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RAI in sciopero generale. Contro il degrado, gli sprechi, le ingerenze politiche, il lavoro a rischio per i dipendenti interni

venerdì 10 dicembre 2010
RAI in sciopero generale. Contro il degrado, gli sprechi, le ingerenze politiche, il lavoro a rischio per i dipendenti interni

Sciopero generale della RAI, in giornata odierna, e manifestazione davanti alla sede di viale Mazzini dalle ore 11 alle ore 14. SLC CGIL, UILCOM UIL, UGL TLC, SNATER, LIBERSIND-CONFSAL, associazioni sindacali rappresentative degli operai, impiegati e quadri della Rai, scendono in piazza compatti per ribadire il no a un piano industriale, confermato dal CdA, che impoverisce la più grande azienda culturale del paese, alle cessioni di asset aziendali, alla esternalizzazione del lavoro ed ai conseguenti esuberi di personale. Allo sciopero generale ha aderito anche l'Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, per esprimere solidarietà ai dipendenti e la propria contrarietà al piano industriale. Nel corso della manifestazione si esibiranno anche i lavoratori dell'Orchestra Nazionale della Rai ed interverranno esponenti politici e rappresentanti della società civile, artisti, intellettuali.

"Gli sprechi, la cattiva gestione, i favori ai potenti, che sono la malattia del servizio pubblico all'italiana - si legge in una nota diramata unitariamente tramite ANSA - sono anche un danno per il lavoro. Per questo i sindacati stanno chiedendo da mesi un tavolo di confronto che superi l'impianto dell'attuale Piano Industriale al fine di sviluppare una Piattaforma che comprenda la riduzione dei costi, degli sprechi, dei provvedimenti sbagliati, e che rilanci gli investimenti, la formazione e l'attenzione alla qualità del lavoro, con il mantenimento della Rai di proprietà pubblica provvista di tutti i suoi asset e le sue peculiarità. La Rai è informazione ed è cultura. Registi, tecnici, montatori, autori, impiegati, tutti i dipendenti della Rai ogni giorno creano, inventano, assemblano e sviluppano contenuti che dal 1954 hanno costituito per molti italiani un processo formativo garantito dallo stato. Tutto questo i sindacati lo vogliono tutelare, preservare, sviluppare".

Per quanto riguarda il tema delle esternalizzazioni, che sta particolarmente a cuore ai lavoratori, va detto che l'azienda, secondo quanto previsto sul piano industriale, potrebbe avviare presto le cosiddette procedure di "cessione di ramo d'azienda". Queste prevedono che i lavoratori della RAI attualmente inquadrati nei vari settori a rischio quali Abbonamenti, Contabilità, ICT, Acquisti e Servizi, Trucco e Parrucco, Costumi, Riprese Esterne, Scenografia, RAI WAY, possano essere "ceduti" a società private, che applicano un contratto diverso da quello del gruppo RAI, dove è previsto che si possa ricorrere alla cassa integrazione e poi al licenziamento per esubero di personale. Il piano industriale RAI individua infatti 1200 lavoratori di troppo. Questi del resto non sarebbero che i primi settori ad essere esternalizzati, molti altri seguirebbero presto la stessa sorte.

"La lotta sindacale avviata dal LIBERSIND CONFSAL e dalle altre quattro Organizzazioni Sindacali esclusa la sola CISL vuole contrastare nettamente questo devastante scenario - afferma una nota trasmessaci dalla CONFSAL stessa. Quale sarà l'azione del Sindacato dopo il 10 dicembre? Come é facile immaginare, molto dipenderà dal grado di adesione allo sciopero e dalla riuscita della manifestazione pubblica, poiché ad un grande sciopero corrisponderà una grande forza del sindacato nell'imporre alla RAI, nei giorni che seguiranno, di eliminare i nefasti contenuti del piano industriale a favore di un confronto sindacale duro, serrato ma nel contempo costruttivo di un futuro per l'azienda e conseguentemente per i lavoratori".

"Il 10 dicembre - aggiunge la LIBERSIND CONFSAL - i lavoratori RAI non scioperano per un aumento di stipendio, anche se gli stipendi non sono d'oro come qualche bene informato sostiene: ci sono infatti numerosi precari con stipendio inferiore a 1000€ al mese e, con 15 anni di anzianità senza turni, lo stipendio è di circa 1500€. Non scioperano per difendere i loro diritti, anche se sono quotidianamente calpestati da un'azienda pilotata dalla politica: professionalità indefinite, carriere lampo dei soliti raccomandati, turni disumani, ambienti di lavoro ridicolmente degradati. Non scioperano per lavorare con gli strumenti adeguati, anche se gli impianti tecnici su cui si lavora risalgono spesso agli anni '80: adeguamento tecnologico frammentario e quindi costosissimo e formazione professionale inesistente sono all'ordine del giorno. Non scioperano per migliorare la qualità dei programmi, anche se ormai poco di quel che va in onda dipende dal lavoratore Rai: interi programmi vengono ideati e realizzati da case di produzione esterne che hanno l'obiettivo di mungere la Rai per conto del loro referente politico. Non scioperano per gli sprechi, anche se li vedono passare davanti ai loro occhi quotidianamente: noleggi, appalti e consulenze a costi stratosferici sono il massiccio "spreco strisciante" di
quest'azienda messo in atto dai vertici ancora politici. Infine non scioperano contro questo governo, come qualcuno sostiene, perché il governo ha piazzato uomini chiave in Rai che la stanno portando a picco: le evidenti pressioni politiche anche a discapito delle inevitabili ricadute economiche sull'azienda non possono più essere tenute nascoste. I dipendenti della Rai radiotelevisioneitaliana scioperano per salvare la Rai, un patrimonio pubblico, uno spazio della cultura sempre più accerchiato dal mediocre, nonché fonte del sostentamento di 13000 famiglie in tutta italia.

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