sociale

Non autosufficienza: 20 mila in Umbria. Massimo Buconi, presidente III Commissione: "Rafforzare le unità multidisciplinari per aiutare le famiglie”  

venerdì 20 agosto 2010

"Sono oltre 2 milioni e mezzo le persone non autosufficienti oggi in Italia; in Umbria sono 20.000 circa, più o meno 1 anziano su 10": lo ha affermato il presidente della III Commissione Consiliare della Regione dell'Umbria, Massimo Buconi, citando lo studio presentato a Roma alcuni giorni fa che ha messo in evidenza come le proiezioni parlino di una costante crescita futura, a causa dell'aumento dell'aspettativa di vita e della crescita dell'età media degli anziani (più del 20% della popolazione italiana ha più di 65 anni; già oggi una famiglia italiana su 10 ha a che fare con una persona non autosufficiente.

"Chi se ne occupa?" spiega Buconi, esponente socialista di Palazzo Cesaroni "In primis le famiglie, in secondo luogo le strutture pubbliche e quelle di volontariato, col supporto dello Stato mediante le indennità di accompagnamento e i servizi di assistenza. In Umbria, tanto per capirci, solo il 6,5% degli anziani è attualmente preso in carico dai servizi pubblici, a fronte di una media nazionale che non supera l'8%. Ecco il problema. Si calcola che nel 2025 una famiglia su 4 sarà mono-componente (spesso si tratterà di un anziano) e numerosissime famiglie saranno composte da non più di due persone, per cui sempre meno le famiglie riusciranno a far tutto da sole. Il tenore di vita cui siamo abituati, unitamente a redditi medi da lavoro piuttosto bassi, rendono quasi sempre necessario che sia più di un componente della famiglia a lavorare e, venendo ad assottigliarsi il nucleo familiare e a sciogliere i legami con le generazioni precedenti, solo in rari casi si troverà in famiglia qualcuno che possa occuparsi di una persona non autosufficiente a tempo pieno. Ecco spiegato perché gli italiani ricorrono alla soluzione piuttosto costosa delle badanti (774 mila in Italia, più quelle in nero), le cui retribuzioni dovrebbero continuare a crescere negli anni, ed ecco perché le strutture preposte ad accogliere anziani e non autosufficienti non bastano più".
 
Ma quale può essere la soluzione? Il Rapporto presentato dal Ministro Sacconi punta sulla collaborazione tra sistema pubblico e sistema privato per lo sviluppo di una rete di servizi di assistenza per i non autosufficienti, risparmiando sui posti letto per lunga degenza in ospedale e le spese per le pensioni di accompagnamento. "L'Umbria, da parte sua -afferma Buconi - ha già avviato dal 2007 un processo di integrazione della programmazione sociale con quella sanitaria, e punta alla creazione di "unità multidisciplinari" formate da professionisti sia sanitari che del sociale" e al potenziamento della residenzialità, della semiresidenzialità e della domiciliarità per le cure agli anziani. Inoltre, prevede l'istituzione di un fondo unico per la non autosufficienza, dove confluirebbero le risorse statali, regionali, comunali e sanitarie. L'obiettivo è costruire un sistema nuovo, ambizioso sul piano organizzativo e dell'approccio, che si baserà sulla condivisione e sul coordinamento dei percorsi individuali di cura con il cittadino, non più utente passivo di una prestazione concessa".

"Un buon inizio, con forti segnali di novità, che per giungere a meta però richiederà la disponibilità dei cittadini, il coordinamento degli sforzi delle istituzioni e un'efficace collaborazione col mondo privato. E qui sta un punto dirimente, che forse separa gli orizzonti delineati dal Governo da quelli prospettati dal centro-sinistra e da me personalmente: l'interazione col privato non deve significare disimpegno ed estromissione del pubblico dalle decisioni di gestione di questa problematica che, per sua natura, è del tutto centrale nel quadro dei diritti sociali del terzo millennio".

Non autosufficienza in Italia e in Umbria. I dati

Pubblicato da SERENA MARINI il 28 agosto 2010 alle ore 12:52
http://www.facebook.com/home.php#!/group.php?gid=120336254653978&ref=ts

L'UMBRIA
DEVE RICONOSCERE GLI ASSEGNI DI CURA PER L'ASSISTENZA A DOMICILIO DELLE
PERSONE NON AUTOSUFFICIENTI !NO BUTTARE 50 MILIONI DI EURO L'ANNO PER
INTEGRARE LE RETTE DELLE R S A (RESIDENZE SANITARIE ASSISTITE)
BISOGNA SOSTENERE DIRETTAMENTE LE FAMIGLIE CON PERSONE NON AUTOSUFFICIENTI
Pubblicato da Patrizia il 23 aprile 2011 alle ore 12:51
trovo sconvolgenti gli intenti e le dichiarazioni di Massimo Buconi .
Invece di promuovere e valorizzare il lavoro di cura ed assistenza delle famiglie verso i loro cari non autosufficienti presenta un disegno di legge che si pone lobbiettivo di incrementare i contributi pubblici della regione alle RSA(RESIDENZE SANITARIE )
Tutta Italia sostiene lassistenza in famiglia con i famosi assegni di cura ,voucher,assegni badante ,con lo scopo di contenere i costi generali dellassistenza ed assicurare una migliore qualità di vita alle persone malate ,che in famiglia , nel 90% dei casi, è megliore .
I contributi che regione Umbria e comuni versano per ogni ospite in struttura vanno da un minimo di 1500/2000 euro al mese fino a 14.000 per i malati di SLA sempre al mese.
Le famiglie Umbre che accudiscono un caro gravemente malato non ricevono un centesimo se non le magre indennità daccompagnamento dello Stato,tutte le altre regioni sostengono lattività di cura ed assistenza in famiglia ,più economica ed umana.
Gli assegni badante ,oltretutto,favoriscono nuove opportunità di lavoro e lemersione del badantato in nero ,il loro importo varia dai 300 euro della Basilicata ai 400/600 della Lombardia .
Gli Umbria hanno perso ogni speranza !

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