sociale

Il Pendolarismo al centro della discussione nel Consiglio Provinciale di Terni. L’Orvietano chiama la Provincia ad un protagonismo diretto a difesa del territorio

domenica 20 settembre 2009
di Giorgio Santelli

Lunedì 21 settembre, in Consiglio Provinciale arriva una mozione importante per il nostro territorio. Ed è il primo vero atto del Circondario di Orvieto per questa legislatura, sottoscritto da tutti i consiglieri di maggioranza e opposizione eletti nel territorio: con me è stata sottoscritta da Stefano Garillo (PD), Daniele Longaroni (Pd) Andrea Sacripanti (PDL) e Francesco Tiberi (PDL).

Si tratta di una mozione sul tema del pendolarismo che, all'unanimità, la Conferenza dei Presidenti di gruppo ha inserito con urgenza nell'ordine del giorno del Consiglio. Non è un atto semplice, che rileva il problema e lì si ferma. Tenta, invece, di affrontarlo in tutta la sua complessità, proponendo al Consiglio Provinciale di predisporre ad Orvieto una Conferenza di servizio sul Pendolarismo che coinvolga le province di Firenze, Arezzo, Siena, Terni, Perugia e Roma; le Regioni Toscana, Umbria e Lazio; le associazioni dei consumatori, le aziende regionali ferroviarie, le Fs e i Comitati pendolari per definire una strategia comune e una soluzione unitaria al problema.
Chiede anche di fare un'indagine socio-economica sull'impatto che il pendolarismo ha sul nostro territorio provinciale partendo da un dato economico e da un dato sociale importanti.

I pendolari producono un reddito complessivo di circa 20 milioni di euro all'anno, solo nel territorio dell'Orvietano. Si tratta di una cifra che è parte importante del nostro prodotto interno lordo ed è leva importante per l'economia locale. Sono soldi che si trasformano in acquisto di beni e servizi, nel pagamento di tasse locali, provinciali, regionali e nazionali, in depositi nel nostro sistema bancario.
I pendolari, inoltre, partecipano alla vita attiva della nostra società: a quella politica, a quella associativa.
Non dare loro garanzie, non permettere a loro un trasporto puntuale, agevole, veloce, qualitativamente accettabile, può costringerli a scelte di vita diversa. Molti di loro sono diventati parte della nostra comunità in un recente passato, scegliendo di vivere qui perchè a meno di un'ora da Roma in treno. Meno del tempo necessario a chi abita nella periferia di Roma per giungere al centro. Hanno scelto il nostro territorio perché qualitativamente migliore, in termini sociali e ambientali e con maggiori servizi.

Qual è, allora, il rischio evidente? I collegamenti con Roma si stanno riducendo e diventano sempre più lenti perché FFSS sceglie di penalizzare il traffico locale e Intercity, a vantaggio dell'Alta velocità. Ed allora molti pendolari potrebbero scegliere di trasferirsi a Roma o in realtà meglio collegate con la Capitale. Per il territorio significherebbe perdere ulteriori risorse economiche e ricchezza sociale.

La politica è quindi chiamata a trovare soluzioni a difesa dei propri territori. Si tratta di scelte politiche legate ai servizi di trasporto regionale e locale (Convenzione Regione con Fs) e ai servizi di trasporto universali, come è il traffico Intercity (Convenzione dello Stato con Fs).
Il mercato ferroviario, per come si sta modificando, offre però alla politica anche una scelta in più, non solo quella della trattativa con FS e dell'erogazione di maggiori contributi per l'acquisto di servizi che troppo spesso sono inferiori alle aspettative.

La rete delle Istituzioni può scegliere di diventare attore principale del sistema trasporti che non sia essenzialmente locale. Lo può fare però solo decidendo di co-gestire, con un nuovo protagonismo, in forma associata con altre Province o Regioni, un pezzo dei servizi universali di trasporto. Prendendo ad esempio il caso Lombardia è possibile che la risposta al pendolarismo arrivi attraverso l'acquisto o l'affitto di tratte e treni su percorsi interregionali (all'Umbria ne basterebbe uno) che nella tratta Firenze-Roma possono risolvere il collegamento verso Roma. I costi rappresenterebbero meno del 10% di quello che è l'ammontare complessivo della convenzione tra Regione Umbria ed FFSS, ma sarebbero di molto inferiori se a queste scelte partecipassero anche Toscana e Lazio, le Province di Firenze, Arezzo, Siena e Roma, costituendo magari un unico soggetto gestore su quella dorsale, fatto dalle società regionali di trasporto ferroviario e dalle stesse istituzioni insieme a FFSS.
A quel punto quei collegamenti, a tutti gli effetti di proprietà dei territori e non di Trenitalia, non potrebbero essere né cancellati né subire ritardi a scapito dell'Alta velocità, né tanto meno essere costretti a viaggiare sulla linea lenta visto che la direttissima è utilizzata ormai impropriamente da FFSS come linea quasi esclusiva per l'Alta Velocità.

Giorgio Santelli
Consigliere Provinciale IDV
Presidente dell'Assemblea dei Sindaci del Circondario Orvietano

 

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