sociale

Patire secondo martirio: Ambra Laurenzi dedica le rosse rose della 'Resurrezione' alle donne di Ravensbrϋck

sabato 27 gennaio 2007
di laura
Dedicata alla “Passione” si chiude il 27 gennaio l’edizione 2006/2007 di Venti Ascensionali a Orvieto, con un evento inserito nel più largo contesto del “Giorno della Memoria” in cui l'etimo passione acquista, tra i significati possibili che la lunga rassegna di eventi culturali ha esplorato, quello del patire secondo martirio. Orvieto ricorderà questa giornata con una doppia proiezione del DVD “Le Rose di Ravensbrück – Storia di deportate italiane” prodotto dalla Fondazione Memoria della Deportazione e realizzato da Ambra Laurenzi, fotografa e docente di linguaggio fotografico all’Istituto Europeo di Design di Roma. Sarà la prima di una serie di iniziative con cui il DVD sarà diffuso in varie città italiane e in alcune sedi straniere dove la Fondazione esercita la sua opera di testimonianza; tra le probabili tappe anche New York e Berlino. Situato a 80 Km a nord di Berlino, il campo femminile di Ravensbrück fu istituito nel maggio 1939 in una proprietà personale di Himmler e ospitò, oltre a 32 baracche per le deportate, agli uffici per l'amministrazione e alle case delle SS, una fabbrica della Ditta Siemens Werke dove, con il lavoro delle prigioniere, venivano costruiti ordigni bellici. Vi furono immatricolate 132.000 donne, di cui 92.000 hanno trovato la morte: non solo ebree, ma moltissime antinaziste provenienti da vari Paesi; una parte dell'enorme numero di prigionieri politici che si affiancarono ai 6 milioni di ebrei eliminati, il cui sterminio, oltre ad essere altrettanto efferato, testimonia di una resistenza diffusa delle popolazioni che, più silenziosa ma non meno apprezzabile, si affiancò a quella armata. Toccante e asciutto, drammatico senza indulgere a facili toni noir, il DVD della Laurenzi trae spunto dal 60° anniversario della liberazione del campo ricorso il 30 aprile 2005, che ha radunato migliaia di donne da ogni Paese europeo, ma anche dagli Stati Uniti, dal Canada, da Israele e dall’Australia, per partecipare alla celebrazione che ha visto la presenza del Professor Jacob S. Drabkin, comandante della 49° armata del 2° fronte di Bielorussia che liberò il campo il 30 aprile 1945. Di queste giornate di commemorazione le vere protagoniste sono state le ex deportate, che con grande energia fisica ed emotiva hanno affrontato un viaggio lungo, difficile e doloroso. A momenti di intensa emozione hanno alternato momenti di solidarietà, alla pena del ricordo hanno associato la condivisione con le compagne, alla fatica fisica hanno fatto fronte con la coscienza del valore sociale e politico della loro testimonianza. I loro splendidi volti, segnati ma non svuotati dalla storia, e quelli raffigurati nelle gigantografie esposte per l’occasione nella grande piazza dell’appello, sono stati l'imput da cui Ambra Laurenzi è partita, affiancando ai loro ritratti folgoranti scatti riservati ai luoghi e altre significative immagini d'epoca. Nella parte sonora del DVD si susseguono invece, a tramandare la tragica esperienza vissuta a Ravensbrbrück da un gruppo di deportate italiane tra cui la madre e la nonna dell'autrice, alcune delle loro testimonianze nel corso degli anni, rese dalle voci in contrappunto di donne di oggi. Il racconto passa essenziale e intenso per le varie fasi della deportazione: l'arrivo nel meraviglioso luogo lacustre che si sarebbe rivelato un inferno, l'umiliazione della visita medica e dell'immatricolazione, il lavoro sfibrante e inutile nel cortile o quello alla Siemens a vantaggio della guerra, la snervante cerimonia dell'appello e l'ansia delle selezioni, l'atrocità degli esperimenti medici, la terribile morìa dell'evacuazione; pone l’accento sulla peculiarità dell'internamento femminile, legata non solo alle tremende condizioni fisiche e psicologiche, ma anche alle particolarità dell’essere donna: dal ciclo mestruale al parto, dal taglio dei capelli – sentito come perdita dell'anima - alla rapina del naturale pudore. A questo aggiunge il drammatico problema del ritorno a casa che le sopravvissute hanno dovuto affrontare subendo, spesso anche in ambito familiare, incomprensione, diffidenza, in alcuni casi colpevolizzazione: Politica? prigioniera politica? una donna può essere “politica”?... Poverina! non sanno dire altro... Non vogliono sapere, perché non resistono... Sembra che le donne siano state tutte nei casini dei tedeschi, ma Ravensbrbrück non era questo... - affermano alcuni squarci di testimonianza. Come figlia e nipote di ex deportate, Ambra Laurenzi ha attraversato Ravensbrück con la consapevolezza di essere una piccola presenza cui veniva data la possibilità di raccogliere il testimone di una storia che non deve essere percepita al passato, ma attraverso un presente con cui è necessario confrontarsi. “Un tempo lungo sessant’anni – dice - non è, non può essere sufficiente a superare questa tragedia epocale che ha coinvolto le nostre madri e i nostri padri, che ha trasferito all’interno di intere generazioni un trauma sia quando è stato espresso ed elaborato sia quando, soprattutto, non ne è stata possibile la condivisione”. Dedicato alla madre Mirella, alla nonna Nina, alle donne dai cui scritti sono state tratte le testimonianze e a tutte le donne di Ravensbrück, questo suo lavoro ne restituisce la sofferenza con vigore e rigore, con la purpurea pietas delle rose che le rappresentano e ne sono divenute il simbolo. Fu una ex deportata a piantare, davanti al monumento in memoria delle vittime di Ravensbrück eretto a Parigi al cimitero del Père Lachaise, una rossa rosa dall'evocativo nome di Resurrezione. Le stesse rose sono state piantate intorno al muro di recinzione del campo, sulla terra che contiene i resti delle deportate decedute, per ricordare tutte quelle che accanto alle calme acque dello Schwedt-See, nel luogo del ponte dei neri corvi imperiali – Ravensbrück - hanno perduto la vita o hanno patito.

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