sociale

Non autosufficienza in Italia e in Umbria. I dati

venerdì 20 agosto 2010

Come risulta dal Rapporto sulla non autosufficienza in Italia - 2010, presentato a Roma dai Ministri competenti il 23 luglio scorso, il problema della disabilità deve essere nel nostro Paese una priorità dell'agenda politica.
Oggi in Italia le persone non autosufficienti, che quindi necessitano di qualcuno che se ne occupi, sono più di 2 milioni e mezzo, di cui 2 milioni sono anziani, e il fenomeno è previsto in costante crescita, a causa soprattutto dell'aumento dell'aspettativa di vita e della crescita dell'età media degli anziani (più del 20% della popolazione italiana ha più di 65 anni). Già oggi una famiglia su 10 si deve occupare di una persona non autosufficiente.
Per di più, si calcola che nel 2025 una famiglia su 4 sarà mono-componente, e spesso si tratterà di un anziano, e numerosissime famiglie saranno composte da non più di due persone. Il tenore di vita cui siamo abituati, unitamente a redditi medi da lavoro piuttosto bassi, rende quasi sempre necessario che sia più di un componente familiare a lavorare.

Ecco perchè le famiglie ricorrono sempre più spesso alle (costose) badanti (774 mila in Italia, più quelle in nero), con previsioni di crescita delle loro retribuzioni medie, ed ecco perchè le strutture preposte ad accogliere anziani e non autosufficienti non bastano più.

Quale può essere la soluzione? Il Rapporto presentato dal Ministro Sacconi punta sulla "collaborazione tra sistema pubblico e sistema privato" per lo sviluppo di una rete di servizi di assistenza per i non autosufficienti, risparmiando sui posti letto per lunga degenza in ospedale e le spese per le pensioni di accompagnamento.
E' la strada che cerca di  percorrere anche l'Umbria, che dal 2007 ha avviato un processo di integrazione tra programmazione sociale e sanitaria, puntando alla creazione "di unità multidisciplinari formate da professionisti sia sanitari che del sociale, e  al potenziamento della residenzialità, della semiresidenzialità e della domiciliarità per anziani. A differenza del quadro nazionale, in cui non si intende dar vita a fondi dedicati specifici, l'Umbria prevede l'istituzione di un fondo unico per la non autosufficienza, dove confluirebbero le risorse statali, regionali, comunali e sanitarie. Un sistema nuovo, ambizioso sul piano organizzativo e dell'approccio, che si baserà sulla condivisione e sul coordinamento dei percorsi individuali con il cittadino, non più utente passivo di una prestazione.

In tutto il territorio regionale, nel triennio 2009-2011, i posti di residenzialità dovrebbero quasi raddoppiare (2280 contro i 1200 del triennio 2003-2005); la semiresidenzialità avrà a disposizione 315 posti (20 strutture) per anziani con alzheimer e 240 (12 strutture) per soggetti autistici; la domiciliarità, infine, prevede un tasso di 60 per 1000 sull'intera popolazione di anziani per quanto concerne le cure domiciliari e di 5 per 1000 per l'assistenza domiciliare, per un totale di un tasso del 65 per 1000.


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Non autosufficienza: 20 mila in Umbria. Massimo Buconi, presidente III Commissione: "Rafforzare le unità multidisciplinari per aiutare le famiglie  

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