politica

"Orvieto 19to24". Luigi Menta intervista Fernando Pedichini

venerdì 5 aprile 2019
"Orvieto 19to24". Luigi Menta intervista Fernando Pedichini

Luigi Menta, presidente e fondatore di "Orvieto 19 to 24" (nella foto, a destra) intervista Fernando Pedichini, socio fondatore nonché coordinatore del comitato scientifico dell'associazione (nella foto, a sinistra).

Ciao Fernando. Puoi presentarti brevemente per chi legge?
Ciao. Mi chiamo Fernando Pedichini e sono astrofisico all’Istituto Nazionale di Astrofisica. Negli ultimi cinque anni ho iniziato ad occuparmi di esopianeti e delle tecniche per la loro ricerca. Tuttavia, durante la mia oramai trentennale carriera, ho anche partecipato alla realizzazione di strumenti per l’osservazione dello spazio profondo, alla gestione di una Stazione Osservativa sul Gran Sasso, ad esperimenti in assenza di gravità condotti sullo Space Shuttle dall’astronauta dell’agenzia spaziale italiana Roberto Vittori, oltre a molte altre attività di ricerca di avanguardia. Tutto questo interagire con la fisica mi ha portato a vedere il mondo con occhi diversi e a dare un valore “altissimo” a quel bene che chiamiamo energia e alla sua gestione. Sono quindi diventato un appassionato di energie rinnovabili per il miglioramento della qualità della vita di tutti noi, come sanno coloro che hanno partecipato all’evento dell’8 febbraio scorso presso il Museo Greco a Orvieto.

Allora proviamo a fare un po’ di divulgazione. Mi ricordo, quando ero bambino, che mi piaceva leggere libri di astronomia: scoprii che le stelle erano classificabili in base al loro colore. Voglio dire, Antares era l’occhio rosso del Toro, e la cosa aveva senso, nel mito delle costellazioni, anche se poi ingenuamente mi domandavo se c’era qualche legame con Marte, al di là del crudo nome. Poi ho incontrato questa strana idea del colore nella fotografia e nell’illuminotecnica. In fotografia il bilanciamento del bianco è classificabile proprio grazie alla temperatura colore, in gradi Kelvin. E quando compri una lampadina, beh, è uguale anche lì: le lampadine hanno diversi colori e ci fanno vedere le stesse cose con una luce diversa e…
…e bravo Luigi: infatti il colore della luce cambia il nostro modo di percepire il mondo. Posso garantirti che non tutte le lampadine a luce bianca sono uguali e che non tutti i bianchi sono adatti a farci vivere bene, sia per la salvaguardia della nostra salute sia come valorizzazione della energia che viene utilizzata. Abbiamo bisogno di luce molto simile a quella del sole, che definiamo fredda - anche se però si riferisce ad un corpo celeste incandescente con una temperatura di 5500 gradi della sua superficie - negli ambienti dove si lavora, in modo da percepire bene i colori, leggere senza fatica ed apprezzare dettagli fini. Ci piace invece una luce più calda - rosata, oserei dire romantica, simile al tramonto - nei luoghi di incontro dove vogliamo rilassarci e riflettere e magari gustare una buona cena.

Ecco. La temperatura colore dell’illuminazione pubblica come influenza il nostro vivere Orvieto?
Oggi Orvieto si è assuefatta ad una luce al Sodio non molto fisiologica, che se anche esalta il suo tufo nella notte annulla i colori. Questa luce rappresenta una scelta che all’epoca era il top della tecnologia illuminotecnica: venivano bilanciati i costi di gestione e i benefici, con un taglio di quasi il 50% sui costi di gestione della tradizionale lampada ad incandescenza. Sono passati molti anni e dobbiamo preparaci al LED che taglierà di nuovo i costi di gestione, di consumo e permetterà addirittura di programmare la tonalità e l’intensità di questa nuova forma di illuminazione. Pensa che oggi è possibile gestire ogni singola lampada di una città via Wi-Fi e decidere se vale la pena di tenerla accesa quando, quanto e come.

Sai, io abito a Bagnoregio, e lì diversi interventi di illuminazione di Civita ne hanno svelato durante gli anni la bellezza. Mi domando, e ti domando: illuminare la Rupe di Orvieto, in modo che per esempio possa essere ben identificata dall’autostrada di notte?
Con piccoli faretti direzionati di colore variabile, nascosti alla vista ed alimentati dal Sole: il Sole durante il giorno carica piccole centrali solari pronte a creare il nostro sole di mezzanotte. Un programma ambizioso, ma non troppo, che darebbe splendore e visibilità alla nostra Rocca. Questo già si fa nei parcheggi solari: si utilizza la energia accumulata di giorno per illuminare il parcheggio di notte e spesso anche per ricaricare con la energia in eccedenza piccole flotte di minicar o electric bikes.

