sociale

Quattro Scuole Cantorum insieme per la Festa di Chiusura del Ventennale della Schola Cantorum “Don Bruno Medori” ad Attigliano

sabato 14 giugno 2008
di Enzo Turizio
In un angolo di questa nostra sempre verde Umbria si trova Attigliano. Gli antichi la chiamavano AD TILIUM (dove ci sono i tigli). In questo paese si assapora un'atmosfera di giubilo, fraternità, spensieratezza, amicizia (quella vera, quella genuina). Tutti i suoi abitanti, hanno ancora vivo il ricordo di DON BRUNO MEDORI, loro parroco per ben 62 anni, tornato alla casa del PADRE nel 1999. Quest'ultimo, tra le tanti apprezzabili e zelanti opere da Lui stesso fondate, ha istituito anche una SCHOLA CANTORUM che, in segno di riconoscimento, ha adottato il suo nome. Questa, nella giornata dell'8 giugno, ha ritenuto gratificante poter stringere nuove amicizie e conoscenza con altri cori provenienti dai paesi limitrofi. Ed ecco che con l'ausilio e l'ospitalità di tutti, autorità cittadine in testa, hanno aperto le porte del loro paese e hanno chiamato a raccolta chi come loro stessi fanno del canto sacro/gregoriano una simbiosi di sentimenti come all'inizio citato. I cori accorsi all'invito della direttrice del coro di ATTIGLIANO, maestra ANGELA BACCI erano: - corale " EDI TONI" di NARNI, diretta dal maestro Paolo DE SANTIS - coro polifonico "CANTO LIBERO" di ALLERONA, diretto dalla maestra Maria Luisa MANNO. - coro polifonico "NAHARTI" della Valnerina Ternana, diretto dalla maestra SABRINA BACCARO - schola cantorum "SANTA MARIA DELLA QUERCIA", diretta dalla maestra Laura SCARPONI. Tutti i componenti dei cori hanno subito messo in risalto le loro doti di umanità e di fratellanza ben affiatandosi tra loro. Nella loro genuinità che sempre li contraddistingue hanno subito dimostrato di essere persone amanti della bella musica e perciò amanti della vita. La giornata è trascorsa con momenti di preghiera, come la celebrazione della Santa Messa, officiata dall'attuale Parroco Don Carlo SANSONETTI ed animata da tutti i cori all'unisono, con momenti di aggregazione goliardica e informale. II coro ospitante si è prodigato all'inverosimile affinchè tutto si svolgesse nel miglior dei modi, senza lesinare alcuno sforzo per i loro illustri ospiti ed amici. Si è visto che la maestra del coro stesso era l'addetta alla cucina dei primi piatti, l'organista, nonché marito della maestra, era l'addetto alla distribuzione delle vivande, tutte le sezioni, dai soprani ai contralti, ai tenori per terminare ai cavernicoli bassi, erano tutti impegnati in molteplici attività che in quei momenti non erano il canto. Tutti con un unico denominatore: il sorriso, l'allegria, l'amicizia sana, pura. Questo significa appartenere ad un gruppo di persone speciali quali possono essere i componenti di un coro polifonico o una schola cantorum che si voglia. Nel pomeriggio presso la chiesa parrocchiale si è svolta l'esibizione di tutti i singoli cori. Anche in questa occasione si è assaporata la purezza e la genuinità dell'evento. Quando dei cori polifonici si esibiscono, non vi sussiste competitività o gara ad essere il primo o il migliore: tutti sono i primi e tutti sono i migliori. A dimostrazione di ciò, alla fine tutti i cori, formando un'unica schola cantorum, si sono esibiti in un unico canto di lode e di ringraziamento alla Madonna. Ci corre l'obbligo di spendere due sole parole sulla figura di don Carlo SANSONETTI. Don Carlo è un Sacerdote poliglotta, parla l'inglese, lo spagnolo ed il portoghese, nativo delle terre pugliesi, la sua infanzia sino all'età di 12 anni l'ha trascorsa in SUD AMERICA. Successivamente approdato a ROMA, ha studiato in seminario e 10 anni or sono, dopo essere stato consacrato sacerdote, è stato inviato dal Suo vescovo DIOCESANO nella parrocchia di ATTIGLIANO. Dai suoi atteggiamenti, dai suoi discorsi, si evince che altro non fa che ringraziare DIO per la meravigliosa opera che ha iniziato in Lui, dandogli la grazia del sacerdozio ma sopra tutto di avergli affidato la parrocchia di "SAN LORENZO MARTIRE" situata in quel di ATTIGLIANO. Esso è il lampante esempio di sacerdote che non è DIAFANO, che non si sente padrone della parrocchia, o ancor peggio essere al SOLDO di qualcuno o di qualche gruppo ma bensì altro non è che il parroco di tutti. In lui ben si nota l'esempio che la parrocchia non è del Don Carlo della situazione ma la parrocchia sono tutti i parrocchiani, i quali con il loro parroco in testa, che come una bandiera posta sul più alto pennone garrisce al vento simboleggiando la sua presenza costante e fattiva, formano una bellissima santa e zelante comunità di cristiani. Da buon pastore e guida quale ha dimostrato di essere, parecchie sue energie le adopera per opere missionarie ed umanitarie. Tutte opere degne di lode e di gratitudine da parte di chi ne beneficia.

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