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Sì alla mozione per l'istituzione del "Garante dei diritti delle persone private della libertà personale"

venerdì 12 aprile 2019
Sì alla mozione per l'istituzione del "Garante dei diritti delle persone private della libertà personale"

Nella seduta di mercoledì 10 aprile, il Consiglio Comunale ha approvato all’unanimità, la mozione presentata dal Presidente dell’Assemblea, Angelo Pettinacci (Pd) con la quale si dà mandato al Sindaco di istituire il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Orvieto e di adottare la relativa proposta di regolamento.   
 
“La nostra Carta Costituzionale – ha detto il relatore, Angelo Pettinacci - nei suoi principi fondamentali, sancisce:
- all’art. 2 che ‘la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità’, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà ‘politica, economica e sociale’;
- all’art. 3 che ‘tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese’;
- all’art. 4 che ‘La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società, e che nella parte dedicata ai diritti e doveri dei cittadini, Titolo I sui rapporti civili, afferma:
- all’art 27 ‘La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte”.

“In attuazione delle citate fonti normative – ha proseguito - questo Comune, per quanto nelle sue attribuzioni, è impegnato a promuovere la partecipazione attiva alla vita civile e ad assicurare effettività dei diritti di cittadinanza. Le persone private o limitate a vario titolo nella libertà personale rientrano, per condizione oggettiva, fra i soggetti deboli ed esclusi dalla pienezza dell’esercizio dei diritti e dalle opportunità di promozione umana e sociale; L’interazione con lo Stato, titolare delle funzioni amministrative in materia di polizia, di sicurezza e di esecuzione della pena secondo quanto previsto dalla legge n. 354/1975 e successive modificazioni ed integrazioni, in ordine allo sviluppo dei diritti sociali dei detenuti, rientra tra i compiti istituzionali dell’Ente locale in attuazione del principio costituzionale di sussidiarietà e si rivela necessario per la migliore cura degli interessi pubblici delle relative Comunità”.
 
Il proponente ha poi proseguito ricordando:
- la risoluzione delle Nazioni Unite n.48/134 del dicembre 1993, raccomanda l’istituzione di organismi nazionali per la promozione e protezione dei diritti umani; 
- le sollecitazioni pervenute dal “Comitato Europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti” affinché tutti gli stati membri dell’Unione Europea si dotino di organismi di controllo delle condizioni di detenzione
- le esperienze relative a garanti dei diritti dei detenuti, rilevabili in altri paesi europei, sia a livello centrale che locale (ad esempio: Austria, Danimarca, Finlandia, Svezia, Belgio, Olanda, Portogallo, Ungheria e Gran Bretagna); 
- l’approvazione alla Camera dei Deputati, in data 4 aprile 2007, del testo unificato di diverse proposte di legge sull’istituzione della Commissione  nazionale per la promozione e la protezione dei diritti umani e garante dei diritti delle persone private della libertà personale;
- l’istituzione della figura del garante dei diritti delle persone private della libertà personale in alcuni comuni italiani, Bologna, Ferrara, Roma, Firenze, Torino, Nuoro, Brescia, San Severo (FG), Reggio Calabria, Pisa, Sulmona e Rovigo, nella provincia di Milano e Lodi, nelle regioni Lazio, Sicilia e Campania.
 
“Le problematiche sociali riferibili alle persone private della libertà personale – ha concluso - richiedono particolare attenzione, soprattutto in ragione dei peculiari bisogni di cui esse sono portatrici. In una simile prospettiva, fatte salve le competenze degli organismi previsti dalla legge n. 354/1975 e dal regolamento di attuazione della stessa, risulta pertanto particolarmente importante l’individuazione di figure di riferimento e garanzia, che consentano una migliore fruizione delle opportunità e dei diritti sociali da parte delle persone private della libertà personale”.
 
Dibattito:

Andrea Sacripanti (Gruppo Misto): “la vita delle persone sottoposte a custodia è il tema comune delle due mozioni (quella attuale e quella approvata in precedenza). Questa del Garante è una tematica molto interessante ma anche controversa di cui si sta ancora discutendo a livello regionale. In sede di Consiglio della Autonomie Locali della Regione Umbria ricordo che sono già emerse. Non sono ancora chiari i suoi contorni di operatività, quindi mi chiedo quali competenze abbiano oggi i Comuni per l’istituzione di questa figura. Il nostro Carcere è qualcosa di particolare ed è rispettoso dei diritti dei detenuti, ma è anche una struttura dove ci sono altri problemi non tanto in relazione al regime carcerario dei detenuti quanto per la scarsità delle risorse umane impegnate nella sorveglianza e ai turni a cui vengono sottoposte. Abbiamo un sistema carcerario complesso, quindi non vorrei che oggi ad Orvieto possa essere una forzatura interpretabile in modo quasi offensivo tra chi oggi svolge il ruolo di guardia carceraria”.  

Angelo Pettinacci (Pd): “la proposta non nasce da esigenze di criticità del nostro Carcere, ma va letta nell’ottica della sensibilizzazione pubblica relativamente alla tutela della salute, al lavoro, formazione e alla cultura. Quindi non è nulla a che vedere con la potenziale criticità del rapporto operatore / detenuto. L’approvazione della proposta costituisce una possibilità a prevedere questa figura, posto che a livello regionale andranno fatti tutti gli approfondimenti necessari, di cui si dovrà tenere conto”.

Fonte: Ufficio Stampa Comune di Orvieto

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