politica

"Una rosa per Norma Cossetto", le precisazioni del Comitato 10 Febbraio

domenica 6 ottobre 2019
"Una rosa per Norma Cossetto", le precisazioni del Comitato 10 Febbraio

Relativamente alle considerazioni espresse dai Cobas Orvieto sull'iniziativa "Una rosa per Norma Cossetto", Marco Petrelli, referente del Comitato 10 Febbraio per Terni e provincia, condivide una breve precisazione.

"L'iniziativa - spiega - è apolitica e apartitica, come da natura del Comitato stesso e perché volta a preservare la memoria di una giovane violentata e uccisa. E' per questo motivo che abbiamo chiesto di non esporre bandiere o simboli di partito, di mantenere compostezza di fronte alla morte e di limitarsi a recare con sè un fiore ed eventualmente il Tricolore. 

Quanto al presunto "sciacallaggio" di cui si fa riferimento nelle considerazioni, si tiene a ricordare che fra le prime personalità del mondo culturale (e politico) italiano ad essersi mosse per il riconoscimento delle sue sofferenze c'è Concetto Marchesi, docente universitario, rettore dell'Università degli Studi di Padova e deputato del Partito Comunista Italiano. Riconoscimento materializzatosi in una laurea ad honorem concessa nel maggio 1949. Studi recenti, inoltre, firmati da ricercatori di un certo calibro, quali Gianni Oliva e Arrigo Petacco, hanno contribuito a ricostruire la tragica fine di Norma Cossetto e il calvario da lei sopportato.

Nel solco dell'insegnamento di Marc Bloch, riconosciamo alla Storia un carattere scientifico dunque la speculazione politica non ci appartiene, preferendole un'attenta analisi dei fatti e delle fonti. Di contro sembra quasi che gli spunti di approfondimento suggeriti dai Cobas siano presentati quali unica verità sull'argomento.... Nelle medesime considerazioni, infine, si parla di Norma Cossetto quale icona di anti-comunismo e di neo-irredentismo.

A Terni, oggi, abbiamo voluto sottolineare (ancora una volta) che il ricordo di Norma Cossetto e delle vittime delle Foibe non è un attacco alla Resistenza, tantomeno ai comunisti. Il Narodnooslobodilačka vojska i partizanski odredi Jugoslavije (Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia) aveva ben poco a che spartire con la Resistenza Italiana, né certo combatteva per l'indipendenza e della libertà dell'Italia.

Non rispondeva infatti al Comitato Liberazione Nazionale, né al Comando Supremo di Brindisi. Era una realtà straniera e che, pur nel contesto della lotta alla Germania nazista, perseguiva interessi di un leader straniero (Josip Broz) il quale stava forgiando un nuovo stato tenuto insieme da un'ideologia che aveva valore più di collante sociale che non di non elemento fondante. D'altronde, a fronte del desiderio di non dipendere da Mosca, Tito non ha remore ad abbandonare il Cominform già nel 1948, aprendosi a quelle nazioni nemiche dell'Urss per tutta la durata della Guerra fredda". 

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