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Carla Del Ponte dedica il Premio ai Diritti Umani alla Fondazione Falcone. Un riconoscimento alla sua azione contro "la banalità del male"

domenica 24 maggio 2009
di laura
Carla Del Ponte dedica il Premio ai Diritti Umani alla Fondazione Falcone. Un riconoscimento alla sua azione contro "la banalità del male"

Interessante e toccante, in questa nona edizione del Premio internazionale ai Diritti Umani "Città di Orvieto", la cerimonia di consegna del riconoscimento, svoltasi nella Sala dei Quattrocento del Palazzo del Popolo di Orvieto nella giornata di sabato 23 maggio. Una data quest'anno non casuale, ma scelta appositamente, in relazione alla personalità premiata, perché coincidente con la strage di Capaci in cui, il 23 maggio 1992, sull'autostrada A29 nei pressi dello svincolo di Capaci e a pochi chilometri da Palermo, furono uccisi in un agguato il magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, anch'ella magistrato, e tre agenti della scorta. Il Premio, istituito e organizzato dal Comune di Orvieto sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica e attribuito, ogni anno, a soggetti o organizzazioni che si sono distinti nella difesa dei diritti umani, come è noto è stato conferito in questa edizione a Carla Del Ponte, che con Giovanni Falcone aveva avuto in quegli anni stretti rapporti di lavoro per le sue coraggiose indagini sulla criminalità organizzata, scampando ella stessa a un altro attentato al giudice organizzato nei pressi della sua villa.



L'importante riconoscimento è stato attribuito a Carla Del Ponte, che attualmente ricopre la carica di ambasciatore per la Svizzera in Argentina, soprattutto in relazione alla sua attività come Procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale prima per l'ex-Jugoslavia e poi per il Ruanda a partire dal 1993. Il suo compito: quello di fare giustizia alle vittime dei due genocidi consumati dalla crudele ideologia della pulizia etnica di Milošević in Serbia e degli Interahamwe e Impuzamugambi nei tremendi 100 giorni del Ruanda, in cui furono massacrate circa un milione di persone appartenenti alle minoranze Tutsi e Hutu. E di fare giustizia, come ha sottolineato nella sua Lectio magistralis dopo la consegna del Premio, portando in giudizio i mandanti dei crimini. "E' immensamente importante - ha affermato - l'istituzione dei Tribunali internazionali, perché spezza l'impunità dei potenti che non si sono mai sporcati le mani direttamente".

Carla Del Ponte che - come racconta nel suo libro "La caccia", da ragazzina dava la caccia ai serpenti nel suo villaggio svizzero per venderli al fine di produrre siero antivipera - ha rammentato come lo sguardo sull'altro sia, nel suo lavoro, uno sguardo repressivo, per un cammino verso la giustizia e la pace. Un cammino che non avrà mai fine, ha sottolineato, perché anche se ogni volta, a partire dall'olocausto, sembra di poter dire never again, nascono tuttavia sempre nemici, nuovi nemici e non si riesce a riportare la pace. Ciononostante l'azione della Giustizia internazionale verso i crimini contro l'umanità non demorde, e se i Tribunali internazionali dovranno cessare entro il 2010, nel frattempo è stata istituita la Corte permanente internazionale, che avrà in modo stabile questo compito.



Carla Del Ponte è stata accolta da un pubblico numerosissimo composto in gran parte dagli studenti delle scuole superiori di Orvieto che, durante la mattinata, hanno presentato i loro lavori di approfondimento realizzati sul concetto di "diversità": etnica, di genere, comportamentale, che spesso suscita intolleranza e atti discriminatori violenti. Calorosissima l'accoglienza, che ha strappato alla giudice, come lei stessa ha confessato, qualche momento di emozione: insolita, ha detto, e costantemente da rimuovere nella sua professione. "Ho semplicemente lavorato con passione ed energia - ha affermato nel ringraziare per il premio e per la medaglia della Presidenza della Repubblica - in un lavoro che mi è sempre piaciuto tanto. Questo premio non è solo per me, ma per tutti i collaboratori ai quali, nel mio lavoro, mi sono appoggiata. Bisogna che qualcuno sia sempre accompagnato da tanti altri: solo così si può riuscire".

Il premio (10 mila euro) che, come è nello statuto dello stesso non è personale ma va devoluto a qualche opera di significato umanitario, è stato dedicato da Carla Del Ponte alla "Fondazione Giovanni e Francesca Falcone".

Molto toccante, prima della consegna, il breve intervento di Clelia Piperno, membro fondatore della Giuria, che ha ricordato, a proposito dell'assurdo che sembra essere in ogni genocidio, le teorie di Hannah Arendt ne "La banalità del male". Quale la discriminante tra male e bene? Nell'interrogarsi a lungo, per scrivere la motivazione del premio, Clelia Piperno identifica il male con il rumore - le grida di chi ha paura, dei torturati e delle violentate, delle famiglie che vengono separate, il fragore delle armi e delle esplosioni - e il bene, invece, con il silenzio: il silenzio della riflessione, dei percorsi ardui e rigorosi, quello stesso silenzio in cui Carla Del Ponte deve aver meditato, blindata per otto anni in un piccolo e sicuro appartamento dell'Aja, le sue azioni e le sue difficili decisioni di giudice.



In nome dell'inviolabilità dei diritti umani, contrapponendo la sua competente e decisa azione contro l'impunità dei potenti, negli anni in cui è stata Procuratore del Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugoslavia ha portato a processo 161 alti responsabili politici e militari di crimini di guerra: per 116 il procedimento è terminato, per 45 è ancora in corso; 2, tra cui il noto generale Mladic, sono invece latitanti.

La cerimonia del Premio ai Diritti Umani, nato nove anni fa da un'intuizione dell'ex sindaco di Orvieto Stefano Cimicchi che è tuttora membro della Giuria, è stata presieduta dal Sindaco del Comune di Orvieto Stefano Mocio, dall'Assessore ai Grandi Eventi Culturali Pirkko Peltonen, dal Giudice della Corte Costituzionale Gaetano Silvestri e dal Membro Fondatore della Giuria del Premio Clelia Piperno (nella foto che segue con Stefano Cimicchi). Presenti il Vescovo di Orvieto, Monsignor Giovanni Scanavino, e le alte cariche istituzionali, tra cui il procuratore della Repubblica di Terni e il Prefetto di Terni. L'evento, per la sua eccezionalità, ha richiesto un forte impegno delle forze dell'ordine, con servizi di prevenzione, vigilanza, ordine e sicurezza pubblica particolari a partire dai giorni precedenti.

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