sociale

Manifestazione nazionale per la libertà di informazione: un autobus da Orvieto

domenica 13 settembre 2009
Manifestazione nazionale per la libertà di informazione: un autobus da Orvieto

Fervono i preparativi per la manifestazione lanciata dalla Fnsi insieme a UsigRai e Articolo 21 che il prossimo sabato 19 settembre chiama a raccolta per la manifestazione nazionale a Roma associazioni, sindacati, forze politiche e liberi cittadini a difesa della libertà di informazione.

A Orvieto, le associazioni Articolo 21 e Rose Rosse d'Europa presenteranno la manifestazione mercoledì 16 settembre nella Sala del Governatore di Palazzo dei Sette a partire dalle ore 18,00. L'incontro pubblico ha lo scopo di permettere di discutere e confrontarsi sul tema e di preparare la partecipazione alla manifestazione nazionale del 19 settembre, che si svolgerà a Roma a Piazza del Popolo a partire dalle ore 16,00 .

Da Orvieto si sta organizzando un pulmann con partenza alle ore 14,00 di sabato 19 settembre dal parcheggio della stazione di Orvieto e rientro previsto a Orvieto alle ore 22,30 circa. Il costo è di 8 euro a persona. Per prenotazioni 19settembre@articolo21.com entro mercoledì alle 9.00.
Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare all'iniziativa del 16 settembre a Orvieto e alla manifestazione del 19 a Roma.

La Segreteria della Federazione nazionale della Stampa Italiana ha deciso di tenere e proporre alle forze sindacali e sociali e ai cittadini in genere questa  "manifestazione civica" per la libertà dell'informazione, "difendendola da ogni tentativo di depotenziarne la funzione costituzionalmente garantita e di indurre silenzi non dovuti." L'appello è stato accolto da moltissime associazioni, forze politiche e sindacali e da esponenti del mondo culturale.

Ulteriori informazioni sugli spazi dedicati di www.articolo21.info e di www.fnsi.it

Forte la mobilitazione di Articolo 21, che per affermare il diritto di scrivere e di leggere le notizie parteciperà come squadra dandosi visibilità con uno striscione e con apposite magliette. Alcune magliette dovrebbero essere già disponibili mercoledì 16 a Palazzo dei Sette, in ogni caso è possibile acquistarle alla manifestazione stessa o prenotarle inviando una mail alla redazione di Articolo 21. Un costo di 20 euro che garantirà le spese sostenute da Articolo 21 per la manifestazione, ma anche un ricordo per una data che sarà di estrema importanza. La maglietta ha sulla schiena il numero 21, l'articolo che la Costituzione dedica alla libertà di informazione e di opinione, e sul petto l'incipit dell'articolo contro ogni tentativo di imbavagliamento:

"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure".

Il nostro quotidiano www.orvietonews.it aderisce e partecipa alla manifestazione nazionale del 19 settembre 2009.

"No all'informazione al giunzaglio": l'adesione all'iniziativa di Palazzo dei Sette e alla manifestazione nazionale della CGIL Orvieto

Gli autobus organizzati dall'Umbria dalla CGIL

"Sapere è libertà": l'adesione di Arci Orvieto

Il Partito Democratico di Orvieto aderisce alla manifestazione di Roma per la libertà di informazione

Pubblicato da stefano moretti il 14 settembre 2009 alle ore 15:52
art.21 Costituzione:"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione.La stampa no n puo' essere soggetta ad autorizzazioni o censure."
art.595Codicepenale:"DIFFFAMAZIONE.Chiunque........comunicando con piu'persone offende l'altrui reputazione, e' punito con la reclusione fino ad un anno.....Se l'offesa e' arrecata col mezzo della stampa..la pena della reclusione e' fino a tre anni.

