politica

"Il Referendum ha incrinato il Governo. Ora l'alternativa può diventare maggioranza"

giovedì 16 aprile 2026
di Angelo Palmieri

Secondo Francesco Boccia, capogruppo del Partito Democratico al Senato, il successo del No al Referendum non è stato soltanto una battuta d’arresto per la riforma della giustizia, ma il segnale netto di un Paese che non vuole vedere la Costituzione piegata agli interessi della maggioranza. È da questo passaggio, sostiene, che può nascere un’alternativa credibile alla destra, costruita attorno a lavoro, sanità, scuola, casa e partecipazione democratica.

Senatore Boccia, molti nel centrosinistra leggono l’esito del referendum come una battuta d’arresto per il Governo. Secondo lei, questo voto è stato solo un giudizio sulla riforma della giustizia o segna l’inizio di una possibile alternativa di governo?

La netta vittoria del No al referendum rappresenta un messaggio chiaro che gli italiani hanno voluto inviare alla destra e al governo di Giorgia Meloni: la Costituzione repubblicana e antifascista non si può modificare a colpi di maggioranza. È stata una bocciatura senza appello di una riforma sbagliata, che avrebbe minato l’equilibrio tra i poteri dello Stato, assoggettando l’autonomia della magistratura al volere dell’esecutivo.

Non era certamente un voto politico, lo abbiamo sempre detto, ma le conseguenze di quel risultato hanno scatenato un terremoto, quello sì politico, nel governo e nei partiti che sostengono la maggioranza. Le dimissioni imposte alla ministra del Turismo Santanchè, al sottosegretario alla Giustizia Delmastro, alla responsabile di gabinetto del ministro Nordio, Bartolozzi, e la sfiducia lampo al capogruppo di Forza Italia al Senato, Gasparri, sono il segnale di un forte nervosismo a destra. Perché questa accelerazione improvvisa se fino a pochi giorni fa la presidente Meloni li difendeva a spada tratta? Cosa è cambiato? Ci sono fatti che non conosciamo? Non si gioca con le istituzioni e con gli incarichi di governo.

Il voto del 22 e 23 marzo, però, dice anche un’altra cosa: c’è un Paese che non si riconosce nell’impostazione di questa destra e che, quando viene chiamato a esprimersi, dimostra di voler difendere i principi fondamentali della nostra democrazia. C’è una generazione che ha percepito il disegno politico che avrebbe portato l’Italia a imitare l’Ungheria di Orbán e si è mobilitata, come mai aveva fatto finora, per difendere la nostra Costituzione.

L’alternativa alla destra è possibile ed è già presente nella società. Sta a noi darle forma, credibilità e forza, per riuscire ad aggregare il popolo del No. Come ripete spesso Elly Schlein, il Partito Democratico è testardamente unitario e lo sarà ancora di più oggi, per rafforzare il campo progressista alternativo alla destra di Meloni e Salvini.

Quali sono oggi le tre priorità non rinviabili del centrosinistra per tornare a parlare in modo credibile al Paese reale? Salari, sanità, scuola, casa, politica industriale: è questa la gerarchia delle urgenze, o il Pd deve indicarne un’altra con più nettezza?

Sono proprio quelle indicate da lei: salari, sanità, scuola, casa e politica industriale. Su questi temi, insieme agli altri partiti di opposizione, abbiamo già portato avanti battaglie comuni in Parlamento e nel Paese. Penso alla battaglia per il salario minimo, a quella per il congedo paritario, alle proposte sul consenso e sul voto ai fuorisede, alla lotta contro le diseguaglianze, alle iniziative sulla casa e contro il caro-vita, alla nostra opposizione all’autonomia differenziata — la Spacca-Italia di Calderoli — e a quella in difesa dell’Europa, della scuola e della sanità pubblica.

La presidente Meloni, invece, è ormai chiusa nel Palazzo e ha perso di vista il Paese reale, i problemi e le esigenze delle italiane e degli italiani. Sono giorni che le chiediamo se sia ancora in grado di governare e di dare risposte concrete al Paese: cosa intende fare sul costo della vita che aumenta? Sul caro carburanti, aggravato da una guerra illegittima scatenata dai suoi ex amici Trump e Netanyahu? Sulla scuola e sulla sanità pubblica? Sulla produzione industriale, in calo ormai da troppi trimestri?

I dati pubblicati qualche giorno fa dall’Ocse restituiscono un quadro impietoso del nostro Paese e confermano quello che diciamo da tempo: le politiche economiche messe in campo in questi anni dal Governo Meloni sono fallimentari. Senza le risorse del PNRR saremmo in recessione. La verità è che il Governo Meloni non ha una politica economica, non ha una visione industriale, non ha alcuna strategia di crescita: si limita a rincorrere le emergenze senza affrontarle davvero. E gli italiani lo hanno capito.

Il centrosinistra può vincere solo se riesce a tenere insieme culture politiche diverse senza ridursi a una sommatoria elettorale. Qual è, secondo lei, il punto di equilibrio tra ampiezza dell’alleanza e identità del Pd?

Il campo progressista funziona quando dice con chiarezza agli elettori che cosa vuole fare e da che parte sta, senza ambiguità né tentennamenti. E il Pd di Elly Schlein, su questo, è netto: siamo dalla parte del lavoro, dei diritti e della Costituzione. Tutto il resto viene di conseguenza. Sono certo che con gli altri partiti della coalizione si troveranno convergenze su strumenti, tempi e modalità per presentarci agli italiani con un programma nettamente alternativo a quello di Giorgia Meloni. Quello che più conta è aprire le porte alla partecipazione. Il voto referendario, insieme all’entusiasmo di tanti giovani tornati alle urne e protagonisti in vari modi dell’affermazione del No, lo dimostra con chiarezza: gli italiani hanno voglia di partecipazione democratica. E noi saremo pronti a lottare insieme a loro per mandare a casa la destra italiana.

Nelle parole del senatore Boccia, il referendum non è stato un semplice passaggio istituzionale, ma l’emersione di un conflitto politico più profondo. Per il centrosinistra, la sfida adesso è dare voce e forma a quel consenso diffuso, traducendolo in una proposta di governo credibile, larga e riconoscibile.

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