Quali possono essere gli sponsor? Magari, la butto lì, i grandi player dell’energia?
Credo che ne avremmo molti: la rivalorizzazione del patrimonio storico culturale fa gola anche fuori Italia ed attira investitori. Grandi aziende dell’energia partecipano al rinnovo di aree archeologiche a Roma, per esempio, mentre un gruppo privato si sta occupando del restauro del Colosseo. In questa fase di ridefinizione complessiva è importante non darci limiti. E poi c’è sempre l’Europa, dove abbiamo il diritto ed il dovere di chiedere tramite i nostri rappresentanti. Infine, magari sfugge ai non addetti ai lavori, ma si tratta di illuminazione a costo zero per la cittadinanza: spesso gli investitori si ritirano dopo alcuni anni, hanno recuperato l’investimento ed ottenuto in cambio anche la visibilità ed il blasone di mecenati lasciando il surplus della produzione e l’impianto in regalo alla città. Sono impianti che se ben fatti si ripagano da soli e durano decine di anni.

Mi pare di capire che la volontà di abbattere il costo della bolletta comporterà l’adozione delle energie rinnovabili.
Certo. Significa che in qualche modo dobbiamo prepararci a gestire la produzione ed un eccesso di energia, o tramite vendita diretta (non conveniente di solito) oppure avviando impianti all’avanguardia e rilanciando ad esempio Orvieto Città dell’Idrogeno: questo elemento diventerà uno dei probabili vettori di scambio ed accumulo energetico nel prossimo futuro. Produrre idrogeno dalle acque circostanti non è follia e la città si era candidata a questo già molti anni fa.

Il Comune può aiutare l’efficientamento energetico per aziende e privati?
Credo che la diffusione capillare di un certo tipo di informazione sia la base: non conosco famiglia o azienda che non sia sensibile alla parola risparmio. Si dovranno poi creare delle strutture di informazione, e di esecuzione, che si prendano carico di spiegare come si fa e da chi si va per realizzare. Insomma: uno Sportello 2.0 del Cittadino che aiuta non solo, appunto, il cittadino ma anche l’imprenditore locale che si farà’ carico delle installazioni. L’Ente Comune poi può fare leva sugli istituti di credito ed essere mediatore per la realizzazione di un credito etico che sviluppi la Città dall’interno. Nel nostro territorio abbiamo già tutto: dalle banche, agli esperti, ai gestori.

Cosa possiamo fare per alzare il livello di cultura sull’abitare?
Dobbiamo fare ancora moltissimo. Possiamo prendere esempio dalla cultura che abbiamo sviluppato per il cibo e creare lo slow living, volto al benessere del cittadino e del turista che sa scegliere. Se per noi costa meno vivere sarà più facile che tutto qui torni vantaggioso per chi ci vive, per chi ci passa e per chi magari si vorrà fermare.

Quanto lavoro a Orvieto potrebbe creare un discorso complessivo di questo tipo?
Voler creare una civiltà del bene-stare porta lavoro a tutti i livelli e credo porti anche immigrazione, finalmente ripopoliamo la città, e basta con la xenofobia del turista, del visitatore e del fuori sede. Ci possono lavorare tutti gli artigiani di Orvieto, le PMI e gli studenti, i quali rappresentano il nostro futuro. La città diventa così un laboratorio vivente, volto a sviluppare eticamente una cultura del vivere bene, nel rispetto della natura e alla portata di tutti. Pensate che il solo adeguare le coibentazioni e gli infissi del tipico edificio Orvietano ridurrebbe del 70/80% i costi della sua climatizzazione. E perché fermarci a questo? Possiamo creare una scuola di stile di vita e proporre prodotti e progetti da esportare nel mondo nella piena qualità, bellezza ed aggiungo efficienza del Made in Italy. Nel nostro territorio, lo ribadisco, non manca nulla. Vuoi uno slogan? Dalla Tradizione nasce l’Innovazione.

Beh, sarebbe una rivoluzione copernicana, visto che negli ultimi tempi il Centro Storico di Orvieto ha vissuto un parziale abbandono: uno dei motivi sono le politiche restrittive sulla circolazione delle auto. C’è una soluzione che convenga a tutti?
Non so se l’abbandono dipenda dalle nuove regole del traffico o da una economia Italiana in picchiata, a causa di una recessione nazionale che per leggi di scala si fa sentire prima nelle aree più piccole e quindi intrinsecamente più deboli. In Europa certe restrizioni al traffico nei centri urbani hanno prodotto di solito profitto: ma visto che mi chiedi di traffico credo che potremmo venire in aiuto ai più pigri con piccole flotte di city car elettriche ad uso pubblico. È il Car Sharing già in sperimentazione nelle grandi città.

Quali sono i costi del noleggio di auto elettriche?
Una municipalizzata no profit con 10/20 auto nel parco macchine potrebbe offrire il servizio a meno di dieci euro l’ora, soprattutto nell’ottica di favorire il cittadino nella sua piccola mobilità. Sarebbe anche fonte di impiego per nuove forze di lavoro su gestione, logistica e manutenzione. Per i turisti le tariffe potrebbero essere un pochino più alte: ricaviamo un po’ di profitto e ricopriamo il rischio superiore di danni. Se il cittadino orvietano capisce che quella citycar è in parte sua perché è della città che non solo la possiede ma la sfrutta in tanti modi allora la tratterà con rispetto.

Bene. Ringraziamo Fernando Pedichini per la sua cortesia e per la sua attività di divulgazione di idee che sanno di futuro, un futuro sostenibile e, se vogliamo, davvero a portata di mano per il nostro territorio.

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