la pena della reclusione e'......fino a tre anni
Pubblicato da Giorgio Santelli il 14 settembre 2009 alle ore 16:44
Moretti ha ragione. Ed proprio per questo che, in presenza del Codice Civile, non c' ragion d'essere per la legge Alfano. Inoltre faccio notare anche che le domande non sono querele. Un giornalista ha il dovere di fare domande. E le persone a cui vengono fatte, quando esercitano una funzione pubblica, solitamente rispondono, non querelano. Della serie: Chiedere lecito, rispondere cortesia. Cosa che vale per ogni politico, di qualsiasi appartenenza sia. Valeva per D'Alema che querelava Forattini, valeva anche per La Citt che fece domande all'allora segretario del Pds Loriana Stella che decise di non rispondere. Noi pubblicammo quelle domande senza risposta. Non mi risulta alcuna querela in merito.
Cordialmente...
Pubblicato da stefano moretti il 15 settembre 2009 alle ore 13:23
vedi giorgio, non e' la domanda in se' che costituisce possibile diffamazione ma il modo in cui viene posta, il contesto nel quale si svolge l'argomentazione sotto apparente forma interrogativa, i suoi presupposti.La polemica giornalistica tra "Repubblica" e Berlusconi ha purtroppo assunto questi toni e queste impostazioni ed il Giudice adito dira' poi chi, in termini di diritto, ha torto o ragione.Ma gli autobus, i cortei e le bandiere che c'azzecano, direbbe il tuo capo;in Italia esiste uno strapotere della stampa, altro che una limitazione della sua liberta':Tra poco si votera' per le regionali.Invece delle adunate pensiamo ai programmi, alla sanita' .all'assetto del territorio, alla viabilita', all'agricoltura, l'ambiente, il sostegno alle imprese e lo sviluppo economico del territorio.Tutto il resto e'
noia,per dirla stavolta con Califano.
Stefano Moretti, gia' vittima, tra i tanti, dell'arroganza e dell'informazione manipolata della stampa
Pubblicato da Laura Ricci il 15 settembre 2009 alle ore 14:09
Caro Stefano,
scusa se intervengo per riportare a considerazioni pi generali e meno dialogiche queste riflessioni. Qui non si tratta dello scontro Berlusconi-Repubblica, ma di un atteggiamento ben pi vasto di questo governo e di alcuni gruppi economici di potere, e pi in generale della politica in Italia e dei suoi gruppi economico-editoriali(e non neghiamolo, di taluni informatori conniventi) che hanno trasformato quel quarto potere dell'informazione - potere che dovrebbe essere positivo, professionale e deontologico - in una rissa quotidiana mistificatoria e dequalificante, che un insulto alla decenza e all'intelligenza, sia di chi dovrebbe informare che di chi dovrebbe essere informato. In Italia esiste uno strapotere di alcuni gruppi economici ed editoriali, ma non della "stampa", che semmai raccoglie gli operatori dell'informazione, sempre a rischio di essere "diretti", rimossi, censurati, licenziati, pi o meno giustamente querelati. E' chiaro poi che ce ne sono, come ovunque, di pi o meno onesti; ma lo strapotere, pi che dell'informazione, continua ad essere, a mio avviso, della politica, davanti o dietro le quinte.
Le manifestazioni quindi, a mio parere, se proprio non vogliamo mollare su tutto, ancora c'entrano. Oltre che a fare le star, i politici pensino a quello per cui si sono candidati: "i programmi, la sanit, l'assetto del territorio, la viabilit, l'agricoltura, l'ambiente, il sostegno alle imprese e allo sviluppo economico del territorio"; e l'informazione, tra una manifestazione e l'altra, prover a raccontare le loro gesta di governo, insieme ad altre questioni, in modo documentato, critico, se del caso, e onesto.
Un cordiale saluto.
Pubblicato da Gino Rotella il 15 settembre 2009 alle ore 15:41
La prima classifica mondiale della libert di stampa elaborata da Reporter sens frontire (Rsf), riporta lItalia al quarantesimo posto, superata da paesi latinoamericani come Ecuador, Uruguay, Paraguay, Cile ed El Salvador, oltre che da Stati africani come Benin, Sudafrica e Namibia.
In fondo alla classifica vi sono tre nazioni asiatiche (Corea del Nord, Cina e Myanmar) e la maggior parte dei paesi arabi, a partire da Libia, Tunisia e Iraq.
La classifica fa perno sulla concreta (non solo formale) libert della stampa di criticare l'operato del governo (qualsiasi governo).
La libert di stampa in Italia fortemente limitata.
Quattro fattori oggettivi e soggettivi lo dimostrano, a dispetto dellart.21 della Costituzione:

