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Orvieto celebra il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Doni simbolici e l'ntitolazione di una nuova sala

sabato 19 febbraio 2011
Orvieto celebra il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Doni simbolici e l'ntitolazione di una nuova sala

Un Concerto dell'Orchestra e Coro della Scuola Comunale di Musica "Adriano Casasole" e del Coro Polifonico della Cattedrale di Orvieto "Vox Et Jubilum", diretto dal maestro Nello Catarcia, l'intitolazione a "Sala dell'Unità d'Italia" della sala d'ingresso del Palazzo Comunale con una targa creata dall'artigiano ceramista Stefano Malentacchi, il conio di una speciale moneta commemorativa da parte dell'orafo orvietano Fabrizio Trequattrini: così Orvieto ha ricordato, nella serata di venerdì 18 febbraio, i 150 anni decorsi dall'Unità d'Italia. Un Concerto giustamente incentrato su celebri pezzi del Melodramma, che tanto ha contribuito, con l'appassionata atmosfera intellettuale, sociale e politica che si respirava nei teatri di metà Ottocento, al processo unitario della nazione, a cui hanno dato i loro contributo canoro il soprano Myung Jae Kho e il tenore Stefano Benini. Tra i pezzi che più hanno emozionato, il "Va pensiero" del Nabucco e l'"Inno di Mameli", eseguito all'inizio e alla fine del Concerto e accompagnato, in conclusione, anche dal canto del pubblico. Ospite d'onore, tra le tante autorità presenti, il Prefetto di Terni S.E. Augusto Salustri. E poi autorità civili e militari, il Vescovo della Diocesi Padre Giovanni Scanavino, il Consigliere regionale Fausto Galanello, consiglieri, dirigenti scolastici, insegnanti, studenti, genitori e nonni.

Insomma, Palazzo Comunale affollato oltre ogni previsione, tanto che non tutti hanno potuto assistere al concerto e sono rimasti ad ascoltarlo nell'androne e lungo la scalinata che porta al piano nobile del palazzo.
"Una partecipazione eccezionale di pubblico - ha detto il Sindaco Antonio Concina - per una occasione particolare che stasera festeggiamo nel rinnovato salone d'ingresso del palazzo comunale, che da oggi si chiamerà ‘Sala dell'Unità d'Italia', riportata alla splendore di molti anni fa grazie alla tenace volontà del Presidente del Consiglio Comunale Marco Frizza. E' lui che ha voluto fortemente questa festa, coinvolgendo molte persone le quali, disinteressatamente, hanno collaborato alla riuscita dell'iniziativa con la realizzazione di alcuni piccoli simboli".

"Una bella festa - ha aggiunto il Prefetto di Terni S.E. Augusto Salustri - realizzata in uno scenario di pregio. Proprio oggi è stato dichiarato il 17 marzo Festa Nazionale, e la straordinaria partecipazione popolare di questa sera ci conferma del grande bisogno di coesione sociale che ha il nostro Paese. Ringrazio il Sindaco, il Presidente del Consiglio Comunale e tutti gli orvietani per questa bella atmosfera di condivisione intorno ad un evento della storia nazionale che ci riguarda tutti".

Il 27 gennaio e 3 febbraio 1861 si svolsero le prime elezioni politiche dell'Italia unita e il successivo 18 febbraio per la prima volta i deputati neoeletti si riunirono a Torino Palazzo Carignano. E, proprio ieri, esattamente 150 anni dopo quello storico evento, l'Amministrazione Comunale di Orvieto - Sindaco, Giunta e Consiglio Comunale - ha voluto ricordare quella determinante pagina di storia nazionale. Che è stata scritta anche dagli Orvietani patrioti: Ludovico Neuroni, Pietro Stagnetti, Filippo Antonio Gualterio.

