio. Anche, perché, funzionò da lasciapassare per il trasferimento in maglia amaranto. Poteva essere il punto di svolta. Ma le difficoltà del club toscano e un serio problema familiare impedirono si concretizzasse:

“Non ho rimpianti. Esistono dei valori, nella vita, che vanno oltre il gioco del calcio”.

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