1) Per pubblicare un giornale bisogna registrarlo in Tribunale, con una procedura burocratica eccessiva, costosa e scoraggiante;
2) Per poterlo fare c bisogno di un direttore iscritto allordine dei giornalisti;
3) I giornalisti rischiano, in caso di pubblicazioni ritenute offensive, pene fino a tre anni di galera
4) Il Presidente del Consiglio, direttamente e indirettamente controlla la maggior parte della stampa e delle TV (come dimostrano le recenti estromissioni di noti giornalisti dalla Rai e da Mediaset).
Punti che, ad esempio, nel paese democratico per eccellenza, Gli Stati Uniti, sono ritenuti inconcepibili. Soprattutto quando si tratta di valutazioni (critiche) rivolte alle persone del (e di) potere. I quali, se "colpiti" dalla stampa, possono solo pretendere risarcimenti in sede amministrativa ma non penale.
La manifestazione di sabato tocca solo alcuni aspetti di tali problemi. Ma bene partecipare, perch spetta a tutti ed a ciascuno di noi tutelare lItalia per non farla sprofondare ancora nella prossima graduatoria.
Pubblicato da stefano moretti il 15 settembre 2009 alle ore 16:46
Cara Laura,
plauso alla tua normale superiorita' intellettiva e', per me,la condivisione del tuo equilibrio argomentativo.Tuttavia, non concordo nella conclusione per la quale lo strapotere sia di tipo politico. Mario Monti, di recente,ha affermato che politica ed impresa, compresa l'editoria, sono poca cosa rispetto al potere bancario, ad esempio.
E' la distrazione dai problemi propri che induce a debolezza,l'incapacita' di proposta e di azione, quasi fosse ancora tempo mazziniano, a connotare la politica d'oggi.Alla debolezza corrisponde ,se non il caos, l'incertezza,la difficolta' nel muoversi e, di nuovo, nell'agire.Salire sul bus dell'esima protesta come nella manifestazioni cieggielline degli anni cinquanta e'tanto lecito quanto inutile; per affermare la tua onesta' intellettuale di giornalista , se ce ne fosse bisogno, bisognera' invece lavorare, e la vorare duro, perche' anche l'utima spiaggia elettorale non sia preda di populismo e demagogia ma conseguenza di vero impegno civile e sociale, da ovunque provenga.
stefano morettti
Pubblicato da Leonardo il 16 settembre 2009 alle ore 10:08

Al sig. Moretti, salire sull'ennesimo bus non serve solo a protestare, non serve solo far vedere al resto dei cittadini che c'è qualcosa che non va, che dovrebbero cominciare a pensare anche loro e decidere di avere un' opinione se tanta gente scende in piazza, ma serve anche ad utilizzare uno dei diritti di ogni cittadino. La protesta pacifica sig. Moretti è un grande esempio di democrazia e civiltà. Ma noi italiani non sappiano neanche dove siano scritte sul dizionario queste cose. Nella storia italiana non c'è stata una, e dico una "rivoluzione" (ad eccezione dei Partigiani che continuiamo vergognosamente a "sottoconsiderare"); basti pensare che quando in Francia c'era la rivoluzione francese, noi ancora si zappava la terra. Ecco quindi il significato di salire sull'ennesimo bus, la protesta. E non è una cosa da poco sig. Moretti. E dire che in Italia la stampa ha una forza esagerata è una cosa vera a metà. E' così la stampa ha una forza esagerata, ma non la forza della verità, ma la forza del potere. Non parliamo dei telegiornali che in questi mesi non sono neanche da commentare (il tg1 la settimana scorsa è riuscito a commentare la presenza di Patrizia D'addario al festival di Venezia senza aver mai detto per settimane chi ella fosse, qualcosa che ha del paradossale, lasciando stare la pantomima di ieri sera a Porta a Porta con il premier che consegna case costruite con fondi della Croce Rossa italiana e con la manodopera della provincia indipendente di Trento, oppure le persone tenute fuori dai comizi del premier, perchè non so se lei sa che quando il premier fa dei comizi ci sono persone che fanno entrare o no le persone come in discoteca glielo posso assicurare, oppure i fischi coperti con falsi applausi sul tg1, ma lasciamo stare tutte queste cose), quello che importa in questo momento è la stampa. Bene è paradossale che l'unico giornale che faccia il suo vero lavoro ("la Repubblica") venga denunciato come giornale di parte. La realtà è che tutti gli altri giornali non fanno niente, mentre Repubblica lavora, e sodo come dice lei, per fare il proprio lavoro. Le ricordo con in paesi neanche non troppo lontani le persone si dimettono per molto meno (funzionario inglese che si dimette perchè il marito ha comprato un porno a spese del comune, un porno capisce, cose da ragazzino che costerà 20euro), addirittura in Giappone ci si suicida per la vergogna. E lasciamo stare gli USA dove qualsiasi scandalo è scoppiato grazie alla stampa (n.b. ogni presidente ha risposto alle domande che gli venivano poste). Per capire la giusta e ovvia ragione di repubblica basta vedere gli altri giornali stranieri, perchè non so se lei sa sig. moretti che ci prendono, e mi lasci usare un eufemismo, letteralmente "per il culo" in tutto il resto del mondo. Io stesso torno da un viaggio in Francia e da uno negli states e le posso assicurare che non solo le persone ma i programmi televisivi e i giornali ci prendono in giro. Prima era solo uno scherzo da buontemponi, ora si chiedono come gli italiani possano sopportare una cosa del genere. Me lo chiedo anche io, ma vedendo persone che come lei non riescono neanche a vedere certe cose, comincio a capire la risposta, e mi preoccupo molto di più..