"Centocinquanta anni fa, il 18 febbraio 1861 - ha detto il Presidente del Consiglio Comunale Marco Frizza - si riuniva a Torino, Palazzo Carignano il nuovo Parlamento: i deputati, eletti il 27 gennaio e il 3 febbraio dello stesso anno, proclamarono l'Unità d'Italia. È un anniversario di grande importanza, nella Storia della Nazione e, soprattutto, nella definizione di un sentire comune, di una sentimento di Patria unita, che porterà alla liberazione del Veneto, nel 1866, e della Città di Roma, nel 1870. La Città di Orvieto, ha inteso celebrare tale ricorrenza con il concerto di questa sera, e lo fa non per una semplice adesione alle festività centenarie, ma per ricordare gli Orvietani che hanno contribuito alla formazione della Nazione e per onorare la loro memoria, che è memoria civica oltre che di civiltà".
"Alla data del 18 febbraio - ha aggiunto - Orvieto accoglieva le notizie dei lavori parlamentari da città libera: Giacomo Bracci è fra i deputati che deliberarono l'unità. L'11 settembre 1860, gruppi armati di volontari - mazziniani, repubblicani, reduci della Repubblica romana, moderati - al comando di Nicola Danzetta e del colonnello Luigi Masi, avevano liberato la città dal governo pontificio. Lo stesso Masi, in prossimità di Orvieto, il 10 settembre, aveva dato il nome di Cacciatori del Tevere a queste bande di volontari, ad intendere che se lo scopo immediato era la liberazione di Orvieto, il fine ultimo non poteva essere che Roma. Dieci anni dopo, l'11 settembre 1870, una divisione dell'esercito regolare comandata da Nino Bixio partiva proprio da Orvieto alla volta di Roma".
"Tenace organizzatore e sostenitore dei moti orvietani nel più ampio contesto della politica sabauda per l'annessione delle terre umbre e marchigiane nel Regno d'Italia, è l'orvietano Filippo Antonio Gualterio, che lo stesso 11 settembre 1860 aveva predisposto, d'accordo col Cavour, l'incontro fra i rappresentanti delle città Umbre e Vittorio Emanuele II; per Orvieto era presente Giulio Ravizza, con una speciale lettera di presentazione dello stesso Gualterio al Cavour. Per Gualterio, bastano le parole del concittadino Luigi Fumi: ‘I contemporanei politici di Filippo Antonio Gualterio non ne meritarono l'opera. La rivoluzione deve a lui quanto ai principali fattori di sé stessa'. La liberazione del 1860 non è che l'ultimo atto delle aspirazioni di Orvieto ad essere città laica e repubblicana, manifestate con l'adesione alla Repubblica Romana nel 1849".
"E, oggi, la nostra memoria deve andare ai martiri di quei giorni e, per tutti, il capitano Pietro Stagnetti, lo scrittore Giovanni Cesare Abba nella sua ‘Storia dei Mille' lo definisce veterano della Repubblica Romana che seguirà Garibaldi alla conquista del Regno delle due Sicilie, e a Ludovico Negroni, ucciso a Padula, nel Salernitano, nel corso della sfortunata ed incompresa spedizione di Sapri al seguito di Carlo Pisacane e dei trecento giovani mazziniani che tentarono di precorrere i tempi. Portabandiera della spedizione, Ludovico Negroni, sembra essere stato il primo a cadere e sarà sepolto alle radici di un albero di ciliegio. È anche sugli ideali e sullo spirito di sacrifico di queste persone, di questi nostri concittadini, che si fonda il lungo e travagliato percorso della costituzione repubblicana che oggi ci unisce".
"Questa nostra storia per l'Unità d'Italia - ha concluso - dimostra come nei momenti importanti della vita cittadina, Orvieto ha saputo dimostrare di essere unita e all'altezza del compito. Anche oggi la città ha bisogno di forte unità e coesione. Mi auguro che ancora una volta Orvieto, memore della propria storia saprà essere capace di vincere le sfide per il proprio futuro".

Tanti i protagonisti e i simboli della celebrazione. Otto bambini hanno indossato le magliette con su scritti i numeri che formano le date 1861/2011 a sottolineare il passaggio di valori nazionali di generazione in generazione. Sempre loro, insieme con il Prefetto e il Sindaco, hanno scoperto la targa con l'intitolazione della "Sala dell'Unità d'Italia", realizzata dall'artigiano ceramista Stefano Malentacchi.
Poi la consegna di una copia della Costituzione Italiana da parte del Prefetto ai bambini, agli studenti e ai dirigenti delle Scuole di ogni ordine e grado della città.
E ancora, la consegna da parte del Sindaco, della pergamena ricordo alla Sig.ra Anna Maria Moretti la cui azienda artigiana - già studio fotografico "Armoni - Raffaelli - Moretti" - vanta ben 150 anni di attività.
Inoltre, la consegna al Prefetto di Terni della medaglia commemorativa in argento 925% coniata dall'orafo Fabrizio Trequattrini. Un simbolo speciale: sul recto sono rappresentati infatti i simboli allegorici che richiamano alla Repubblica (Italia Turrita) ed alle battaglie Risorgimentali. Sul verso è riprodotta una moneta orvietana, coniata quando Orvieto era libero Comune medioevale. L'originale è un raro esemplare di denaro minuto, detto anche urbivetanus parvulus, con l'iscrizione circolare VRBS VETUS e, al centro l'iniziale V con tre rose a cinque petali simbolo della casata Orsini e, probabilmente, battuta da Porcello Orsini durante il periodo nel quale rivestì la carica di Podestà ad Orvieto (post 1243). Una delle monete, in lega di rame argentata, è stata donata nel 2088 da Eduardo Curti alla Città di Orvieto.
Infine, la consegna della targa ricordo del Comune di Orvieto agli artigiani della CNA che a vario titolo hanno reso possibile la realizzazione della celebrazione: fra loro Luciano Serranti ("Ricciolino") e Luciano Cavalloro che hanno realizzato il nuovo portabandiere collocato sulla facciata del Palazzo Comunale, Andrea Tiberi, Renzo Anselmi, Sergio Carli.

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