politica

Gianni Stella: "Volevo mettermi a disposizione per Orvieto, ma non piaccio ai signori delle tessere"

sabato 22 febbraio 2014
di Laura Ricci
Gianni Stella: "Volevo mettermi a disposizione per Orvieto, ma non piaccio ai signori delle tessere"

Gianni Stella: per lungo tempo il supermanager di fiducia del gruppo Bernabè, fino a poco fa amministratore delegato di La7, oggi presidente di Masory, società di consulenza aziendale: un curriculum di spessore e di tutto rispetto. Il suo nome è rimbalzato nelle cronache politiche locali di questi ultimi anni per varie e diverse ragioni. Innanzi tutto come il consulente che a titolo gratuito, e a volte in contrasto di opinioni con la parte politica, ha guidato l'operazione non riuscita della rifunzionalizzazione della ex caserma Piave al tempo del sindaco Stefano Mocio, dopo lo scioglimento di RPO; operazione fallita non per sua responsabilità: lui avrebbe perseguito la vendita piuttosto che la concessione, avrebbe subito aperto le offerte che a lungo hanno ristagnato in un cassetto nell'avvicendamento dei sindaci, avrebbe usato procedure più snelle (vedi articolo orvietonews.it dell'epoca)

Poi perché più volte, nel corso di questa ultima amministrazione di centro destra, il suo nome è stato avanzato, in ambienti PD e non solo, come la possibile alternativa al sindaco Concina che, seppure presentato come sindaco manager, ha deluso. Lui stesso si è messo pubblicamente a disposizione del Partito Democratico di Orvieto, come possibile salvatore di un Comune in gravissima crisi. Eppure il suo nome, seppure pronunciato tra i rumors del possibile candidato PD super partes, non è uscito allo scoperto e si è andati alle Primarie. Anche se Gianni Stella, diversamente da altri, richiesto informalmente di essere coinvolto, non ha rifiutato ma è stato comunque archiviato dal Gotha del PD locale sebbene avesse dato, contro il parere di amici e della moglie, la sua disponibilità.

Lo rende noto in una conversazione con noi, dispiaciuto di vedere in lizza candidati che, a suo avviso, non hanno le qualità giuste né per affrontare la difficilissima situazione economica e sociale della città né per sconfiggere, nel round finale, il centro destra.

"Competenze, seniority, network, queste - dice - sono le qualità imprescindibili per risolvere i notevoli problemi di Orvieto, ci vuole un manager che unisca nel suo know-how queste qualità". Fuor di metafora aziendale, ci vuole un manager esperto e competente, con un comprovato curriculum di attività, che abbia idee e progettualità, e in più tutti quei rapporti e quelle amicizie influenti che possano portare a Orvieto e generare in un flusso virtuoso con gli orvietani quegli investimenti e quella liquidità che, inutile negarlo, non esistono più. "Concina - aggiunge - ha network ma non ha competenze e seniority, e i candidati alle primarie del PD (Giuseppe Germani, Andrea Taddei, Fabrizio Trequattrini ndr), chiunque vinca, non hanno nulla di tutto questo".

Ma perché, gli chiediamo, è andata a finire così? perché, visto che al contrario di altri era pronto a mettersi in gioco, la sua candidatura è saltata?

Stella parla senza peli sulla lingua, racconta di come è maturata la sua decisione, delle condizioni che aveva messo e di come la sua candidatura unica sia saltata proprio alla vigilia della presentazione delle candidature per le primarie.

"Sono figlio di un postino - dice - ho studiato di economia e finanza con impegno, ma non avrei mai immaginato che sarei stato baciato a tal punto dalla fortuna, che avrei fatto questa carriera e che sarei diventato così 'molto molto moderatamente agiato'. Agiato abbastanza per non dover subire condizionamenti o ricatti legati al potere e al denaro, sono beni che possiedo già. Per questo, sollecitato da alcuni estimatori, sebbene sia arrivato a un'età (Gianni Stella è del 1948) e a una posizione in cui potrei godermi agio e tranquillità, ho pensato che fosse giusto rendere alla collettività almeno una parte dei benefici che la vita mi ha riservato, ridare quello che ho ricevuto e mettere il mio know-how e le mie relazioni a disposizione della città. Ho chiesto alcune condizioni al PD: di non dover sottostare a primarie, che i potenziali candidati alle primarie rinunciassero e mi chiedessero palesemente di mettermi in gioco e, la cosa più importante, di essere autonomo dal partito, nel senso di non dover fare nulla che fosse suggerito da interessi personali. Dopo la rinuncia di Nicola Pepe, la trattativa con la Segreteria e altri vertici territoriali è stata portata avanti da alcuni membri del PD e a questo punto, con il mio assenso a sottopormi anche alle eventuali primarie, sembrava che tutto dovesse andare liscio, con tanto di imprimatur di parte dei vertici provinciali e regionali, quando all'ultimo momento tutto è saltato. Perché? Mi è stato detto che la mia persona è 'divisiva' all'interno del partito, la verità è che i signori delle tessere e dei voti non hanno dato l'assenso. La verità è che sarei stato scomodo, perché avrei agito liberamente, sia nella risoluzione dei problemi che nella scelta della mia eventuale squadra".

Non possiamo non chiedergli cosa avrebbe fatto e con quale metodo. E lui ripete che avrebbe fatto il manager, che avrebbe ascoltato e coinvolto la città ma cum grano salis e con il coraggio delle scelte, ad esempio rispetto alla pedonalizzazione e alla viabilità, che avrebbe fatto le cose fattibili senza troppo illudersi sui "soldi di altri" che non ci sono più. E se la rifunzionalizzazione della ex caserma Piave gli sembra ormai, per molti aspetti, un treno perso, è sul turismo congressuale e sull'allargamento delle possibilità ricettive che, secondo lui, bisogna puntare.

Quanto al futuro del Pd e del centro sinistra in generale, con i candidati che si profilano non lo vede rosa. Non crede alla compattezza del PD orvietano dopo le primarie - "per le quali - afferma netto - non andrò a votare perché i candidati non mi convincono e non li vedo abbastanza forti per essere una vera alternativa a Concina o a chi per lui; neanche i candidati che si profilano, compresa un'eventuale candidatura Cortoni, sul fronte più a sinistra. La crisi e il degrado di Orvieto si sconfiggono - e lo ripete - con la triade di qualità che poteva assicurare lui o qualcuno con le sue stesse caratteristiche - competenze, seniority, network - e con quella libertà dai lacci e dai meccanismi di partito da cui "se i signori dei voti ancora esistono ed impongono la loro volontà - chiude - siamo ben lontani".

Ultima, inevitabile domanda, a questo punto. "Gianni Stella farà una sua lista?"

"Dipende dall'esito delle primarie di domenica - afferma. - Se vince il figlio della lucertola bianca, magari con l'accordo della lucertola rossa, significa che questa volta tutto è stato concordato prima e che tutto è stato rispettato - non come il disastro combinato nel 2009 - e allora dovrò valutare se candidarmi contro il PD, il che sarebbe paradossale, oppure lasciar perdere e godermi con serenità la mia 'molto molto moderata' agiatezza e la mia vecchiaia".

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