Pubblicato da stefano moretti il 16 settembre 2009 alle ore 11:50
caro sig.Leonardo,
la mia miopia intellettuale rispetto al suo acume politico mi consente tuttavia di vedere e ricordare che Piero Sansonetti, intellettuale della sinistra radicale e giornalista accreditato, proprio nel Porta a Porta di ier sera, negava, con l'efficacia della sua equilibrata intelligenza e con il suo solito, pacato buon senso, che la questione della liberta' di stampa, in quanto tale, non si pone neppure, riconducendo invece ai tre gruppi editoriali dominanti(Mediaset,De Benedetti e RCS) ed ai loro conflitti di mercato il sostanziale svilimento della qualita', dell'attendibilita' e dell'indipendenza della stampa italiana in generale.Giudizio ampiamente condividibile che nulla ha a che fare ,pero' con gli autobus del 19, palese strumentalizzazione di argomentazioni molto piu' complesse.In accoglimento della sua sottolineatura ottica ed in considerazione delle sue preoccupazioni, ho provveduto all'acquisto di nuovi occhiali ma, le confesso, continuo a vedere le stesse cose.Cordialita'.
stefano moretti
Pubblicato da Leonardo il 16 settembre 2009 alle ore 14:52
la cosa che mi preoccupa con pi vigore sig. moretti non sono le lotte commerciali tra aziende, ma il fatto che un presidente del consiglio che fa cose che ha fatto il nostro presidente del consiglio, si permetta di non rispondere a domande legittime fatta dalla stampa, e quindi non risponde all'opinione pubblica e quindi ai cittadini. Trovo strano che una persona di sicuro acume intellettuale come lei non si accorga della pericolosit di questo comportamento. Trovo ancora pi preoccupante che si possa allestire un one-man-show intorno al presidente del consiglio con spostamenti di programmi vari, e con il tg1 che nonostante le partite di juve e milan non dica nulla della champions (sappiamo benissimo che in Italia prima di una partita per lo meno devi sapere che marca di scarpe ha il fuoriclasse di turno), e trovo scandaloso che nessun telegiornale abbia detto che il presidente della provincia di Trento (che in pratica ha pagato insieme alla croce rossa italiana la casette dello show) non stato invitato se non come pubblico, e tante altre cose. Tra l'altro Sansonetti ieri sera non stato inutile ma addirittura strumentale. Avremo anche Mediaset, De Benedetti ed RCS, ma il nostro premier del gruppo Mediaset che sta cercando di mettere a tacere la stampa di opposizione.
E non voglio tirar fuori che "l'Altro" distribuito da Mondadori... non voglio.
Ma sicuramente il suo parlar bene far si che lei continui a cavarsela...
cordialit

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